Prima una tabaccheria con la moglie, poi una carriera tra caffè e gelaterie
La storia di un barista e di un commerciante modenese che tutta la città, almeno di nome, conoscerà: Borghi Doviglio, classe 1917, che a Modena ha lavorato in numerosi bar, il più noto il “Ghirlandina” in piazza Grande e che con la moglie Concetta ha gestito una tabaccheria in Jacopo Barozzi (nella foto che tiene in mano) negli anni Cinquanta. «Agli uomini e alle donne di oggi manca lo spirito di adattamento. I sacrifici sono sempre esistiti e le difficoltà attuali le conosciamo tutti, ma la differenza con ieri sta nel come vengono affrontate: quando ero giovane io, ci si adattava di più» afferma Doviglio con la saggezza di chi ha vissuto quasi un secolo di storia, fatto sì di sogni realizzati e di ricchezza ma anche di guerra, di crisi e povertà. «La fortuna che hanno i ragazzi di oggi è che hanno studiato ma non si vogliono adattare a fare altro rispetto ai loro studi... Le nostre donne di una volta si adattavano ad andare a fare le faccende presso le case dei signori o di chi comunque se lo poteva permettere, spinte dal bisogno di sopravvivere. Io sono stato commerciante e barista e prima, essendo cresciuto in campagna, a Navicello, contadino. Ho cominciato a lavorare fin da piccolo, poi a 18 anni sono partito per fare il militare per sette anni, di cui cinque li ho trascorsi come prigioniero in Inghilterra dove ho avuto la fortuna di conoscere brava gente che mi ha aiutato e mi ha fatto lavorare. Quando sono tornato a casa non avevo niente: ce l’ho fatta con l’aiuto di mio fratello che mi procurò un incarico con il quale sono riuscito a mettere insieme i primi soldi che mi hanno fatto ripartire». Tornando a casa dalla guerra, Doviglio non ritrova solo il fratello: «Dai tempi della scuola (ci andavamo insieme) non l’avevo quasi più vista se non un paio di volte, prima della guerra, a qualche festa tra ragazzi. Quando sono tornato dalla guerra ci siamo trovati a ballare e dopo sei mesi l’ho sposata» racconta Doviglio ricordando la moglie Concetta, che ritroviamo insieme a lui nella fotografia scattata nella tabaccheria che i due coniugi hanno avuto alla fine degli anni Cinquanta fino al 1961, in via Jacopo Barozzi a Modena. «Venduta la tabaccheria ho aperto un bar in via Canalino, “Bar Mauro”, come il nome di mio figlio: l’ho tenuto due anni, nel 1967-'68, poi ho aperto una gelateria in corso Canalchiaro che ho tenuto per 4 anni, anche quella l'ho chiamata “Mauro”, è un nome che mi ha portato bene visto che la gente a distanza di tempo quando mi vede si complimenta ancora per il buon gelato che facevamo!». L’intraprendenza di Doviglio e la sua voglia di mettersi in gioco sono state davvero proverbiali: «Dopo la gelateria, ho comprato muri e licenza del bar “Cimone”, che era in viale Tassoni. L’ho intestato a mia moglie e tuttora è affittato a uso bar. I primi clienti dei vari bar in cui ho lavorato sono sempre stati i fornai: al mattino si alzava la saracinesca alle 5 e loro erano i primi a venire a prendere il caffè che poi portavano anche ai dipendenti. Per diversi anni ho lavorato anche con mio fratello che è stato il gestore del bar “Ghirlandina” in piazza Grande: lì ho conosciuto bene il papà di Pavarotti che era un nostro cliente e anche il sindaco Corassori che veniva spesso a prendere il caffè: mi è piaciuto molto come sindaco perché se un cittadino aveva bisogno, lui c’era sempre e ci si capiva bene. Al “Ghirlandina” il lunedì c’era il ritrovo dei rappresentanti in genere mentre al centro della Piazzetta dell’Orologio, dove c’era il bar “Comini”, sempre il lunedì, c’era il ritrovo dei mediatori. Lo stesso giorno, in piazza Mazzini all’American bar, c’era il ritrovo dei commercianti di carburante e auto. Piazza Grande, in particolare, è sempre stata un luogo di grandi avvenimenti e comizi: dove oggi c’è il Caffè Concerto c’era la borsa commerciale e il mercato affari dove la domenica, il lunedì, il mercoledì e il venerdì la gente interessata si incontrava per trattare con i commercianti».