Gestiva un circolo di slot tenendosi in contatto con i boss: indagato nell’inchiesta “Medusa” Non è vero che tutti i “depennati” hanno ritirato la domanda di iscrizione come sostiene Giovanardi
Tessere sospette, e tesserati dal passato poco limpido. L'allarme infiltrazioni mafiose lanciato dalla coordinatrice uscente del Pdl Isabella Bertolini segnala un problema all'interno del partito dell'ex premier. Alla porte c'è il primo congresso democratico di Modena. E la polemica tra le fazioni interne cresce. Da una parte denunciano che l'improvviso aumento dei tesserati, in certi comuni del Modenese, è il frutto di una tattica ben precisa: gonfiare il numero dei tesserati per portare voti al congresso e portare a casa la leadership. Dall'altro lato smentiscono, spiegando che il numero dei nuovi tesserati è nella media nazionale.
Alla bufera politica si aggiungono le ombre dei clan. Il senatore Carlo Giovanardi e il consigliere regionale Enrico Aimi hanno fatto sapere che una ventina di nomi sono stati cancellati dalle liste iscritti al Pdl. «Non erano neppure iscritti - precisa alla Gazzetta Giovanardi - sono arrivate le domande e le abbiamo rifiutate». Per la precisione sono 17 i nominativi segnalati dal partito. Persone che «hanno ritirato la loro domanda di iscrizione», recita la comunicazione ufficiale. Non risulta così ai militanti dell'area guidata dalla deputata Bertolini. I nomi segnalati sarebbero iscritti e tesserati. Tanto che in quella “black list” è finito il nome del padre di Antonio Russo, consigliere comunale di Carpi: «Mio padre non ha fatto alcuna domanda per ritirare l'iscrizione, ed è una persona onesta. Penso che siano state pescate persone a caso. E abbiamo già fatto domanda per il reintegro».
Intanto, come ha potuto verificare la Gazzetta, negli elenchi degli oltre 5mila iscritti compare un nome non citato nella lista dei 17 “sgraditi”. Si tratta di un ventottenne coinvolto nell'indagine “Medusa”, coordinata dalla Procura antimafia di Bologna che ha portato all'arresto di alcuni affiliati al clan dei casalesi e di due guardie penitenziarie. Un'inchiesta che ha svelato come gli uomini del clan gestivano due circoli-bisca, uno a Carpi e l'altro a Castelfranco, e corrompevano pubblici ufficiali per avere un trattamento di favore all'interno del carcere di Sant'Anna. Che per alcuni boss era diventato il grand hotel Sant'Anna. A gestire l'affare bische erano uomini legati a Nicola Schiavone, il figlio di Francesco, boss di Gomorra conosciuto alle cronache come “Sandokan”. Dalle carte di “Medusa” spuntava anche il ruolo di un imprenditore legato alla ’ndrangheta. Impresario delle video slot, che agli uomini di Schiavone dispensava consigli e li tranquillizzava quando si agitavano per le vincite dei clienti. «Si vince e si perde», faceva notare ai gestori dei circoli. Presidente ufficiale di uno dei circoli “ricreativi” del clan era il neo-tesserato Pdl. Il suo ruolo, secondo i magistrati che hanno indagato, era «ben definito e volto all'agevolazione degli interessi del clan dei casalesi». A gestire realmente il circolo era una donna, legata a un affiliato del clan dei Casalesi. Con lei il presidente del circolo parlava ogni giorno «dimostrando di essere anche lui consapevole e, quindi, responsabile delle illecite attività che venivano svolte all'interno». Il giovane presidente del circolo del Clan si incontrava con personaggi di spessore criminale. Come Epaminonda Noviello, «personaggio affiliato al cosiddetto “clan dei casalesi” e da alcune decine di anni operante nel settore modenese». A sua volta legato a boss di primo piano dell'organizzazione. Come certificano gli investigatori: «In stretto contatto con diversi esponenti di spicco del famigerato clan tra cui il Raffaele Diana detto “Rafilotto”, Franco Di Bona detto “o professore” e Nicola Nappa». Anche Nappa è stato coinvolto nell'indagine “Medusa”, a difenderlo un avvocato nome di spicco del Pdl modenese.
Secondo alcune fonti, consultate dalla Gazzetta, i 17 personaggi citati nella lista avrebbero già pagato l'iscrizione. E per ritirare la domanda avrebbero dovuto mandare una comunicazione ufficiale, un fax o una lettera alla sede del Pdl a Roma. «Dubito che sia stato così, lo dimostra il caso del padre del consigliere di Carpi», ci racconta la fonte. Che si chiede: «Con il congresso alle porte, questi 17 se si presentano mostrando il modulo di iscrizione, come possiamo vietargli di votare? Dovremo chiamare i carabinieri?». Abbiamo contattato uno dei nomi elencati nella lista degli “sgraditi”. «Sì, sono iscritto da 4 mesi, e non ho fatto alcuna domanda per ritirare l'iscrizione», ha spiegato alla Gazzetta.
Ma la tessera ce l'ha?
«La sto aspettando».
E al congresso ci andrà?
«No è un periodo difficile, alcune mie attività sono fallite».