Colby, in catene sopra il tetto
«Questa mattina avevamo lo spazio sociale, ora non lo abbiamo
più». Sono state queste le prime parole di Colby dopo che è stato
fatto scendere di peso dal tetto dal casolare di via Pomposiana a
Marzaglia alle 18,33. E’ sceso dal cestello dell’autoscala dei
vigili del fuoco e appoggiato il piede a terra, intorpidito a tal
punto da farlo sembrare quello di Armstrong quando è sceso sulla
Luna. A convincerlo a scendere era stato Michele Morra, capo della
volante, dopo tre tentativi precedenti, su e giù col cestello dell’a
utoscala dei vigili del fuoco, nel corso dei quali era però
riuscito a convincere a scendere una delle ragazze. Tra un
tentativo e l’altro, siamo saliti sul tetto lungo le scale del
casolare piene di trappole. A terra non solo gomitoli di stracci e
suppellettili varie per intralciare la salita delle forze dell’o
rdine, ma anche olio fatto cadere a cascata su tutti i gradini.
Impossibile reggersi in piedi se non a piccoli passi. Arrivati nel
sottotetto, attraverso un lucernario ci siamo trovati a meno di un
metro da Colby. Casco in testa, canottiera, jeans e scarpe da
tennis, si era legato una caviglia con una catena fissata ad un
chiodo a pressione. Il braccio e il torace - una sorta d’i
mbracatura - li aveva invece serrati con una corda legata alla
grondaia da cui ogni tanto faceva penzolare le gambe, nel gesto di
lanciarsi di sotto. Mancavano ancora due ore alla sua “resa” e si
mostrava molto deciso: «Di qua non mi muovo, questa è la mia casa.
Inutile convincermi, resisterà ancora forse qui ci passerò la notte
e chissà, anche la prossima». Erano già undici ore che era
appollaiato lassù, gran parte delle quali sotto un sole
cocente.
Ancora due ore e mezzo, poi Colby ha accettato la resa. Anche se
passiva. Un vigile del fuoco con le trance ha tagliato la catena
che lo serrava e le corde che lo imbracavano. Colby si è allora
sdraiato sul tetto e per infilarlo sul cestello dell’autoscala, lo
hanno dovuto sollevare in tre. Una volta a terra Colby ha cercato
di riprendersi dall’intorpidimento degli arti e dal solo che gli ha
battuto addosso e sul casco per oltre 13 ore. Poi ha scherzosamente
commentato: «Mai più una resistenza passiva con una catena al
piede, idea pessima».
(09 agosto 2008)