Ad Auschwitz e ritorno «Un viaggio che ti cambia»

Rientrati a casa i 600 ragazzi che hanno partecipato al Treno della Memoria Marzia Luppi: «Lotteremo affinché ogni anno si possa realizzare questo viaggio»

    di Claudia Benatti

    «Questo viaggio può essere una partenza, per iniziare un percorso solo nostro; può essere semplicemente un’esperienza; può essere una scoperta. Può essere ciò che noi vogliamo che sia, ce lo portiamo a casa insieme alle valigie, resta con noi e spesso ci cambia». Marzia Luppi guarda i ragazzi scendere dal treno: «Siamo arrivati, siamo tornati e anche questa volta con la sensazione di avere fatto qualcosa di buono». Marzia è la direttrice della Fondazione ex Campo di Fossoli, che ha promosso il treno per Auschwitz. Ieri in seicento, tra studenti e insegnanti, sono tornati a casa: venti ore di viaggio dedicate al pensiero di ciò che si è visto nei campi di sterminio polacchi di Auschwitz e Birkenau. Soddisfatti gli organizzatori che hanno già fissato la data, il 7 maggio prossimo, in cui al teatro comunale di Carpi verranno presentati gli elaborati dei ragazzi e il video realizzato da Federico Baracchi e Roberto Zampa per conto della stessa Fondazione. Anche nei Comuni i cui amministratori hanno partecipato al viaggio verranno organizzati incontri con i ragazzi delle scuole che erano presenti sul treno per condividere percorsi e riflessioni. «Troveremo senza dubbio un momento per riflettere insieme su quanto visto e vissuto» spiegano il sindaco di Sassuolo Luca Caselli e l’assessore Claudia Severi. Per le prossime settimane, come confermano anche il vicesindaco di Camposanto Luca Gherardi e quello di Novi Italo Malagola, nella Bassa sono già previsti confronti e momenti di discussione con gli studenti. E non si manca di pensare anche all’edizione prossima, nel 2013. «Vogliamo assolutamente mantenere la formula del viaggio in treno, malgrado le difficoltà, in quanto Trenitalia non garantisce più il servizio per tutto il tratto – ha spiegato Marzia Luppi - stiamo cercando altre soluzioni e non escludiamo, se si rendesse necessario, di modificare il periodo facendo in modo di collegare comunque la partenza con ad data che per Fossoli e per la storia delle deportazioni sia comunque significativa, simbolica». L’auspicio di tutti è anche che venga riaperto il padiglione italiano del campo di Auschwitz 1, il numero 21; padiglione chiuso alle visite poichè dall’Italia non sono stati organizzati e realizzati gli interventi che la direzione del campo aveva richiesto. Gli amministratori che hanno preso parte al viaggio, tra cui anche Palma Costi consigliere regionale del Pd, hanno poi assunto l’impegno di sottoscrivere una lettera da inviare al ministro degli Esteri affinchè interceda con il governo polacco per posizionare nell’area dell’ex campo di Monowitz una stele o un cippo in memoria delle deportazioni e dello sterminio. Di quel campo, uno dei satelliti di Auschwitz dove lavorò anche Primo Levi, non rimane ormai nulla e sull’area nel tempo sono sorte abitazioni. Partirà dunque la richiesta di un riconoscimento per quel luogo e la lettera che sarà inviata al ministro sarà corredata dalla relazione dello storico Carlo Saletti, autore, insieme a Frediano Sessi, della prima guida europea al campo di Auschwitz.

    31 gennaio 2012

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