Mutti: «Pronto ad andarmene anche subito»
di Francesco Dondi
Le dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta da Romano Amadei
sul contratto e la gestione tecnica di Mutti sono state solo la
miccia che ha innescato una bomba ad orologeria già pronta ad
esplodere da tempo. E ieri è arrivata la piccata e stizzita
risposta del mister che, ai microfoni di Trc, ha stigmatizzato il
comportamento del patron e si ha sollecitato la società,
eventualmente, ad esonerarlo.
Mister, che voto dà alla
squadra dopo il girone d’andata?
«Direi sei e mezzo, sette. Abbiamo rispettato quello che
era il percorso, seppur con qualche difficoltà di infortuni e
squalifiche. Ci mancano 3-4 punti che hanno provocato questo
patatrac. Ricordiamoci che potevamo averne anche qualcuno in
meno».
Il pubblico ha fischiato, lei si è invece detto tranquillo
perchè questa divergenza?
«Il pubblico è giusto possa farlo. Noi abbiamo ceduto al
Treviso alcuni giocatori di troppo come Pinardi, Luisi, Antonazzo e
Longo. Non mi meraviglio di pareggiare partite del genere, in B ci
sta. Abbiamo preso un gol stupido e alla fine la partita ci poteva
anche sfuggire di mano. Io sono realista, ma è giusto che la gente
pretenda di più: da due mesi ci manca la vittoria».
Amadei ha dichiarato che non apprezza il gioco della
squadra, che a volte invidia chi può fischiare e che il rinnovo del
contratto con lei non ci sarà.
«Penso che certe situazioni siano maturate in base a ciò
che ha fatto anche lui durante l’estate. Non può mettere sulla
graticola il suo allenatore e poi tirarsi indietro. Il rinnovo del
contratto? Quando ne parlammo mi propose la decurtazione dell’i
ngaggio quest’anno e su quello della prossima stagione: è meglio
lasciar stare. E’ una proposta non adeguata alla mia
professionalità».
Arrabbiato?
«Certe cose bisogna manifestarle all’interessato e non
pubblicamente. Ci vuole tatto. Non dimentichiamo che questa squadra
è stata costruita sulle ceneri di quella passata, che si è salvata
all’ultima giornata perdendo anche qualche giocatore. Puntavamo ad
un campionato tranquillo, l’obiettivo che ci eravamo prefissati era
chiudere l’andata a trenta punti, ce ne mancano quattro. Parlare
come ha fatto Amadei significa che abbiamo sbagliato tutto e non è
vero. A me non va che si crei una situazione così pesante sull’a
llenatore e che di conseguenza va di riflesso sul gruppo. Sarebbe
meglio, per la città, i tifosi, la società e la squadra, che si
parli la stessa lingua. Serve più responsabilità anche se il
presidente può uscire talvolta dalle righe, se non gli va bene
cambi allenatore, io vado via anche domani».
Come?
«Certi toni però l’anno passato non si usavano. Eravamo
sulla stessa barca e tutti remavamo dalla stessa parte. Così invece
non mi va».
Quali prospettive per il futuro?
«L’ho detto con la squadra. Noi dobbiamo solo lavorare
senza farci coinvolgere dalle voci. Non ci siamo mai tirati
indietro. Se la società invece vuole fare altre scelte le faccia
subito, non aspetti domani, altrimenti ci si taglia le palle da
soli. Se si vuole lavorare insieme e seriamente si parli una sola
lingua, poi a fine anno ognuno andrà per la propria strada».
(22 gennaio 2008)