Osservatorio della Gazzetta sull’economia. Il dato drammatico, rispetto al 3% del 2008, annunciato da Ficcarelli di Cgil
L’Osservatorio della Gazzetta sull’economia modenese porta inevitabilmente i protagonisti del dibattito ad approfondire il tema della disoccupazione e per forza di cose dati e commenti sono poco rassicuranti. «Il tasso di disoccupazione che la nostra provincia raggiungerà nel 2012 sarà pari all’11%». Non è infatti uno slancio di enfatizzazione quello di Vanni Ficcarelli, della segreteria provinciale della Cgil di Modena, quando parla dell’occupazione all’interno dello scenario di crisi congiunturale in atto, anche nella nostra provincia. Modena, infatti, era abituata a tassi fisiologici di disoccupazione che toccavano quota 3%. Quella stessa percentuale presente nel 2008, quando la crisi globale aveva appena cominciato a riversare i suoi effetti. «Oggi i dati ufficiali – afferma Ficcarelli – provenienti dai Centri per l’impiego modenesi parlano di un tasso di disoccupazione dell’8-9%. Ma è un dato non effettivo. Se a questa percentuale aggiungiamo i dissuasi e i soggetti interessati da processi di cassa integrazione guadagni e dai contratti di solidarietà, la percentuale arriverà nel 2012 a toccare l’11%, se non il 12%».
Secondo un’indagine realizzata dalla Cgil di Modena sul settore manifatturiero provinciale, le imprese interessate dagli ammortizzatori sociali sono circa 4500 e al quesito su quanti lavoratori impiegati in tali aziende rischiassero il licenziamento, la risposta è stata 1500. L’andamento della cassa integrazione, infatti, deve essere interpretato in funzione della tipologia. «Se è vero – spiega Ficcarelli – che ad agosto scorso la cassa integrazione ordinaria era pressoché assente, per poi riprendere moderatamente nella seconda parte dell’anno, è anche vero, e questo non è da trascurare, che è continuata ad aumentare la cassa integrazione in deroga, a quota mezzo milione di ore». La cassa integrazione in deroga viene finanziata dalla Regione ed è ad appannaggio delle aziende che per legge non ne hanno diritto (come quelle al di sotto dei 15 dipendenti), ma anche delle imprese che hanno esaurito tutti gli strumenti ordinari. Dall’osservatorio della Cgil, inoltre, un ulteriore dato balza all’occhio. «Tra dicembre e gennaio – dice Ficcarelli – abbiamo riscontrato 500 domande in più di disoccupazione rispetto allo scorso anno». La preoccupazione sul fronte occupazione è condivisa e anche l’assessore comunale all’economia Graziano Pini conferma l’aumento del tasso di disoccupazione stimato nel 2012. Tema caldo, in questo contesto, è la riforma del mercato del lavoro, in questi giorni al vaglio delle parti sociali. La richiesta di Giovanni Messori, direttore generale di Confindustria Modena è chiara: «L’articolo 18 non è il nostro principale problema – dice – quello di cui abbiamo bisogno è di flessibilità in uscita, con l’adeguamento degli ammortizzatori sociali, smettendo di ostinarci a tenere in vita aziende che sono praticamente morte, rimandandone solo il funerale. In Paesi dove la flessibilità in uscita è assoluta, trovare lavoro è molto più facile».
Storce il naso Ficcarelli, che rimarca quanto il ricorso agli ammortizzatori sociali abbia evitato «tensioni sociali». «Bisogna trovare nuovi strumenti di tutela – ribatte Messori – chiudere aziende quando le condizioni non ne permettono più la prosecuzione e offrire ai lavoratori una copertura di cui si faccia carico la collettività, non l’azienda come nel caso della cassa integrazione». Felicia Buonomo