Mille anziani da gestire Serve una nuova casa

La richiesta di Daniela Mazzali, coordinatrice dei nove Comuni «Un prefabbricato da 100 posti». Tutti i pazienti trasferiti fuori Mirandola

    di Giulio Garau

    MIRANDOLA. «Mi sono fatta due guerre e pure il terremoto, ne ho viste abbastanza, ora posso anche morire». La battuta dell’anziana coglie alla sprovvista le assistenti sociali del Comune di Mirandola, spunta pure un sorriso anche perché la signora, 96 anni, non ha alcuna intenzione di mollare e non lascia la sua casa di Quarantoli, si è trasferita per sicurezza in garage. Sono tutte storie così, ogni giorno, e per i Servizi sociali si tratta di affrontare l’emergenza nell’emergenza. Oltre mille anziani da gestire, molti sono stati ricoverati in strutture protette, altri quelli con meno problemi, sono stati mandati in alberghi delle zone turistiche in riviera o in Appennino. Per alcuni mesi d’estate va bene, ma dopo se non si troveranno soluzioni più consone si rischia il collasso.

    Anche perché il Comune si è trasferito nella scuola Montanari dove c’è il Coc e gli uffici assistenziali con i computer sono diventati una vera e propria centrale operativa.

    Daniela Mazzali è la coordinatrice dei Servizi sociali dell’Unione dei nove comuni e per gestire la popolazione anziana deve correre e non si ferma mai. Camposanto, Cavezzo, Concordia, Finale, Medolla, Mirandola, San Felice, San Possidonio, San Prospero, una lista lunghissima, per fortuna ci sono le altre colleghe.

    Una popolazione di 86 mila persone, quasi quattrocento anziani ospiti dei vari servizi, oltre un migliaio gestiti a casa dalle badanti e controllati dai servizi sociali.

    «Su cinque strutture protette del Comune solo una funziona, ma a regime ridotto e su 45 sono stati tolti 20 posti - racconta Daniela Mazzali - due erano state evacuate il 20, le altre 2 il 29, dopo la seconda scossa». E sono tutte inagibili. C’è pure un altro gruppo di anziani del Cisa, ma il vero problema sono il migliaio di anziani che erano sparsi per le case e seguiti da badanti e assistenti».

    Diverse case erano anche agibili, ma gli anziani abitavano al secondo e terzo piano, qualcuno anche con la carrozzella. Impensabile tenerli a casa con il rischio di altre scosse, non sarebbero riusciti a scappare.

    E così sono stati sistemati fuori dalle zone a rischio, in “case protette” dalle più vicine alle più lontane. E dall’Emilia qualcuno è stato mandato in Toscana, Piemonte, Veneto, Liguria. Ne sono andati via oltre un migliaio dalla zona di Mirandola e dei nove comuni.

    «Ma ci sono quelli che non vogliono allontanarsi da casa - spiega la coordinatrice - magari quelli che hanno le famiglie che vivono con loro e non vogliono separarsi dai loro anziani. Abbiamo dato loro tende e brandine e si sono sistemati nel giardino di casa».

    Per questi in molti casi ci sono ancora le badanti, e comunque passano per le visite, i controlli e anche i pasti e viveri le assistenti sociali. Alcuni, quelli più “vispi” sono stati sistemati in alcune tendopoli.

    «Sono passati venti giorni, siamo ancora in emergenza - riflette la Mazzali - ma bisogna guardare avanti. E ci sono due problemi. Noi cerchiamo di insistere, per quelle famiglie che seguono gli anziani e che hanno le case agibili bisognerebbe pensare a un rientro. Il problema è che le verifiche vanno a rilento: su 4700 domande ne sono state evase 800. E ci sono i problemi anche per le strutture protette: che livello di agibilità hanno?»

    Se c’è da fare piccoli interventi forse basteranno mesi. Ma se c’è da fare ristrutturazioni ad hoc con criteri antisismici sarà un dramma.

    «Stiamo valutando varie ipotesi assieme alla Regione- spiega la coordinatrice - Una è quella di avvicinare tutti quelli che possono tornare a casa e sono autosufficienti. Poi l’idea è quella di tenere fuori tutti quelli senza alternative con residenza protetta non agibile o con domicilio da abbattere. E l’altra ipotesi è contemporaneamente realizzare una struttura in container, in edilizia prefabbricata antisismica, per ospitare un centinaio di posti. Vorremmo portare tutti quelli che hanno bisogno di essere vicini e sostituire le 4 residenze inagibili che tenevano 30 persone circa con almeno una provvisoria, ma che possiamo gestire e controllare da qua».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    17 giugno 2012

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