Da questa sera a domenica la commedia di Capote diretta da Piero Maccarinelli Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia nei ruoli che furono della Hepburn e Peppard
CARPI
Da stasera a domenica, alle 21, al teatro Comunale di Carpi va in scena “Colazione da Tiffany” di Truman Capote, adattato da Samuel Adamson con Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia per la regia di Piero Maccarinelli. Il famoso romanzo del 1958 scritto da Capote ha conosciuto negli anni numerose trasposizioni. Non solo la celeberrima versione per il cinema del 1961 con un’indimenticabile Audrey Hepburn, ma anche un musical scritto da Edward Albee (l’autore di “Chi ha paura di Virginia Woolf?”) e una più recente versione in prosa adattata dal drammaturgo australiano Samuel Adamson per l’Haymarket Theatre di Londra. Da quest’ultima prende avvio questa versione italiana.
Francesca Inaudi interpreta uno dei ruoli femminili più affascinanti della letteratura moderna quello di Holly Golightly. È attorno a questo personaggio, al contempo tenero e carismatico, forte e bisognoso, che ruotano la storia e il successo sia del libro di Capote che di tutte le traduzioni più o meno fedeli. Per la giovane ed affascinante Holly “fare la toeletta” è un modo carino per accennare alla sua attività di prostituta d’alto bordo, che le consente, in ogni caso, di condurre una vita mondana all’interno della società. Holly adora i gioielli e sogna di sposare un miliardario che le apra le porte di Tiffany, il negozio che da sempre esercita su di lei un potere ammaliatore e davanti al quale la mattina fa colazione, tornando da serate in abito da sera. Holly è costantemente alla ricerca di una propria identità, alterna momenti di grande depressione a fasi di ilarità giocosa, ma è irresistibile, dolce ed eccentrica, fragile e vitale: il caos disarmante nel quale abita, il suo gatto senza nome, il suo amore per le feste e lo champagne, la grazia innata che le è propria fanno di lei un essere diverso da tutti gli altri, in bilico tra purezza e provvisorietà, tra determinazione e voglia di libertà. Anche lo scrittore impacciato e timido che si imbatte in lei e ne fa una musa non può che restare incantato dalla sua presenza inafferrabile, indefinita, un po’ limpida ed un po’ traviata. A Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia l’arduo compito di raccogliere il testimone di Audrey Hepburn e George Peppard e di accompagnarci per le strade della Grande Mela, nei meandri di un “classico” che sfiora l’amore con garbo ed eleganza. «Tutto nel nostro spettacolo sarà allusivo - spiega il regista Piero Maccarinelli - Non cercheremo di riprodurre la realtà, ma solo di far rivivere la favola della bella Holly che non può appartenere a nessuno».
Nicola Calicchio