L’atelier modenese del Carnevale

Barbara Casalgrandi è l’erede della sartoria che dal Novecento crea abiti e costumi d’epoca

    di Maria Vittoria Melchioni

     

    Da oltre cento anni il Carnevale a Modena è sinonimo di “Barbieri Costumi” l’atelier di Barbara Casalgrandi che vanta il più ricco patrimonio di abiti di scena e da cerimonia della città. Il tutto è frutto di un’attività di creazione e noleggio costumi avviata a inizio ‘900 da Silvio Galli, continuata da Oreste Rubbiani e totalmente ricreata e ampliata da Carmen Reali Barbieri. Per più di 50 anni Carmen ha dedicato ai costumi il suo talento, la sua passione, la sua creatività, tanto da essere apprezzata non solo da tanti affezionati clienti e da compagnie teatrali modenesi,ma anche da famosi scenografi come Koki Fregni e registi quali Visconti e Gregoretti. Alcune delle sue creazioni sono state esposte a mostre in Italia e all’estero, persino in Giappone. Dal 2002 la nipote Barbara Casalgrandi ha affiancato Carmen nel lavoro e dal 2004 l’attività prosegue con lei e con i suoi collaboratori nella nuova sede di via Ruggera. Oggi è martedì grasso e non potevamo esimerci dal chiedere a Barbara quale siano state le tendenze per il Carnevale 2012.

    «C'è stato un grande ritorno dei classici. Delle maschere storiche come Arlecchino, Pulcinella e non solo per gli adulti, ma anche per i bambini che ultimamente tendevano a riconoscere come tali l’Uomo Ragno e Batman. Per le signore gli abiti degli anni ’20, l’epoca d’oro del Charleston, sono stati proposti anche dagli stilisti nel pret à porter durante queste stagioni, quindi a maggior ragione è d’obbligo indossare un costume completo di copricapi e boa piumati per le feste di queste giornate».

    Quali sono stati i più richiesti?

    «Gli inossidabili indiani e cowboy, i moschettieri, i kilt scozzesi e poi sull’onda dei film con Johnny Depp i pirati con il capitano Jack Sparrow e il Cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie».

    Quelli invece che hanno riscosso meno successo?

    «I costumi a tema religioso. Preti, cardinali, frati e suore sono andati un po’ meno».

    Clienti con particolari esigenze?

    «Ogni anno abbiamo un nutrito numero di clienti che ha la fortuna di partecipare alle meravigliose feste di Carnevale nei palazzi sul Canal Grande a Venezia e per loro creiamo abiti molto ricchi ispirati a quelli realmente indossati nel ’700 per i quali ovviamente dobbiamo usare più di un occhio di riguardo sia per i tessuti che per le decorazioni».

    Come funziona il vostro metodo di lavoro?

    «La formula del noleggio permette di poter accedere ad abiti messi perfettamente a misura, con una spesa in grado di soddisfare tutti. Il costo varia a seconda del costume e comprende un periodo di tre giorni. Nel caso di rievocazioni storiche, spettacoli teatrali, recite scolastiche, ecc. si possono tenere gli abiti più a lungo. In tutti i casi ci si può accordare per soddisfare la clientela».

    Passato il Carnevale come prosegue il lavoro in atelier?

    «Con le feste private a tema e con le cerimonie. Sta prendendo piede anche da noi come nei paesi anglosassoni noleggiare smoking e tight, uno dei quali è stato indossato anche da Stefano Benni».

    Come sono i modenesi come clienti?

    «Bravi, non ci possiamo lamentare. I costumi tornano sostanzialmente in buone condizioni, magari un po’ stropicciati, ma sempre con puntualità. C’è capitato raramente di perdere le nostre creazioni, diciamo che siamo sull’unità all’anno. Lo scorso carnevale purtroppo è capitato ad un abito da Cappuccetto Rosso che era stato lasciato in macchina da un nostro cliente che è stato poi rapinato, roba da non crederci neanche a Carnevale».

    22 febbraio 2012

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