La mia infanzia in corso Duomo

«I negozi di una volta, i mestieri scomparsi. Mia madre portava gli abiti da provare a Virginia Reiter»

    di Laura Solieri

    Corso Duomo per Maria Maddalena Manzini, classe 1949, ex insegnante, non è una semplice via, ma un percorso costellato di luoghi che evocano persone e momenti della sua infanzia, che hanno rappresentato delle vere e proprie tappe nella sua crescita.

    «Io sono nata in via Cavallerini, dietro piazza Matteotti e mia madre faceva la commessa presso il negozio Nocetti (dove ora c'è Etabeta Zero14) in corso Duomo e le persone che lavoravano lungo la strada le conoscevo tutte - racconta Maria - Oltre ai negozi, c'erano vari chioschi permanenti lungo la via: una simpatica signora, la Cóca - Cocca in dialetto - vendeva banane e frutta secca; poi c'era il signor Giorgio Federzoni che era un fioraio, Ferrarini che vendeva lampadari e il signor Gianni che aveva una rivendita di libri usati. All'angolo con via Sant'Eufemia c'era la drogheria dei “Brót” - in dialetto dei “brutti” - Erano soprannominati così dalla gente! Lì vendevano anche la lana: fuori dal negozio tenevano dei sacchi enormi che attiravano tutti i bambini, fra cui anche me, che ci mettevano dentro le mani per sentirne la morbidezza... Dopo la porta del Vescovado, c'era l'Angiolona (il negozio era soprannominato così per il nome di una precedente proprietaria) che vendeva abiti e tessuti pregiati, e a seguire, la Libreria Immacolata di Roberto Vaccari, noto e amato scrittore modenese».

    Il viaggio ed i ricordi di Maria Maddalena proseguono. «Dall'altra parte della strada, dove ora c'è un negozio Benetton, vi era un altro grande cultore di tradizione popolare modenese, Ugo Preti, che gestiva, insieme ai familiari, una merceria molto frequentata. Accanto alla libreria di Vaccari c'era la Cartoleria Immacolata Concezione (dove oggi c'è CD40) di cui è rimasta l'insegna, che vendeva anche articoli religiosi: era il mio negozio preferito perché i proprietari, Alberto e Valeria, erano amici dei miei genitori».

    Proseguendo, c'era il negozio “Al Duomo”, dove le signore Isolina e Irene vendevano biancheria intima. «Sottolineo un particolare d'epoca - prosegue Maria - Dietro al banco c'era una signorina di nome Liliana che rimagliava le calze velate, mestiere scomparso negli anni Sessanta con l'arrivo di minigonne e collant».

    Quando le calze si smagliavano non si buttavano via, ma si facevano rimagliare, dal momento che la manodopera di allora costava poco e la calza molto, «quindi ne valeva la pena» sottolinea Maria Maddalena.

    «Dopo un paio di altri negozi, c'era la Nocetti dove mia madre ha lavorato fino agli anni Cinquanta quando sono nata io, dove si vendevano articoli di merceria, maglieria e accessori di un certo livello».

    «Mia madre Carmen, che è del 1921, mi ha raccontato che da ragazzina, quando ha cominciato a lavorare lì, negli anni Trenta, portava gli abiti da provare a casa (costumava così) all'attrice Virginia Reiter che era una cliente del negozio e all'epoca abitava in via Rua Muro».

    Io ho vissuto in centro fino a sette anni poi mi sono trasferita in via Bonacini che allora era piena campagna: davanti a casa mia passavano le pecore! La mia parrocchia era S.Agnese, dove ho fatto prima comunione e cresima, ma era distante... Fortunatamente i signori Gardini misero a disposizione del vicinato il loro garage di via Monteverdi. Lì un sacerdote molto anziano celebrava la messa alla domenica, venivano le suore per il catechismo e si recitava il rosario nel mese di maggio, al pomeriggio».

    «Mi viene in mente adesso, mentre lo racconto - conclude Maria - che un quarto d'ora prima che cominciasse il rosario, noi bambini facevamo a gara per impossessarci di una campana che facevamo suonare andando in giro nei dintorni a ricordare alla gente che di lì a poco sarebbe iniziato. La situazione dell'edilizia scolastica era tragica: ho frequentato la terza elementare in un garage in via Bonacini, la quarta alla scuola del Gambero (dove ora c'è l'Udi e un asilo nido), in entrambi i casi con i doppi turni. Per fortuna la quinta elementare sono riuscita a farla nella scuola nuova che avevano costruito proprio di fronte a casa mia, ora asilo Boccherini. Ce l'ho fatta per un pelo!».

    30 gennaio 2012

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