«Modena resta un’ateneo virtuoso»
Il prof. Fantini: «Meritiamo quei fondi, indispensabili dopo i tagli»
Sono all’orizzonte i tagli all’università e in ateneo si fanno i
conti. L’anno della verità sul quale si riverserà la manovra sarà
il 2010, ma già da ora è importante prevenire. Due le strade: il
fondo per gli atenei virtuosi, che Modena merita, e investire sui
ricercatori. La crisi attanaglia anche l’università e Modena se ne
sta accorgendo. Ieri il Sole 24 Ore ha pubblicato una proiezione
sui tagli per ogni studente: 1372 euro per Modena, un dato
ragguardevole, tra i primi venti d’Italia (Modena è in 18esima
posizione) se paragonato anche all’aumento di studenti che il
nostro ateneo ha avuto negli ultimi anni: più 24,8 per cento dal
2000 ad oggi.
Questa cifra, paragonata a quelle dei docenti, assume un valore
ancora più significativo: i professori ordinari, infatti, sono
cresciuti del 39,2 per cento, i professori associati del 10 per
cento, i ricercatori del 38,4 per cento. «Questo però non significa
che Modena - attacca il professor Fausto Fantini, presidente del
nucleo di valutazione dell’ateneo - non sia stata virtuosa. Non
penso che la situazione sia cambiata in pochi mesi: noi ogni giorno
monitoriamo la situazione e i nostri parametri sono rimasti
perfettamente in linea con quanto previsto dal Ministero. Sono
convinto che Modena abbia ancora le carte in regola, anzi non ho
dubbi».
Ciò che mette gli atenei al palo di fronte ai ministri Brunetta e
Gelmini è la crescita del numero di docenti: «Se il nostro ateneo è
cresciuto nei docenti la motivazione è strettamente legata alla
recente espansione verso Reggio Emilia. Nel 2000, a quando si
riferiscono quei primi dati, Reggio aveva appena iniziato la sua
avventura con due facoltà, mentre ora l’università, nello stesso
territorio, ne conta quattro. Non solo, poiché notare un aumento
significativo degli ordinari è normale. A parte quattro facoltà
storiche, le altre otto che completano la nostra offerta formativa
- continua Fantini - sono recenti e si inquadrano nello sviluppo
recente dell’ateneo. Per fare un esempio pratico, è il motivo per
cui pochi ordinari vanno in pensione e non si riescono ad assumere
tanti ricercatori quanti ne vorremmo. E’ una tendenza che va
riequilibrata. Ma Modena, in questo senso, vive per forza una
transizione. Il nuovo decreto è appena uscito, ma l’idea è quella
che nel 2010 si rischi di andare verso l’intero budget impegnato
per il personale - ora siamo attorno all’86 per cento - ed è
certamente una conseguenza da evitare se si vuole proseguire con la
stessa offerta formativa. Per questo i fondi per le università
virtuose, se il piano triennale sarà aderente agli indicatori, sono
fondamentali e meritati».
(11 novembre 2008)