Siate attivi, partecipate, datevi da fare. Questo è il momento in cui si decidono i destini delle nazioni e dell’Europa. E non si può e non si deve sprecare questa opportunità». Si considera tuttora...
Siate attivi, partecipate, datevi da fare. Questo è il momento in cui si decidono i destini delle nazioni e dell’Europa. E non si può e non si deve sprecare questa opportunità». Si considera tuttora un «rivoluzionario» Lech Walesa, il premio Nobel per la Pace intervenuto ieri, con il segretario nazionale Cisl Raffaele Bonanni, all’auditorium Marco Biagi, per un convegno su indignazione e solidarietà promosso dal centro culturale F. L. Ferrari in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio del Comune di Modena rappresentata dal vicepresidente Massimo Giusti. E di fronte ad una sala stracolma, Walesa si rivolge ai giovani, accorsi in massa per ascoltare le parole dell’uomo che diede vita a Solidarnosc, rivestendo al fianco di papa Wojtyla un ruolo fondamentale nell’opposizione al regime filosovietico e nel processo di liberazione della Polonia, della quale fu poi presidente negli anni Novanta. Ironico e spiritoso. E con le idee chiare. Dal palco dell’auditorium, Walesa non risparmia battute divertenti agli ascoltatori. Come quando afferma che Berlusconi gli era simpatico perché «barzellettiere», aggiungendo che Monti ha ora un «compito difficile da svolgere, senza un retroterra alle spalle».
E rivolgendosi ai giovani, Walesa indica la prossima rivoluzione da compiere: «Il nemico più grande oggi è il sistema economico in senso lato. La disoccupazione del ceto istruito è una delle conseguenze di questo sistema, come lo sono anche le banche che prosperano in maniera ingiusta o gli imprenditori che licenziano uomini in favore delle macchine: dietro questo sistema economico c’è un diritto che protegge tutto, compresa la corruzione. Strutture e apparati che voi dovrete superare». Mentre parla alla folla, l’uomo di Solidarnosc ripercorre le tappe della sua vita e della sua nazione: «Cinquant’anni per liberarci dal Comunismo, prima con la violenza e poi con gli scioperi, senza mai riuscirci – afferma - fino a quando siamo riusciti a imparare dai nostri errori e, grazie all’elezione di papa Wojtyla, abbiamo fatto la conta delle nostre forze. Anche allora come oggi si negava la possibilità di qualunque cambiamento, ma il principio alla base di Solidarnosc era semplice: «Se non ce la fai da solo chiedi aiuto agli altri». Un messaggio che per Walesa resta valido ancora oggi: «Bisogna trovare oggi i valori sui quali fondare l’Europa, mettendo al centro le persone, specialmente coloro che hanno maggiori difficoltà di lavoro». Ad introdurre il premio Nobel, il segretario Cisl Bonanni: «Oggi il mondo non è più spaccato in due come ai tempi di Solidarnosc: la vera sfida di questo tempo è scrollarsi il torpore nel quale viviamo».
Evaristo Sparvieri
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