Cambia sesso ma non divorzia: caso unico

E’ un caso giuridico la vicenda di un bancario di Massa Finalese diventato una donna. Il tribunale gli riconosce di essere donna, il Comune però le rifiuta lo stato di famiglia. Alessandra, sindacalista alla Bper: "Io e mia moglie ci vogliamo bene e i miei genitori hanno compreso"

    di Francesco Dondi FINALE. Si sono sposati nel 2005 in chiesa nella loro Massa, ma in autunno il tribunale ha certificato il cambio di sesso del marito, ora Alessandra Bernaroli, 38 anni. Ne è scaturito così un matrimonio tra donne che però oggi porta problemi di natura legale alla coppia.

    Alessandra Bernaroli è figlia di due insegnanti massesi e ha lavorato alla Popolare dell’Emilia Romagna a Finale tra il ’99 ed il 2000. Ora fa la sindacalista della Fisac Cgil nella direzione centrale Bper a Modena. In tanti la ricordano come un ragazzo studioso, ma molto attento al proprio fisico, modellato con lunghe sedute di body-building. Nel 2005 Alessandro si sposa in chiesa a Massa, con l’attuale moglie.

    Ma nel 2007 va negli Usa per sottoporsi ad un intervento per il cambio della voce: è il primo passo verso il transessualismo che lo porterà, a maggio 2008, a recarsi in Thailandia per un’operazione di “riattribuzione chirurgica” del sesso. «I miei genitori - racconta - dopo le prime perplessità mi hanno aiutato molto e anche in questo momento, conoscendo il rapporto che c’è con mia moglie, stanno dalla nostra parte».

    Perchè adesso Alessandra è impegnata in una battaglia che potrebbe fare storia. Vediamo. A ottobre il tribunale certifica il cambio di sesso e lei si reca in anagrafe a Bologna (dove oggi risiede), per chiedere la modifica sulla carta d’identità. Gli addetti devono attenersi alla sentenza e la rilasciano. Ma i problemi si presentano alla domanda di uno stato di famiglia, necessario per la denuncia dei redditi. Alessandra, infatti, ha la coniuge a carico con cui vive in comunione di beni. Alla richiesta arriva il rifiuto: certificare l’unione significherebbe ufficializzare un matrimonio tra persone dello stesso sesso. E così il Comune emette un incartamento in cui risulta che Alessandra e la moglie sono due nuclei famigliari distinti.
    «Ma così non è - dichiara Alessandra - Io e mia moglie vogliamo restare insieme. Se non mi dovessero rilasciare lo stato di famiglia si profila il reato di falso materiale ed abuso. Nessuna legge vieta il matrimonio tra omosessuali e considera il cambio di sesso una possibile fonte di divorzio. Ma noi non vogliamo divorziare. Ora il Comune sostiene che non è stato modificato il mio stato civile perciò mi devono dare documentazione. Non esiste legge che permetta di posticiparne la consegna». Con la storia di Alessandra si apre così una disputa giuridica unica.
    «Il diritto civile autorizza a fare ciò che non è espressamente vietato. E non è vietato il matrimonio tra omosessuali, semplicemente per consuetudine non viene celebrato. Allo stesso tempo la nostra legge non prevede il divorzio d’ufficio, perciò l’anagrafe non può arrogarsi il diritto di considerare il matrimonio annullato».

    E nel calderone delle posizioni contrastanti la Chiesa non si schiera (“Questo è un caso che non intacca la dottrina, casomai è un problema giuridico”, chiosa Monsignor Vecchi di Bologna).

    «La Chiesa - spiega Alessandra - ha evitato di commentare perchè spinge per la famiglia e, nel nostro caso, la famiglia continua ad esserci. Quando ci si sposa si recita la formula ‘in povertà ed in malattia’ e il sessualismo è considerato malattia, tanto che lo Stato passa medicine».

    Ora la pratica è stata inviata al ministero degli Interni, affinchè dirima una situazione anomala. «Ma per noi non eiste un vuoto legislativo», chiude fiduciosa Alessandra.
    27 dicembre 2009

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