La direttrice d’orchestra sarà impegnata sabato prossimo all’Asioli di Correggio dove dirigerà l’opera di Donizetti eseguita anche dal coro modenese
MODENA
Il maestro Giulia Manicardi, modenese, dirige il coro Luigi Gazzotti dal 2001. Laureata in Lettere moderne con una tesi in musicologia, si è poi diplomata in pianoforte al conservatorio di Vicenza sotto la guida del maestro Franco Scala e, infine, in direzione d’orchestra con lode presso il conservatorio di Bologna con il maestro Luciano Acocella. Dopo aver diretto il coro Gazzotti e l’orchestra “Arte Resoluta” in opere importanti come la Messa in Do Minore di Mozart e il Requiem Tedesco di Brahms, ultimamente si è cimentata con l’opera lirica dirigendo al Teatro Nuovo di Mirandola coro e orchestra nella Traviata e riscuotendo positivi commenti di pubblico e di critica.
Sabato, 11 febbraio, continuerà questa esperienza con l’opera lirica dirigendo L’Elisir d’amore di Donizetti al Teatro Asioli di Correggio, un’opera che rientra nella programmazione realizzata da “Emilia Romagna Teatri”.
Maestro, lei ha diretto per lungo tempo opere del repertorio classico e barocco. Come ha vissuto questo passaggio all’opera lirica?
«Penso che le mie radici italiane, emiliane, e anche modenesi, mi abbiano trasfuso nel Dna la sensibilità per la musica e la vocalità in particolare. Era quindi inevitabile, come musicista, voler esplorare il campo della lirica che offre la possibilità di un’esperienza completa nella fusione armonica tra gli strumenti, la voce e la scena».
Lei ha diretto un’opera drammatica e romantica come la Traviata e ora dirigerà un’opera definita “dramma giocoso” nella quale gli stilemi musicali segnano il passaggio dall’opera settecentesca a quella melodrammatica ottocentesca. Quali difficoltà ha trovato nella interpretazione di queste due opere?
«Per un direttore il confronto con Verdi non è mai semplice. Verdi ha una complessità strumentale e vocale che richiede di calarsi nel ruolo di ogni personaggio e nel colore che Verdi ha pensato e tradotto in musica. La Traviata è stata il terreno di studio e d’interpretazione di molti grandi direttori e cantanti; se da un lato questo suscita qualche timore, dall’altro rappresenta un’esperienza unica nella quale occorre porsi con estrema umiltà, cercando comunque di dare un taglio coerente con il testo dell’opera».
E nell’interpretazione dell’Elisir d’Amore?
«L’Elisir d’amore è un’opera non semplice e di estrema raffinatezza, spesso conosciuta solo per alcuni brani celebri. È invece un’opera tutta da scoprire. Proprio perché è stata scritta in poche settimane, dimostra la grande genialità di Donizetti. La parte orchestrale è perfetta nell’uso degli accompagnamenti sempre in armonia con il carattere dei personaggi. Anche l’alternarsi delle parti buffe e lirico-sentimentali è sapientemente distribuito. In tutta l’opera il coro funge da collante tra le parti dei personaggi principali: Nemorino, Adina, Dulcamara, Belcore e Giannetta. La difficoltà sta nel rispettare queste diverse caratteristiche dell’opera».
Il coro Gazzotti che lei dirige da dieci anni come ha risposto a questa nuova esperienza musicale?
«In questi anni il coro ha dimostrato una grande duttilità nell’interpretare ad alti livelli pagine tra le più importanti e diverse del repertorio corale o sinfonico-corale come, ad esempio, il Requiem Tedesco di Brahms o il Dixit Dominus di Handel. L’elevato livello musicale raggiunto dal coro ha permesso di iniziare importanti collaborazioni con affermate orchestre e cantanti. Fatto importantissimo, poi, è il progressivo abbassamento dell’età media dei coristi grazie all’ingresso sempre più numeroso di giovani. Manifestazioni modenesi curate dalla Gazzotti, come “I luoghi sacri del suono” e i concerti di S.Cecilia, hanno visto una consistente partecipazione di pubblico, soprattutto giovani. Grazie all’impegno di questi anni e al livello professionale che è stato raggiunto, il coro ha affrontato questa nuova esperienza rispondendo in pieno e con entusiasmo, anche nella presenza scenica che non è marginale per la riuscita dello spettacolo».
Nella realizzazione di queste due opere come sono stati i rapporti con la regia?
«Era la prima volta che incontravo Paolo Panizza, regista di provata esperienza nazionale e internazionale. Ho pienamente condiviso la sua lettura della Traviata in chiave “art déco” e ora dell’Elisir d’amore ambientato negli anni Cinquanta del secolo scorso con un sapore di musical che nelle recenti rappresentazioni ha suscitato grande entusiasmo tra i giovani che così vengono avvicinati anche alla musica lirica. Un altro elemento chiave di questa regia è il “light design” curato da Fiammetta Baldisseri».
In bocca al lupo per sabato a Giulia con la speranza di vederla presto in altri importanti appuntamenti musicali.