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lunedì 22.03.2010 ore 15.29
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«Modena resta un’ateneo virtuoso»

Il prof. Fantini: «Meritiamo quei fondi, indispensabili dopo i tagli»
Sono all’orizzonte i tagli all’università e in ateneo si fanno i conti. L’anno della verità sul quale si riverserà la manovra sarà il 2010, ma già da ora è importante prevenire. Due le strade: il fondo per gli atenei virtuosi, che Modena merita, e investire sui ricercatori. La crisi attanaglia anche l’università e Modena se ne sta accorgendo. Ieri il Sole 24 Ore ha pubblicato una proiezione sui tagli per ogni studente: 1372 euro per Modena, un dato ragguardevole, tra i primi venti d’Italia (Modena è in 18esima posizione) se paragonato anche all’aumento di studenti che il nostro ateneo ha avuto negli ultimi anni: più 24,8 per cento dal 2000 ad oggi.

Questa cifra, paragonata a quelle dei docenti, assume un valore ancora più significativo: i professori ordinari, infatti, sono cresciuti del 39,2 per cento, i professori associati del 10 per cento, i ricercatori del 38,4 per cento. «Questo però non significa che Modena - attacca il professor Fausto Fantini, presidente del nucleo di valutazione dell’ateneo - non sia stata virtuosa. Non penso che la situazione sia cambiata in pochi mesi: noi ogni giorno monitoriamo la situazione e i nostri parametri sono rimasti perfettamente in linea con quanto previsto dal Ministero. Sono convinto che Modena abbia ancora le carte in regola, anzi non ho dubbi».

Ciò che mette gli atenei al palo di fronte ai ministri Brunetta e Gelmini è la crescita del numero di docenti: «Se il nostro ateneo è cresciuto nei docenti la motivazione è strettamente legata alla recente espansione verso Reggio Emilia. Nel 2000, a quando si riferiscono quei primi dati, Reggio aveva appena iniziato la sua avventura con due facoltà, mentre ora l’università, nello stesso territorio, ne conta quattro. Non solo, poiché notare un aumento significativo degli ordinari è normale. A parte quattro facoltà storiche, le altre otto che completano la nostra offerta formativa - continua Fantini - sono recenti e si inquadrano nello sviluppo recente dell’ateneo. Per fare un esempio pratico, è il motivo per cui pochi ordinari vanno in pensione e non si riescono ad assumere tanti ricercatori quanti ne vorremmo. E’ una tendenza che va riequilibrata. Ma Modena, in questo senso, vive per forza una transizione. Il nuovo decreto è appena uscito, ma l’idea è quella che nel 2010 si rischi di andare verso l’intero budget impegnato per il personale - ora siamo attorno all’86 per cento - ed è certamente una conseguenza da evitare se si vuole proseguire con la stessa offerta formativa. Per questo i fondi per le università virtuose, se il piano triennale sarà aderente agli indicatori, sono fondamentali e meritati».
(11 novembre 2008)
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