Il chitarrista Dave Kilminster utilizza amplificatori realizzati a Modenai nel tour mondiale The Wall 2011. Tutto nasce da una fonovaligetta della Philco
di Paolo Vecchi
Se una vecchia fonovaligetta Philco di fine anni ’70 finisce sul palco di The Wall 2011, il tour mondiale dei Pink Floyd che sta toccando Usa, Europa e Australia con tanto di tutto esaurito in ogni data, i casi sono due: o c’è di mezzo un miracolo o una genialata umana. Lasciamo perdere i misteri della fede, perchè il responsabile del viaggio straordinario della Philco ha un nome e un cognome: si chiama Marco Brunetti, ha 51 anni, e produce gli amplificatori valvolari utilizzati da Dave Kilminster, il chitarrista che ha sostituito David Gilmour al fianco di Roger Waters nella straordinaria band inglese. Kilminster non è un chitarrista qualunque: è un mezzo mostro della sei corde che ha ripudiato i grandi marchi americani e inglesi per sposarne uno italiano, orgogliosamente modenese. La Brunetti Marco & C. è un’azienda artigianale che si trova sotto il vecchio cavalcavia della Sacca, in via Bonomini. Ci lavorano in quattro: Marco, la moglie Mary e due collaboratori: Majid Baho, marocchino di Casablanca, fedelissimo di Brunetti col quale lavora da 8 anni, e Alessio Ballotti, un giovane di Modena. Producono circa mille amplificatori l’anno.
La partenza
Ma partiamo dalla fonovaligetta Philco. Marco Brunetti è un malato di elettronica («scrivi pure maniaco, mi porto le valvole e i circuiti stampati anche a letto»)e inizia a lavorare sulla Philco trasformandola in un gioiellino di suono. E’ nato a Torino, ma è trapiantato a Modena da ragazzino. Acquisce la maturità superiore, si iscrive all’Università (matematica e fisica), ma dopo due anni, sfidando la volontà dei genitori, abbandona la facoltà e decide che le aride regole dei libri bisogna saperle applicare. «Comincia tutto così - racconta Marco - per colpa di una passione sfrenata, un’autentica fobia per l’elettronica. Me ne vanto e se non lavoro vado in crisi di astinenza». Nel 1982, un piccolo laboratorio (mantenuto com’era accanto alla nuova sede dell’azienda) diventa la sua prima ditta. «Inizialmente mi occupo di assistenza tecnica agli studi di registrazione e debbo tanto a Umbi e a Maurizio Maggi per me quasi un fratello». «Entro in contatto coi grandi della musica: Pooh, Vasco Rossi, Zucchero. Nel 1984 mi metto in società con Maggi e facciamo assistenza a tutti gli studi di registrazioni italiani. Quanti chilometri ho divorato con la mia Moto Guzzi!».
La svolta
«Comincio a girare il mondo, frequento i corsi di aggiornamento di elettronica giapponesi e curo l’assistenza tecnica a Vasco Rossi nel tour Gli Spari Sopra. Entro in contatto con chitarristi come Maurizio Solieri e Andrea Braido che mi chiedono continuamente di sostituire le valvole dei loro ampli. Nel 1990 seguo anche il tour Oro, Incenso e Birra di Zucchero: approdiamo al Cremlino. La Duma si riuniva di giorno, noi lavoravamo di notte controllati dal Kgb. In quel periodo entro in contatto con altri grandi chitarristi come Lele Leonardi, Chicco Gussoni, Massimo Varini ai quali sono molto legato e a cui sarò sempre grato. Mi spingono a creare degli amplificatori valvolari e alla fine scocca la scintilla. Anche per Mary, mia moglie, che conosco nello studio Metropolis di Milano».
La prima creatura
«Ormai sono in ballo, mi lancio nella costruzione di amplificatori per chitarra sfidando dei giganti come Fender, Mesa Boogie, Marshall e la sfrenata esterofilia degli italiani. Con Leonardi (chitarrista anche di Nek come Varini) ci troviamo nella sua sala prove a Levizzano. Lele suona un mio prototipo di preamplificatore: mille, diceva, mille. Non capivo, poi mi spiego che era la valutazione del prodotto. Quando decisi di mettere in produzione il pre, lo chiamai proprio Mille. Riuscii a venderne dieci in sette mesi. Dopo il “pre” nasce il finale di potenza stereo e a valvole Silver Bulletts. Nel 1996 creo la prima testata valvolare: la XL con tanto di cassa con coni Eminence Usa. Iniziano le prime fiere tra cui Francoforte. Eddie Van Halen ha una testata Peavey, la 5150: ne creo una mia e la chiamo 059, il prefisso di Modena. C’è anche una versione dell’XL con cassa e coni Jensen perchè io amo il Made in Italy. E il Made in Modena: perchè tutti gli amplificatori Brunetti sono costruiti a mano in via Bonomini e le parti che commissioniamo fuori sono fatte da piccole aziende o artigiani modenesi. Lo stesso carattere del marchio ricorda quello della Maserati. Io non clono niente, non copio niente: il mio motto è “not clone, but true tone”. Anzi vengo copiato: deposito un brevetto su un sistema di commutazione delle valvole attraverso un potenziometro e lo stesso sistema spunta sugli ampli di un colosso californiano: non passa, si scusa, ma non passa. C’è un brevetto da rispettare».
Pink Floyd e Dave Kilminster
«Nelle belle storie c’è sempre un po’ di fortuna - ammette Marco Brunetti -. Dave Kilminster è in Italia per un tour con Guthrie Govan. Dave utilizza ampli di un artigiano inglese che per un contrattempo non arrivano in Italia. Govan si ricorda di aver usato un Maranello, il mio primo combo, in Sicilia. Si rivolgono a me e fornisco loro delle Customwork Mercury. Dave se ne innamora, ci conosciamo a Vignola e ne ordina 5 per portarsele in tour coi Pink Floyd. Voglio regalargliele perchè è un onore per me dare i miei ampli a un artista del genere. Vuole pagarmeli e viene a fare il dimostratore gratis per me in fiera a Bologna. Vedere i miei amplificatori sul palco nel tour mondiale dei Pink Floyd è un’emozione, un orgoglio: la conferma del buon lavoro che ho svolto con la mia piccola azienda orgogliosamente modenese».
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