Tagliazucchi torna libero per un errore

Serramazzoni. La Procura non consegna prove e il Riesame deve revocare i domiciliari al geometra accusato di corruzione

    di Carlo Gregori

    SERRAMAZZONI. Libero. Il geometra Enrico Tagliazucchi è uscito di casa, si è recato a Modena dal suo legale, l’avvocato Roberto Ghini, e ha avuto conferma che non è più agli arresti domiciliari da ieri mattina perché la Procura ha commesso una dimenticanza tale da spingere il giudice del Tribunale del Riesame a rimetterlo in libertà. Un errore grave che ha leso i diritti della difesa, secondo Ghini; no, un semplice errore formale che cambia poco o nulla, ribatte il procuratore aggiunto Lucia Musti a nome della procura e soprattutto della collega che ieri doveva sostenere l’udienza a Bologna, Claudia Natalini. È accaduto infatti che ieri , al momento dell’udienza, il giudice del Riesame, non ha potuto visionare la documentazione di prova dell’accusa. In particolare, non aveva a disposizione un documento sonoro - una registrazione compiuta dalla controparte nell’atto di corruzione - che secondo quanto aveva sottolineato il pm Natalini al gip Paola Losavio, alla richiesta della misura cautelare, era una prova di primo piano in tutta la vicenda delle dazioni di denaro in cambio di favori all’Ufficio urbanistico di Serramazzoni. Il giudice, non ha però visto o ascoltato alcunché perché la segreteria della Procura non aveva fornito i documenti già presi in esame dal Gip. Così, senza neppure guardare il fascicolo di 40 pagine di motivazioni addotte dalla difesa per far revocare gli arresti domiciliari, ha deciso che Tagliazucchi dovesse essere lasciato andare senza ulteriori impedimenti. Ora è libero, dopo due notti in carcere e 16 giorni ai domiciliari. Ora la Procura potrà decidere se chiedere di nuovo al Gip di reiterare le misure cautelari per Tagliazucchi e quindi rimetterlo ai domiciliari. E presto, in ogni caso, come conferma la Musti: «Abbiamo preso atto della decisione del Tribunale del Riesame ma si tratta di un vizio di forma. Era giusto evidenziarlo: anche noi dobbiamo comportarci con il massimo della correttezza. Ciò non toglie che quanto è accaduto non cambia nulla nell’impianto accusatorio. Quella registrazione è una prova importante come le banconote fotocopiate. Ora valuteremo le conseguenze di questo incidente di percorso e vedremo cosa fare». L’avvocato Ghini invece insiste sul fatto che non si è trattato di un semplice vizio di forma bensì di un grave violazione contro Tagliazucchi e l’attività della difesa: «Noi dovevamo capire cosa contiene quella registrazione, fatta tra l’altro dalla presunta vittima. Soprattutto, verificare se è vero che non riporta alcun accenno a dazioni o a denaro. Tagliazucchi? È provato ma sereno».

    19 luglio 2012

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