Maurizio Solieri: «La sua età? La minima per essere un rocker»

Il chitarrista di Concordia ricorda un’amicizia iniziata nel ’77 «I primi momenti: i più difficili ma anche i più divertenti»

    Maurizio Solieri, chitarrista storico di Vasco Rossi, ha percorso con lui migliaia e migliaia di chilometri, ed è stato sempre al suo fianco in questi anni. Solieri conosce la rockstar di Zocca nel 1977, alla stazione dei treni di Modena. Parlare di musica è la cosa più naturale tra due artisti dallo stesso linguaggio e Vasco rimane subito rapito dallo stile del musicista di Concordia. Per Solieri inizia così un lungo sodalizio, prima come conduttore radiofonico, poi come autore delle musiche di brani come “Canzone”, “C'è chi dice no”, “Dormi, dormi”, “Ridere di te”.

    «Noi musicisti abbiamo rapporti quando suoniamo insieme, poi ognuno ha la sua vita - spiega Solieri - Il prossimo anno festeggerò anch’io i miei 60 anni e penso che questa sia l’età della maturità. Se ci guardiamo intorno ci sono Mick Jagger, Eric Clapton, Paul McCartney che hanno quasi settant’anni e fanno ancora dei tour mondiali. I sessanta sono l’età minima per continuare a fare il rocker».

    Cosa ricordi di questi anni con Vasco?

    «Sicuramente i primi della nostra collaborazione. Noi ci siamo conosciuti nel 1977, quando andai a lavorare a Punto Radio, a Zocca, una delle prime radio libere in Italia. I primi concerti li facevamo io e lui con le chitarre acustiche nelle discoteche della provincia di Modena. Tante difficoltà ma anche tanti episodi che si sono susseguiti e che fanno di quei primi anni quelli che ricordo più volentieri: avevamo un grande spirito. Tutte le cose venivano superate con grande serenità e grande divertimento, ma la cosa fondamentale era la musica».

    Tu pensi che Vasco si possa fermare veramente?

    «Bisognerebbe essere nella sua testa. D’altra parte non tutti gli artisti fanno dei tour ogni anno. Io guardo ai grandi artisti internazionali che fanno tournée ogni tre o quattro anni. Andare in giro ogni anno è una mentalità tutta italiana ed un po’ provinciale. Se Vasco sta fermo fa bene, così si riposa e poi torna più forte».

    Più forte per sè e anche per il lustro che dà al suo paese, Zocca, in questi momenti davvero al centro dell’attenzione mediatica.

    «Zocca è un paese che anch’io amo molto. Dal ’77 al ’78 ho passato lì un anno della mia vita e ci torno sempre con grande piacere».

    In che modo farai gli auguri a Vasco?

    «Gli manderò un messaggino da amico. Quando un personaggio compie gli anni è facile fare gli auguri anche in modo un po’ ruffianesco. Gli manderò un pensiero in cui gli faccio veramente e sinceramente gli auguri, soprattutto per la sua vita e per il suo futuro. Questa è la cosa più importante». (n.c.)

    07 febbraio 2012

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