Libera assediata costretta alla resa
Marzaglia: 13 ore di tensione tra anarchici e forze dell’ordine
E’ finito nel peggiore dei modi lo sgombero di Libera, il
casolare occupato dagli anarchici in via Pomposiana a Marzaglia.
Quella che doveva essere una pacifica resistenza da parte degli
inquilini e un morbido intervento di convincimento a lasciare lo
stabile da parte delle forze dell’ordine, ha contato feriti e
contusi: due degli anarchici e una poliziotta. Nulla di grave, ma
inevitabili ora reazioni e polemiche.
Lo sgombero di Libera è iniziato poco dopo mezzogiorno di
ieri. Da una parte una cinquantina - ma poi diventeranno molti di
più - giovani di Libera, cinque dei quali sul tetto del casolare;
dall’altra oltre settanta tra poliziotti, carabinieri e vigili
urbani arrivati sul posto in una lunga fila di mezzi. A Libera
sapevano del loro arrivo e li aspettavano con due striscioni tirati
tra le colonne di ingresso del sentiero che dalla Pomposiana porta
al casolare: “Per una città capace di futuro. Coordinamento No all’a
utodromo di Marzaglia” e ancora a ribadire il concetto “No all’a
utodromo di Marzaglia”. A Libera lo sapevano anche perchè quella
che avrebbe dovuto essere un’azione a sorpresa, era già nota a
tutti fin dalla tarda serata di giovedì. La notizia del blitz -
come ci ha poi confermato il capo riconosciuto di Libera, Franco “
Colby” Bertoli - è uscita con largo anticipo dal Comune che pure
aveva raccomandato a polizia di Stato, carabinieri, polizia
municipale, vigili del fuoco e anche anbulanze del 118. «Alla
faccia della sorpresa», ha esclamato al suo arrivo il capo della
Volante della polizia, Michele Morra - che sarà poi il protagonista
della resa dei barricati di Libera - trovando davanti al cancello
del casolare giornalisti, telecamere delle tv locali e
nazionali.
Ad attendere le forze dell’ordine lungo il sentiero verso la casa
degli anarchici, una trentina di manifestanti e persone vicine ai
movimenti provenienti anche da Bologna, Parma e Reggio, che per
tutto il giorno hanno protestato.
Cinque inquilini di Libera si erano invece asserragliati sul
tetto, tre ragazze e due uomini. Uno dei due era ovviamente il capo
riconosciuto di Libera, Colby, la cui azione di protesta pacifica
era iniziata parecchie ore prima dell’arrivo delle forze dell’o
rdine. Alle 5 di ieri mattina era salito sul tetto e si era
incatenato un piede e una mano alla grondaia. Sul tetto era stata
issata la bandiera degli anarchici, rosso e nera.
Davanti alle porte del casolare cartelli riportanti scritte come “
L’aria è di tutti” e “Più alberi e meno autodromi”.
Alle 15.30, dopo una lunga trattativa con un ingresso bloccato da
un “lucchetto umano” fatto di ragazzi e ragazze di Libera, le forze
dell’ordine sono riuscite ad entrate nel casolare dopo aver
abattuto una porta in ferro sul lato posteriore dell’edificio.
Tensione quando i vigili del fuoco hanno dovuto introdurre nel
vialetto l’autoscala e che ha poi permesso al commissario Michele
Morra di salire sul tetto per parlare e convincere Colby e le altre
quattro persone a desistere. Nel pomeriggio è arrivato anche il
questore Elio Graziano, che ha seguito da vicino l’operazione.
Singolare la protesta di uno degli inquilini di Libera che si è
bloccato un braccio in un bidone di cemento armato, metodo
utilizzato dagli anarchici baschi e ribattezzato il “bidone
bastardo”. I vigili del fuoco per liberarlo hanno poi impiegato
oltre due ore: c’era da aver ragione di 800 chili di cemento
armato.
(09 agosto 2008)