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domenica 22.11.2009 ore 02.57
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E alla fine la polizia carica

Nella ressa restano feriti due dimostranti e una agente
 Tutto era filato liscio, o quasi. Poi improvvisamente è scoppiato l’inferno. Slogan e frasi di scherno contro le forze dell’ ordine - “cosa fate qui vi hanno anche tagliato i fondi” - e anche contro i vigili del fuoco - “andate a sgomberare casa vostra che sta bruciando” - ma nulla più. Poi improvvisamente alle 19,03 quando Colby e gli altri erano già scesi dal tetto, si è sfiorato il dramma.
 La polizia del reparto mobile di Bologna avanzava a piccoli passi con lo schieramento a testuggine, proteggendosi con gli scudi di plastica. Un’azione per far indietreggiare una trentina di giovani di Libera che volevano rientrare nel casolare. Che cosa sia successo, non è stato ben chiaro. C’è chi dice che qualcuno abbia lanciato una bottiglia sui poliziotti. Dall’altra parte, quella di Libera, si parla di una carica voluta. «Volevano a tutti i costi far roteare i loro manganelli», insinua uno degli anarchici. Fatto è che la polizia ha caricato. Sono volate manganellate. Ad un certo punto ha avuto il sopravvento la polizia con i manifestanti che si sono dispersi. E’ stato in quel momento che è uscito dal gruppo un ragazzo con la fronte spaccata e il sangue che gli sgorgava scendendo sul volto. Era Ragno - questo il suo soprannome - che è stato subito accompagnato dagli amici all’a mbulanza e poi al pronto soccorso. Un altro lo ha raggiunto poco dopo. Ha detto di avere una costola rotta e sollevandosi la maglietta, ha mostrato un grosso livido all’altezza dello sterno. Sull’ambulanza per essere medicata è salita anche una poliziotta, ferita ad un braccio. Sono stati tre minuti d’inferno, ma anche in quest’occasione a pacificare i suoi e quelli di Libera ci ha pensato il commissario Morra. Ora saranno critiche, polemiche e le promesse di Colby: «Non finisce qui».
 Durante la giornata aveva cercato di mediare anche il legale di Libera, Fausto Giannelli, che ha a lungo mostrato carte e ricorsi al Tar a chi comandava l’operazione di sgombro, Fabio Leonelli, capo della polizia municipale, che ha poi telefonato al sindaco per spiegargli le ragioni del legale. La risposta di Pighi è stata: «Procedete allo sgombero, come notificato a Libera». La lettera di notifica per lo sgombero era arrivata lo scorso 17 luglio. Il documento non conteneva un ultimatum preciso, ma invitava gli occupanti della struttura a lasciare libero lo spazio. Il casolare sarebbe stato assegnato per sei anni dal novembre del 2002 al collettivo “Gli agitati”, un’associazione di fatto. Il Comune di Modena, però, dopo aver aperto un tavolo di confronto per un’a lternativa - gli anarchici di Libera non si erano presentati - non riconosce più ad oggi l’esistenza di questo collettivo. Da qua il ricorso al Tar di Libera, come ha spiegato il loro avvocato, con una decisione attesa per il 28 agosto. «Si poteva aspettare almeno quella data e quel parere prima di procedere», ha inutilmente insistito l’avv. Giannelli. Niente da fare. Alle 20,50 le ruspe hanno raso al suolo il cascinale come avevano fatto in mattinata per altri due vicini stabili, occupati abusivamente.
(09 agosto 2008)
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