Mirandola. Ragazza salvata sui binari della stazione: sfollata dopo il terremoto e senza lavoro, da mesi viveva in auto
MIRANDOLA. Aveva la casa inagibile, dopo la raffica di terremoti che hanno sconvolto la Bassa e che continuano a mettere i cittadini a dura prova (anche ieri sera una scossa di magnitudo 3).
Stanca, sconvolta dalle vicissitudini di una vita che, contestualmente, le ha anche fatto perdere il lavoro, ha deciso di farla finita, colta da una depressione che purtroppo in questi giorni aggredisce molte persone.
Si è coricata sui binari della linea del Brennero e per una serie di circostanze fortunate i sanitari del 118 di Mirandola sono riusciti a salvarla, con la collaborazione della polizia.
È accaduto sabato sera, a Mirandola, nei pressi della stazione ferroviaria di Cividale.
Protagonista suo malgrado una 25enne della zona, che fino a qualche tempo fa non aveva mai dato problemi.
Ma prima la perdita del lavoro, poi il terremoto hanno vinto la resistenza di questa ragazza. Da oltre due mesi, per la inagibilità del suo appartamento, viveva alla meglio, praticamente nell’auto che i soccorritori hanno trovato nei pressi della stazione.
E in quell’auto c’era tutta l’esistenza di questa donna.
Fatto sta che sabato sera a tarda ora è stata segnalata un’auto nei pressi della stazione ferroviaria, dai parenti che cercavano la ragazza e temevano il peggio.
Il personale del 118 ha inviato sul posto l’automedica (che ancora c’era, perchè ora è sospesa nella notte a causa della mancanza di personale) e l’ambulanza dell’ospedale di Mirandola. I sanitari nel buio hanno scovato la ragazza: grazie all’assistenza della polizia di stato mirandolese, l’hanno bloccata e convinta ad uscire dai binari, pochi secondi prima che il treno passasse. Treno che stava aspettando da una mezz’oretta.
La donna ha riferito in stato di angoscia che la casa era inagibile a causa del terremoto, che viveva in auto e che senza un lavoro, perso qualche tempo fa, non ce l’avrebbe più fatta. I medici l’hanno tranquillizzata e convinta a farsi ricoverare. Ma all’uscita dell’ospedale avrà bisogno di tutto ciò che la gente cerca in questi giorni: un po’ di tranquillità, un po’ di serenità.
Perchè gli accessi ai servizi psicologici e psichiatrici del servizio sanitario si sono purtroppo aggravati, senza contare le migliaia di persone che vivono in stati di ansia e di stress post-terremoti e non hanno ancora colto l’importanza o la necessità di consultare uno specialista. Tra l’altro il servizio psichiatrico in queste settimane si è svolto in condizioni precarie, con il medico che per cercare un dialogo riservato con i pazienti in realtà li riceveva all’aperto sotto un albero, dietro la tenda del servizio, nei pressi dell’ingresso dell’ospedale. Più passa il tempo e più ci si rende conto che i danni dei terremoti non sono stati solo alle case, ma all’equilibrio psicologico delle persone.
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