Il presidente di Cna: «Situazione grave per le costruzioni»
La crisi ha cambiato il mondo e il modo di fare impresa». Esordisce così Giovanni Messori, direttore generale di Confindustria Modena, nel descrivere lo stato di salute delle nostre imprese. «Per le aziende efficienti – precisa tuttavia Messori – il 2011 è stato un buon anno, buono soprattutto nel primo semestre, con un leggero calo nella seconda parte dell’anno che ha visto rallentare economie come la Cina. E anche per il 2012 il sentiment delle nostre aziende è che sarà stazionario, anche se sono aumentati i pessimisti, data l’aggressività della concorrenza mondiale. Per questo crediamo che gli ostacoli che esistono nel sistema Italia devono essere rimossi più velocemente possibile. Per quanto riguarda l’occupazione, infine, il segno più esiste, anche se in misura minima». A fotografare Modena, dal punto di vista delle 16mila imprese che rappresenta, anche Luigi Mai, presidente della Cna di Modena, che afferma: «Nel manifatturiero i processi di ristrutturazione sono già stati messi in atto. Questo ha prodotto dei cambiamenti, visto che le lavorazioni a basso contenuto tecnologico sono andate fuori dai confini territoriali. Il mercato interno, infatti, è fermo. E questo vale soprattutto per il settore delle costruzioni, che presenta segnali decisamente preoccupanti. È stato il settore a fermarsi per ultimo, ma sarà anche l’ultimo a ripartire. Nonostante ciò siamo abbastanza positivi perché possediamo un know-how che il mondo ci invidia, anche se spesso ce lo dimentichiamo». In questo scenario, dunque, anche il governo dovrà fare la sua parte. «I provvedimenti del decreto Salva Italia – afferma Messori – sono dolorosi, ma necessari. Quello che noi chiediamo ora sono: tagli selettivi nella pubblica amministrazione, di continuare con le liberalizzazioni, realizzare le opere infrastrutturali, attuare la direttiva europea che sancisce i pagamenti tra privati entro 60 giorni, una riforma della giustizia. Ma soprattutto chiediamo di aprire il cantiere della riforma fiscale, visto che la tassazione sulle imprese tocca punte del 70%».
Riguardo il governo, Luigi Mai sostiene che «qualcosa si è mosso – dice – riguardo la sburocratizzazione ma troviamo necessario agire presto sul fronte fiscale, che ci impedisce di competere. Speriamo, inoltre, che Monti, riguardo i sacrifici che chiede, non si dimentichi di nessuno». Più caustico, invece, il sindacalista Vanni Ficcarelli di Cgil Modena, che afferma: «Capiamo che Monti sta affrontando uno scenario di emergenza, ma non vogliamo che il progetto possa diventare la prosecuzione del precedente governo. Il provvedimento sulle pensioni, ad esempio, è inaccettabile: ci sono 70mila persone senza lavoro che non potranno accedere alla mobilità e nemmeno andare in pensione».