Modena, i tre volti della riscossa
Cuore, spirito di squadra, modulo: così funziona. E Gatti...
Dopo la sonora bordata di fischi che ha travolto i gialli
col Treviso e il duro scambio di opinioni tra patron Amadei e
Mutti, il match di Grosseto era un po’ la madre di tutte le
partite. Un risultato avverso avrebbe forse spazzato via il Modena
di Mutti, ma i gialli e il tecnico hanno reagito compatti
conquistando una vittoria che mai come in questo caso ha il valore
del successo scaccia-crisi.
Lo sfogo di Amadei ha dato la scossa, quello di Mutti ha
fatto impennare i volt: il Modena ha rischiato di rimanere
fulminato. Non trascuriamo l’intervento pre-Grosseto di Tosi: ad un
osservatore superficiale poteva sembrare solo il tentativo di
sdrammatizzare una situazione imbarazzante, andando in profondità
sono invece partiti due messaggi pesanti. Il primo al tecnico:
«Resta con noi fino alla fine»; il secondo alla squadra
direttamente collegato al primo: il mister non si cambia. Ognuno
inchiodato ai propri ruoli, nessuna possibilità di sfuggire al
compito di raddrizzare una barca che stava imbarcando acqua un po’
ovunque se non al prezzo di metterci la faccia e di uscire allo
scoperto. Messaggi recepiti con grande senso di responsabilità da
parte del tecnico e dei suoi giocatori. Che in Maremma hanno
rialzato prepotentemente la testa con una prestazione che è andata
oltre il risultato: il Modena, anche se convalescente, ha giocato
da squadra vera, compatta all’insegna del tutti per uno, uno per
tutti con ‘ringhio’ Bolaño, già enorme col Treviso, simbolo della
riscossa. Una prova di forza, su un campo pressoché inviolabile
come lo Zecchini, a dimostrazione che, nonostante i piagnistei e il
pessimismo cosmico e cronico che avvolge il calcio geminiano, il
Modena ha mezzi decisamente superiori sotto l’aspetto tecnico
rispetto alla pattuglia biancorossa rigenerata da Pioli che
meditava un clamoroso sorpasso in classifica.
Ambizioni rispedite al mittente con tanto di fuga dalle fiamme
dell’inferno che stavano pericolosamente minacciando il
fondoschiena della truppa di Mutti.
Pieno di autostima. Il colpaccio in Maremma è una
benedizione. Perché allontana la crisi e riporta convinzione tra i
gialli. Soprattutto in mister Mutti nel quale forse s’era annidata
la convinzione di essere alla guida di un gruppo di brocchi,
ipotesi che abbiamo sempre contestato perché non capiamo cosa i
gialli abbiano da invidiare al Messina e anche ad altre squadre che
stanno a ridosso della zona playoff. Opinione confortata da
prestazioni importanti sul campo prima della svolta negativa
provocata dalla sconfitta col Bologna (19 punti in 12 gare contro i
7 in nove conquistati nel dopo derby). I bomber ci sono (Bruno 9
gol, Pinardi 6, Longo e Okaka 5), la difesa pure (il trio
Frey-Gozzi-Perna è eccellente), come i portieri: i problemi erano
in mezzo e soprattutto, affidandosi al 4-4-2, sugli esterni. Giampà
è un lavoratore, fa legna, ma soprattutto in casa non ha saputo
incidere nella manovra offensiva come si pretenderebbe da un
laterale d’attacco. Di Fantini non c’è traccia, Gilioli se entra fa
bene, ma se parte dall’inizio si perde; segno più solo per il baby
Koffi. Praticare il 4-4-2 o il 4-4-1-1 senza certezze sugli esterni
è una sfida persa in partenza, soprattutto se nel pacchetto di
centrocampo mancano potenza e cambio di passo. Il Modena ha
giocatori molto bravi (Pani, Bolaño, Luisi) a giocare in spazi
stretti, ma se il campo si apre la gamba non si inventa. Il mercato
è ancora aperto e qualcosa si può fare, ma più che accanirsi sul
4-4-2 forse Mutti dovrebbe insistere sul modulo di Grosseto: difesa
a tre, cinque uomini in mezzo (compreso Pinardi giocando con due
punte) e due uomini davanti (punta e fantasista o due attaccanti di
ruolo). Antonazzo e Tamburini hanno le capacità di sostenere da
soli il peso della fascia sia in fase difensiva che in quell’o
ffensiva.
Speedy Gatti. Se Mutti pensava che Gatti fosse
uguale a Luisi, Pani e Bolaño forse non lo ricordava bene. Il
neocanarino è un metronomo, gioca la palla di prima, raramente la
tocca due volte ed ha anche il piglio del leader. Non è un caso se
a Grosseto, soprattutto nella ripresa, proprio la gestione del
pallone è stata l’arma che ha permesso al Modena di gelare i
bollenti spiriti dei maremmani e di creare altre occasioni
importanti oltre ai due gol segnati. L’ex napoletano non giocava
una partita vera da tempo, può dare molto di più e può essere l’u
omo in grado di dare un volto alla manovra che finora, soprattutto
in casa, è stata troppo carente. L’intesa con Pinardi è quasi
naturale. Speriamo che Mutti punti su di lui con decisione.