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di Antonio Ramenghi
“Miracolo a Modena”: potrebbe intitolarsi così il congresso del Pdl (si terrà il 25 febbraio, dopo il rinvio per neve attesa nel week-end) visto che il risultato di circa 5.600 tessere, addirittura più di mille rispetto a quelle di Bologna che ha il doppio di abitanti, è davvero straordinario, sensazionale, inimmaginabile alla vigilia. Basti pensare che il Pd in tutta la provincia conta meno di 15 mila iscritti... Un “miracolo” tuttavia segnato da molte e pesanti ombre sollevate sulla campagna di tesseramento del Pdl da alcuni esponenti dello stesso partito, con accenti allarmati.
L’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’onorevole Isabella Bertolini circa quello che, a suo dire, si presenta come un andamento anomalo del tesseramento qualche fondamento pare averlo: ci sarebbero alcune aree tradizionalmente non di destra, Comuni dove sino a ieri la sinistra mieteva consensi "bulgari" e dove la destra stentava come in poche altre parti d'Italia, che improvvisamente si sarebbero “convertite” al verbo non dico di Silvio Berlusconi o di Angelino Alfano, ma di Giovanardi, Aimi e, persino, Samorì.
Sia chiaro, sappiamo bene che l’elettorato spesso “è mobile qual piuma al vento”, che la sinistra fatica sempre più a tenere le posizioni tradizionali, ma queste conversioni di massa che si vedono a stento persino a Medjugorje (lì però ci sarebbe la Madonna, mica l’avvocato Samorì) qualche preoccupazione e qualche interrogativo lo sollevano anche a chi non è coinvolto, come la Bertolini o come Michele Barcaiuolo, nello scontro congressuale.
La “pulizia” che l’onorevole Carlo Giovanardi, come riferisce Davide Berti in questa pagina, garantisce di aver fatto spulciando ad uno ad uno i nomi dei nuovi iscritti e cancellando le tessere intestate a una ventina di personaggi già noti ad altri casellari... (non sappiamo con quali strumenti e quali interpelli), non dirada e anzi solleva altri interrogativi.
Interrogativi che sinceramente ci auguriamo siano dissolti quando finalmente, dopo tanti rinvii, questo benedetto “primo-congresso-vero” del Pdl post berlusconiano si farà. Perché sarebbe davvero un male, non solo per la destra ma più in generale per la politica modenese, se la partenza del “nuovo” partito avvenisse, qui a Modena, in un clima torbido di sospetti, con l’occupazione delle strutture e delle rappresentanze, grazie a truppe cammellate o, peggio ancora, mercenarie.