Il più grande caos dopo il Big Bang. La chiamano così gli addetti ai lavori la situazione che si sta venendo a creare nella sanità modenese. Trova solo conferme la partenza ormai imminente dei due...
Il più grande caos dopo il Big Bang. La chiamano così gli addetti ai lavori la situazione che si sta venendo a creare nella sanità modenese. Trova solo conferme la partenza ormai imminente dei due direttori generali, Stefano Cencetti da una parte e Giuseppe Caroli dall’altra, con tanto di scontro politico in corso per quella che, a tutti gli effetti, sarebbe una bocciatura eccellente.
Non ci sono precedenti per decisioni di questo tipo nell’amministrazione pubblica: due massimi dirigenti chiamati ad altro incarico in coincidenza della valutazione di metà mandato. Sarà un giudizio certamente positivo per entrambi quello espresso dalla Regione - entro febbraio quello di Cencetti per il Policlinico, il mese successivo Caroli per l’Ausl - ma nonostante questo l’assessore regionale Carlo Lusenti ha optato per la loro sostituzione, e non si può certo dire che si tratti di una promozione. Ma di un segnale chiaro a tutta la sanità modenese, politici compresi. Comunque vada.
Una scelta politica
La lotta per il potere è tutta politica. Da una parte gli ex Ds che appoggiano Stefano Cencetti, dall’altra alcuni ex Margherita vicini a Caroli. In mezzo l’assessore regionale che sta mettendo in fila i tasselli di un puzzle piuttosto complicato da completare.
E proprio la necessità di Bologna di voler prendere il più in fretta possibile una decisione ha spiazzato anche i politici modenesi. La conferenza sanitaria territoriale, ovvero Emilio Sabattini e Giorgio Pighi in primis, più che condividere le scelte, se le è viste cadere dall’alto. Ed ecco il perché ora ci sia la corsa degli uni e degli altri a difendere i propri orticelli. Una sorta di “o tutti o nessuno” che sta creando i problemi principali a Lusenti: se, infatti, per Cencetti sarebbe già pronta una scrivania a Bologna proprio all’interno dell’assessorato alla Sanità, diverso sarebbe il discorso per Caroli, più difficile da “piazzare”. Alcune indiscrezioni bolognesi parlano del Rizzoli, dove Caroli è già stato, ma al momento è solo “fantasanità”. Non si capisce, comunque, il perché di tanta preoccupazione da parte della Regione dal momento che Caroli e Cencetti sono entrambi pensionabili e quindi non sarebbero proprio “due giovani dirigenti messi in mezzo a una strada”.
Cosa non ha funzionato
La lista è lunga. Prima ci sono le lamentele per il Pal sottoscritto a fine 2011 da quegli stessi sindaci che in aula - forse dall’esasperazione - ne hanno applaudito la firma per poi fare la fila in Regione a presentare il conto di ciò che non è andato bene. Poi c’è il ciclone cardiologia che ha abbattuto il Policlinico ormai un anno fa: l’indagine è in corso e si attende il pronunciamento di un gip che deve solo formalizzare come intende chiudere questa prima fase dell’inchiesta. Ci saranno rinvii a giudizio? E per chi? Nel calderone mettiamoci pure anche Dermatologia e la discussa sostituzione di un primario.
Per non parlare della lettera firmata da oltre 250 medici del Policlinico, sia universitari che ospedalieri, i famosi “aborigeni”, che hanno evidenziato più volte come la gestione dell’ospedale universitario fosse da rivedere. Uno spiegamento di forza talmente corale e accorato, quello dei medici di ogni ordine grado e provenienza, che non è passato inosservato in viale Aldo Moro.
Il futuro è un’ipotesi
Cominciano il totonome e l’indovinello sui tempi. Più facili questi ultimi: il primo a lasciare l’azienda dovrebbe essere Cencetti, con un accordo già entro la fine di questo mese: A ruota, dal momento che il suo giudizio di metà mandato è a primavera inoltrata, dovrebbe arrivare il pronunciamento su Caroli, entrambi comunque già convocati a Bologna da Lusenti. Sui sostituti i nomi sono tanti, soprattutto in casa Policlinico dove si parla di Ivan Trenti, oggi a Reggio, Licia Petropulacos, che sta facendo bene a Forlì e per lei sarebbe un ritorno in città, oppure Tiziano Carradori, ora a Ravenna.
©RIPRODUZIONE RISERVATA