Arrivati da Lampedusa, ne restano ventuno tra Fiorano, Formigine e Maranello L’assessore Costi: «Le associazioni del territorio ci hanno dato un aiuto prezioso»
Ci sono ancora undici profughi a Formigine, sei a Maranello e quattro a Fiorano, arrivatida Lampedusa nei giorni dell'emergenza l'estate scorsa. Per tutti la convenzione stipulata dalle amministrazioni, che in cambio dell'ospitalità prevedeva un contributo governativo per il mantenimento, erogato dalla Regione, è stata prorogata fino a giugno del 2012. Ormai diversi di questi migranti africani, scampati a guerre e vite spesso molto difficili, si sono integrati abbastanza bene nella vita delle comunità che li ospitano. Tutti i municipi dopo il primo momento dell'emergenza, si sono chiesti come potevano gestire la situazione e dare un aiuto anche all'eventuale integrazione di queste persone (che resta comunque subordinata all'eventuale rilascio di un permesso di soggiorno vero, in sostituzione di quello per motivi umanitari che possiedono ora). A Maranello i migranti sono ospitati in una casa in via Vespucci, destinata a centro di accoglienza temporaneo. L'amministrazione fa presente che il tipo di permesso che i migranti detengono dà loro la possibilità di lavorare come volontari ma non di essere assunti. L'intenzione dichiarata è quella di affiancarli al personale comunale dei servizi sociali e scolastici e agli operai della Maranello patrimonio. A Fiorano sono rimasti quattro profughi, tutti provenienti dal Mali e tutti, all'epoca della migrazione, al lavoro in Libia. L'integrazione non è stata facile, nonostante la disponibilità degli ospiti, proprio perché la formula con cui inquadrarli in un'attività lavorativa non è semplice da trovare. Gli ospiti, che sono nell’ex centro di accoglienza di Fiorano, in centro città, hanno studiato la lingua italiana e hanno avuto il sostegno di diversi servizi comunali. A Formigine ci sono ancora undici profughi e stanno tutti a Tabina di Magreta, in via don Franchini. Qui un percorso di inserimento è stato concordato, insieme ad alcune associazioni locali. «Per prima cosa – spiega l'assessore alle politiche sociali Maria Costi – hanno studiato la lingua italiana. Poi vista la loro particolare situazione, che non consente un lavoro vero e proprio, sono impegnati come volontari per un paio di associazioni locali. Hanno prestato servizio in varie occasioni, per esempio al Settembre Formiginese e anche con un gruppo di Tabina. Si sono anche sistemati l'appartamento dove vivono. Vengono dal Mali e dalla Costa d'Avorio. Alcuni di loro hanno anche partecipato a incontri nei quali hanno raccontato le loro esperienze di vita e di guerra. Diversi di loro hanno storie molto dure alle spalle. Un percorso di integrazione insomma è stato possibile, in particolare grazie alle nostre associazioni. Formigine ha una rete di volontariato che si è rivelata fondamentale. Non posso che ringraziare le associazioni, per quello che fanno sul territorio».(g.b.)