Il partito democratico chiede
alla Bruciata quartiere a luci rosse
Cigni (Pd): ‘Bruciata, con adulte consenzienti e presidio medico’
A Modena il fenomeno della prostituzione è sotto gli occhi
di tutti. Per Fausto Cigni, consigliere del Pd, la soluzione a
tanti problemi di vivibilità e di criminalità legato alle
«lucciole» può passare per una strada sola: «Creare un quartiere a
luci rosse, dove le maggiorenni che vogliono esercitare la
professione più antica del mondo, lo possano fare, in proprio,
senza sfruttatori e con tanto di presidio sanitario nella zona per
controlli e igiene». Una proposta che non mancherà di sollevare
reazioni e che Cigni assicura di non voler fare, per il semplice
gusto della provocazione.
Lo ha detto chiaramente anche l’altra sera in consiglio
comunale quando ha lanciato questa proposta, a margine della
discussione nata dall’interrogazione di Sergio Celloni (Udc-Ppl)
proprio sulle code eccessive e problemi al traffico legati alla
presenza delle prostitute in varie zone della città.
«La mia non è assolutamente una provocazione, ma una cosa di cui
sono convinto - prosegue Cigni - occorre prendere atto che serve a
poco che comitati, comitatini si sollevino un giorno in un
quartiere e un giorno in un altro, per lamentare di avere le
prostitute sotto casa. Si decide che una determinata zona della
città è deputata a quel tipo di pratica e fine».
«Sia però ben chiaro: questo dovrà essere il risultato al quale si
approderà dopo una doppia e decisa operazione. In primo luogo lotta
al racket con arresti degli sfruttatori, poi lavorare sul recupero
delle ragazze, specie le minorenni, cercando di farle uscire dal
giro».
«Infine, visto che le prostitute, se ci sono, è perché c’è un’a
mpia domanda, se ci saranno donne che comunque in proprio decidono
di fare questa vita le metteremo in quel quartiere chiamatelo a
luci rosse, gialle o blu».
Sicuri che non vuol provocare? E’ davvero convinto di
quanto dice?
«Sbaglio o da sempre si parla della prostituzione come il mestiere
più antico del mondo? Perfino a Pompei hanno trovato affreschi che
raccontavano questo fenomeno. Crediamo di poterlo estirpare in
qualsiasi modo? Senza essere bigotti prendiamo atto della
situazione e cerchiamo di governarla all’insegna del minimo danno.
Un po’ sulla scia di quanto avvenuto con la tossicodipendenza. Ma,
ripeto, stroncando il racket, mandando in galera i responsabili e
gli sfruttamenti criminali, specie sui minori che sono cose
inaccettabili».
Secondo lei, dove dovrebbe sorgere questo
quartiere?
«Mi sembra che ormai da almeno un decennio ce lo abbiamo già, tanto
che è purtroppo noto in tutta Europa: la Bruciata».
Quindi un quartiere all’aperto e non in case o strutture
chiuse?
«Sì, chiaramente dotandolo di un vicino presidio sanitario per
garantire l’aspetto anche igienico della situazione, a tutela di
quelle donne che scelgono quella vita e dei clienti. Fare le case
chiuse servirebbe a poco, perché di prostitute sulle strade ce n’è
dappertutto. In questo modo si potrebbe governare meglio il
fenomeno, eliminando il disagio reale dei cittadini. Nessuno è
contento di avere donne seminude sotto casa che fanno i loro comodi
con i clienti».
Permettere quartieri a luci rosse, non può suonare come
una resa di fronte al fenomeno?
«Non è un arrendersi, ma come dicevo prima, è un rendersi conto
della situazione e lavorare per arginare, governandolo nel migliore
dei modi, il fenomeno. Qui a Modena in questi anni si è fatto di
tutto: multe a prostitute, a clienti, indagini che negli ultimi
tempi sono un po’ venute meno, eccetera eccetera. Ma siamo ancora
qui a lamentarci della situazione. A me la prostituzione non piace,
ma prendo atto che il problema va affrontato, se ci sono altre
proposte ben vengano. Ma non facciamo i bigotti».
Si rende conto di quello che le potrebbe piovere addosso
con una proposta di questo tipo?
«Io credo che al di là del bigottismo di maniera, ci siano molte
altre persone che la pensano in questo modo, poi non so se avranno
il coraggio di dirlo». (andrea marini)
(06 febbraio 2008)