«Caro vescovo, ora ci aiuti lei»

«I negozi del Borgogioioso non faranno assunzioni: siamo contrarie alle domeniche lavorative»

    È stata consegnata ieri al nuovo vescovo Francesco Cavina una lettera aperta delle commesse della galleria commerciale del Borgogioioso. Già sulla Gazzetta di qualche giorno fa le addette dei negozi avevano protestato contro la liberalizzazione che comporterà innumerevoli aperture domenicali. E ora le commesse chiedono apertamente il sostegno del vescovo, sensibile ai valori della famiglia e del riposo domenicale. Ecco il testo della lettera:

    «Eminenza - scrivono le commesse Lidia Caricone e Valeria Ferrarini, portavoce delle addette che lavorano nei centri commerciali - vorremmo richiamare la Sua attenzione su un problema che assilla tutte le donne che lavorano nel settore commercio. Come Lei saprà da poco è diventato operativo il decreto che permette la liberalizzazione degli orari di questo settore. Noi lavoriamo da anni in una catena di negozi all’interno di centri commerciali dove già l’orario di apertura copre una vasta fascia oraria nella giornata: nello specifico l’apertura è di 13 ore dal lunedì al sabato. A novembre 2011 fu stipulato un accordo fra: Coop, Conad, Leclerc, ecc, Confesercenti, Confcommercio, Comune, Sindacati nonchè Federconsumatori che prevedeva una rotazione di aperture (circa 15 nell’anno comprese le Natalizie) tra i vari centri commerciali in modo da soddisfare il fabbisogno della zona senza farsi concorrenza a vicenda. Ora questo accordo, preso dopo anni di trattative è stato disatteso aprendo tutte le domeniche dell’anno. Queste decisioni sono state prese dagli ipermercati prevaricando sui negozi della galleria. Il problema principale è questo: già questo lavoro che prevede soprattutto presenza di donne con famiglia ci impegna 6 giorni su 7 ma ora veniamo “derubate” anche della domenica, unico giorno in cui anche mariti e figli sono a casa. Non avendo ricambio di personale come può avere un ipermercato le domeniche sarebbero tutte lavorative. Pochissimi titolari hanno intenzione di potenziare il loro organico assumendo ancora. Tutte noi siamo in difficoltà perché riteniamo che giustamente la domenica, fatta eccezione per servizi indispensabili deve essere dedicata al riposo, allo stare in famiglia e al culto della propria fede, ciò che giustamente si intende per “santificare le feste”. Se le dicessi che tutte le domeniche siamo in chiesa direi una bugia, ma tante hanno un figlio in età di catechismo e vorrebbero poterlo seguire anche su questo fronte. Riteniamo anche che il periodo del Natale sia già stato rovinato da questo modo superficiale di intendere l’esistenza e non dobbiamo permettere che si arrivi all’estremo della superficialità».

    08 febbraio 2012

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