Magistrati compatti contro il provvedimento leghista passato alla Camera: «Chi di noi sbaglia è già sanzionato. Così chi è ricco si sceglierà chi lo giudica»
Responsabilità civile dei giudici: l’emendamento leghista passato alla Camera e ora al vaglio del Senato non può soddisfare la magistratura nazionale e modenese, che ovviamente si sente sotto attacco. Di fatto ,si profila la possibilità che il singolo giudice possa essere chiamato a rispondere in giudizio non solo per dolo e colpa grave - come fino ad ora avvenuta dal referendum del 1987 - ma anche per «violazione manifesta del diritto». In sostanza, un imputato insoddisfatto del processo potrebbe denunciare il suo giudice facendolo ricusare; se questi venisse ritenuto colpevole dovrebbe risarcire personalmente la controparte e non più il solo Stato come avviene in quasi tutti i Paesi. Su questa legge in arrivo si è scatenata la protesta corale dei magistrati: il Csm ha già convocato un Plenum. Anche a Modena è prevista una riunione per fare il punto, analizzare i contenuti della legge e decidere come intervenire, come ha spiegato ieri il sostituto procuratore Enrico Stefani, segretario provinciale dell’Anm.
«Speriamo solo che venga ritirata presto - commenta il gip Domenico Truppa, segretario regionale di Magistratura democratica - è una legge incostituzionale perché cozza con l’articolo 25 e inapplicabile. Così com’è permetterà di scegliere un giudice gradito intimorendo quelli sgraditi. Inoltre è inammissibile una responsabilità diretta del giudice perché di fatto viola il principio del giudice naturale fissato per legge. Bisogna rendersi conto che in questo modo nessun giudice si può far carico di una responsabilità nel giudicare soprattutto chi è più potente economicamente. E una misura altamente pericolosa per l’autonomia del giudice. L’unico effetto che può avere una simile legge è di fare del giudice un altro burocrate proprio perché spinge a non prendersi responsabilità. È sicuramente più facile assolvere, soprattutto se si rischia di colpire un potente. Lo dico perché questa non deve essere considerata una nostra difesa corporativa. Sarebbe un grave errore. Se passa questa legge, i giudici non saranno più autonomi e non lavoreranno in modo sereno».
Nettamente critico il procuratore capo Vito Zincani: «È possibile che una simile norma venga infilata in una legge con mille argomenti, da leggi finanziarie e chissà cosa altro? Bisogna dire chiaramente che è grave che accada questo. Ed è una questione di metodo, più che di merito. Una simile legge coinvolge questioni ed equilibri tra i poteri dello Stato e così diventa un attentato alla indipendenza della magistratura: la condiziona nelle scelte, non c’è dubbio».
«Un tale provvedimento non può che essere deciso con una discussione approfondita in parlamento e una legge specifica». Non può essere un emendamento dell’ultima ora. Ma la cosa più grave è un’altra, spiega Zincani: «”La pacchia è finita. Anche i giudici paghino”, dicono i fautori della legge. Ma nessuno spiega che il giudice non svolge attività amministrativa. Un giudice non persegue alcun fine giudicando. Se lo facesse sarebbe sottoposto a procedimento penale, civile e disciplinare. Ed è già previsto per legge: sarebbe subito processato. In realtà, il magistrato che ripete inadempienze viene già sottoposto a sanzioni disciplinari fino alla rimozione. Questi sono concetti chiari in Europa, ma non da noi. Chissà perché».
Perplessità anche tra gli avvocati. Il riconfermato presidente dell’Ordine di Modena Uber Trevisi: «Bisogna conoscere bene il testo di questo provvedimento. In realtà anche adesso sono previste sanzioni per i giudici che sbagliano. Si trattava di regolare meglio la legge per migliorare il funzionamento del tribunale».