Irpef sospesa ai dipendenti: è caos. Ora si rischiano tagli agli stipendi

Cgil sul piede di guerra: «Necessario tutelare i diritti, ci vuole un immediato chiarimento sulle norme Che le aziende non si sognino di prelevare in un sol colpo quanto non trattenuto negli ultimi tre mesi»

    di Claudia Benatti

    È caos totale sulla sospensione delle trattenute Irpef sugli stipendi dei lavoratori dipendenti nelle zone terremotate. Un caos, con norme che si rincorrono e si contraddicono, che potrebbe portare ad un infausto effetto paradosso: la decurtazione drastica delle buste paga per chi ha goduto di questa sospensione. Come ciò sia possibile è presto detto, benchè amaro da digerire per sindacati e lavoratori. Il decreto del governo che sospendeva i termini per il pagamento dei tributi fiscali è stato interpretato da numerosi consulenti del lavoro come applicabile anche ai lavoratori dipendenti, che avrebbero così potuto richiedere alle aziende di sospendere il prelievo dell’Irpef dalle buste paga in modo da avere maggiore disponibilità di denaro liquido in un momento di grande difficoltà come quello del post-sisma. Numerosi lavoratori lo hanno richiesto e numerose aziende hanno provveduto in tal senso.

    Poi è arrivata la doccia fredda: il 16 agosto l’Agenzia delle Entrate, con una nota, ha fatto sapere che la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari non includeva «l’effettuazione e il versamento delle ritenute da parte dei sostituti d’imposta», in parole povere le aziende che effettuano le trattenute sullo stipendio dei dipendenti per versare poi allo Stato. E il successivo decreto del 30 agosto scorso che ha prorogato i termini della sospensione al 30 novembre non ha affatto chiarito il tema della controversia.

    Dunque, le aziende che avevano già sospeso il prelievo dell’Irpef sugli stipendi si ritrovano ora a pensare seriamente di reintrodurlo. Ma il rischio è ancora maggiore: «Ciò che assolutamente occorre scongiurare è che qualche azienda pensi di poter prelevare in un sol colpo dal prossimo stipendio tutto quanto non prelevato negli scorsi due o tre mesi, perchè questo metterebbe letteralmente in ginocchio le famiglie», dice Vanni Ficcarelli della segreteria della Cgil di Modena. Qualche rapido conto dà un’idea del problema. Supponiamo che un’azienda abbia sospeso le trattenute Irpef sugli stipendi dei lavoratori nei mesi di giugno, luglio e agosto per un totale di circa 300-400 euro al mese, utili a regalare un temporaneo sollievo ai lavoratori terremotati. Ebbene, se decidesse di prelevare in un sol colpo tutto quanto non prelevato, cioè 900 o più euro,arriverebbe praticamente ad azzerare il prossimo stipendio di un operaio.

    «Cosa che non può e non deve accadere - aggiunge Ficcarelli - in quanto lo stesso decreto del 30 agosto rinvia a decreti successivi per la definizione delle modalità di restituzione di quanto non versato perchè sospeso». Ma la Cgil non si limita a lanciare un monito; rivendica anche un diritto che «deve trovare risposta immediata» prosegue Ficcarelli. «Cioè il diritto dei lavoratori dipendenti a godere della stessa sospensione d’imposta prevista per i non dipendenti. Le norme vanno chiarite subito e si badi a non alimentare ulteriori differenze di trattamento. Siamo pronti a mobilitare lavoratori e cittadini e non vorremmo trovarci costretti a manifestare davanti alle sedi del governo e del parlamento per sostenere queste giuste ragioni».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    14 settembre 2012

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