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lunedì 22.03.2010 ore 15.20
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Libera assediata costretta alla resa

Marzaglia: 13 ore di tensione tra anarchici e forze dell’ordine
E’ finito nel peggiore dei modi lo sgombero di Libera, il casolare occupato dagli anarchici in via Pomposiana a Marzaglia. Quella che doveva essere una pacifica resistenza da parte degli inquilini e un morbido intervento di convincimento a lasciare lo stabile da parte delle forze dell’ordine, ha contato feriti e contusi: due degli anarchici e una poliziotta. Nulla di grave, ma inevitabili ora reazioni e polemiche.
Lo sgombero di Libera è iniziato poco dopo mezzogiorno di ieri. Da una parte una cinquantina - ma poi diventeranno molti di più - giovani di Libera, cinque dei quali sul tetto del casolare; dall’altra oltre settanta tra poliziotti, carabinieri e vigili urbani arrivati sul posto in una lunga fila di mezzi. A Libera sapevano del loro arrivo e li aspettavano con due striscioni tirati tra le colonne di ingresso del sentiero che dalla Pomposiana porta al casolare: “Per una città capace di futuro. Coordinamento No all’a utodromo di Marzaglia” e ancora a ribadire il concetto “No all’a utodromo di Marzaglia”. A Libera lo sapevano anche perchè quella che avrebbe dovuto essere un’azione a sorpresa, era già nota a tutti fin dalla tarda serata di giovedì. La notizia del blitz - come ci ha poi confermato il capo riconosciuto di Libera, Franco “ Colby” Bertoli - è uscita con largo anticipo dal Comune che pure aveva raccomandato a polizia di Stato, carabinieri, polizia municipale, vigili del fuoco e anche anbulanze del 118. «Alla faccia della sorpresa», ha esclamato al suo arrivo il capo della Volante della polizia, Michele Morra - che sarà poi il protagonista della resa dei barricati di Libera - trovando davanti al cancello del casolare giornalisti, telecamere delle tv locali e nazionali.
Ad attendere le forze dell’ordine lungo il sentiero verso la casa degli anarchici, una trentina di manifestanti e persone vicine ai movimenti provenienti anche da Bologna, Parma e Reggio, che per tutto il giorno hanno protestato.

Cinque inquilini di Libera si erano invece asserragliati sul tetto, tre ragazze e due uomini. Uno dei due era ovviamente il capo riconosciuto di Libera, Colby, la cui azione di protesta pacifica era iniziata parecchie ore prima dell’arrivo delle forze dell’o rdine. Alle 5 di ieri mattina era salito sul tetto e si era incatenato un piede e una mano alla grondaia. Sul tetto era stata issata la bandiera degli anarchici, rosso e nera.
Davanti alle porte del casolare cartelli riportanti scritte come “ L’aria è di tutti” e “Più alberi e meno autodromi”.
Alle 15.30, dopo una lunga trattativa con un ingresso bloccato da un “lucchetto umano” fatto di ragazzi e ragazze di Libera, le forze dell’ordine sono riuscite ad entrate nel casolare dopo aver abattuto una porta in ferro sul lato posteriore dell’edificio. Tensione quando i vigili del fuoco hanno dovuto introdurre nel vialetto l’autoscala e che ha poi permesso al commissario Michele Morra di salire sul tetto per parlare e convincere Colby e le altre quattro persone a desistere. Nel pomeriggio è arrivato anche il questore Elio Graziano, che ha seguito da vicino l’operazione. Singolare la protesta di uno degli inquilini di Libera che si è bloccato un braccio in un bidone di cemento armato, metodo utilizzato dagli anarchici baschi e ribattezzato il “bidone bastardo”. I vigili del fuoco per liberarlo hanno poi impiegato oltre due ore: c’era da aver ragione di 800 chili di cemento armato.
(09 agosto 2008)
 
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