È incinta e perde il posto
La Cgil minaccia una causa legale

Il sindacato deciso: "Per noi è come se stesse lavorando"

    di Evaristo Sparvieri «Per noi la ragazza è come se stesse lavorando. Quindi ha il diritto di essere pagata. Se ciò non avverrà siamo pronti a intentare causa». É il contenuto di una lettera inviata dalla Fp-Cgil all'Ausl sulla vicenda della donna non assunta dall'Azienda ospedaliera per un lavoro a tempo determinato perchè incinta. A riferirlo è il segretario del sindacato, Marco Bonaccini, che preannuncia l'intenzione di intentare una causa sul lavoro qualora la ragazza non venga reintegrata o retribuita. Dall'Ausl: «Abbiamo agito secondo la legge, tutelando la madre e il nascituro». 

    Secondo il sindacato, S.M. 30enne originaria di Napoli ma da tempo residente a Modena, dopo aver partecipato a un concorso pubblico si era aggiudicata un posto come operatrice socio-sanitaria, entrando in graduatoria e venendo chiamata per l'assunzione una volta raggiunto il suo turno. Ma l'Ausl, una volta scoperto il suo stato di gravidanza, le avrebbe negato l'assunzione. Per questo motivo la Fp-Cgil ha inviato una lettera ai vertici dell'azienda ospedaliera, nella quale si chiede che la ragazza venga retribuita «come se stesse effettivamente lavorando». 

    A riferire della lettera è il segretario Fp-Cgil di Modena Marco Bonaccini: «L'Ausl ha circa 6 mila dipendenti, 104 sedi nel territorio e 460 figure di operatori sanitari - afferma Bonaccini - La ragazza doveva essere assunta: era semplice per l'Ausl affidarle mansioni compatibili con il suo stato. Si tratta di una vera e propria discriminazione. Noi consideriamo la ragazza assunta e come tale crediamo che debba essere pagata». Bonaccini si augura che «l'azienda ospedaliera cambi presto parere e ci ripensi». Nel frattempo, però, dalla Cgil hanno inviato alla Ausl la comunicazione: «Una lettera tecnica - spiega il sindacalista - propedeutica ad un'eventuale causa di lavoro qualora il ripensamento dell'Ausl non avvenga». 

    Dal napoletano, dove si è recata per trascorre qualche giorno a casa dei familiari, la ragazza intanto si è lasciata andare ad uno sfogo: «L'onestà non paga - avrebbe riferito alla Cgil - se avessi nascosto il mio stato di gravidanza, avrei avuto il posto di lavoro».  Ma dall'Ausl ribadiscono che «la decisione è la conseguenza della totale incompatibilità, certificata dal medico competente, tra la posizione che la signora dovrebbe ricoprire e il suo stato di gravidanza.

    Il medico competente, inoltre, svolge anche funzione di pubblico ufficiale. Di conseguenza se la signora avesse mentito sul suo stato avrebbe commesso un falso». Per l'Ausl «la decisione assunta tutela sia la madre che il nascituro secondo quanto previsto dalla legge», ricordando che «la signora rimarrà comunque nella graduatoria e potrà quindi continuare ad aspirare alla posizione, inserimento a tempo determinato, una volta che le sue condizioni saranno nuovamente compatibili con l'incarico di operatore socio sanitario».
    15 maggio 2011

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