E alla fine la polizia carica
Nella ressa restano feriti due dimostranti e una agente
Tutto era filato liscio, o quasi. Poi improvvisamente è
scoppiato l’inferno. Slogan e frasi di scherno contro le forze dell’
ordine - “cosa fate qui vi hanno anche tagliato i fondi” - e anche
contro i vigili del fuoco - “andate a sgomberare casa vostra che
sta bruciando” - ma nulla più. Poi improvvisamente alle 19,03
quando Colby e gli altri erano già scesi dal tetto, si è sfiorato
il dramma.
La polizia del reparto mobile di Bologna avanzava a
piccoli passi con lo schieramento a testuggine, proteggendosi con
gli scudi di plastica. Un’azione per far indietreggiare una
trentina di giovani di Libera che volevano rientrare nel casolare.
Che cosa sia successo, non è stato ben chiaro. C’è chi dice che
qualcuno abbia lanciato una bottiglia sui poliziotti. Dall’altra
parte, quella di Libera, si parla di una carica voluta. «Volevano a
tutti i costi far roteare i loro manganelli», insinua uno degli
anarchici. Fatto è che la polizia ha caricato. Sono volate
manganellate. Ad un certo punto ha avuto il sopravvento la polizia
con i manifestanti che si sono dispersi. E’ stato in quel momento
che è uscito dal gruppo un ragazzo con la fronte spaccata e il
sangue che gli sgorgava scendendo sul volto. Era Ragno - questo il
suo soprannome - che è stato subito accompagnato dagli amici all’a
mbulanza e poi al pronto soccorso. Un altro lo ha raggiunto poco
dopo. Ha detto di avere una costola rotta e sollevandosi la
maglietta, ha mostrato un grosso livido all’altezza dello sterno.
Sull’ambulanza per essere medicata è salita anche una poliziotta,
ferita ad un braccio. Sono stati tre minuti d’inferno, ma anche in
quest’occasione a pacificare i suoi e quelli di Libera ci ha
pensato il commissario Morra. Ora saranno critiche, polemiche e le
promesse di Colby: «Non finisce qui».
Durante la giornata aveva cercato di mediare anche il legale di
Libera, Fausto Giannelli, che ha a lungo mostrato carte e ricorsi
al Tar a chi comandava l’operazione di sgombro, Fabio Leonelli,
capo della polizia municipale, che ha poi telefonato al sindaco per
spiegargli le ragioni del legale. La risposta di Pighi è stata:
«Procedete allo sgombero, come notificato a Libera». La lettera di
notifica per lo sgombero era arrivata lo scorso 17 luglio. Il
documento non conteneva un ultimatum preciso, ma invitava gli
occupanti della struttura a lasciare libero lo spazio. Il casolare
sarebbe stato assegnato per sei anni dal novembre del 2002 al
collettivo “Gli agitati”, un’associazione di fatto. Il Comune di
Modena, però, dopo aver aperto un tavolo di confronto per un’a
lternativa - gli anarchici di Libera non si erano presentati - non
riconosce più ad oggi l’esistenza di questo collettivo. Da qua il
ricorso al Tar di Libera, come ha spiegato il loro avvocato, con
una decisione attesa per il 28 agosto. «Si poteva aspettare almeno
quella data e quel parere prima di procedere», ha inutilmente
insistito l’avv. Giannelli. Niente da fare. Alle 20,50 le ruspe
hanno raso al suolo il cascinale come avevano fatto in mattinata
per altri due vicini stabili, occupati abusivamente.
(09 agosto 2008)