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martedì 09.02.2010 ore 23.51
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Mutti: «Pronto ad andarmene anche subito»

di Francesco Dondi
Le dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta da Romano Amadei sul contratto e la gestione tecnica di Mutti sono state solo la miccia che ha innescato una bomba ad orologeria già pronta ad esplodere da tempo. E ieri è arrivata la piccata e stizzita risposta del mister che, ai microfoni di Trc, ha stigmatizzato il comportamento del patron e si ha sollecitato la società, eventualmente, ad esonerarlo.

Mister, che voto dà alla squadra dopo il girone d’andata?
«Direi sei e mezzo, sette. Abbiamo rispettato quello che era il percorso, seppur con qualche difficoltà di infortuni e squalifiche. Ci mancano 3-4 punti che hanno provocato questo patatrac. Ricordiamoci che potevamo averne anche qualcuno in meno».
Il pubblico ha fischiato, lei si è invece detto tranquillo perchè questa divergenza?
«Il pubblico è giusto possa farlo. Noi abbiamo ceduto al Treviso alcuni giocatori di troppo come Pinardi, Luisi, Antonazzo e Longo. Non mi meraviglio di pareggiare partite del genere, in B ci sta. Abbiamo preso un gol stupido e alla fine la partita ci poteva anche sfuggire di mano. Io sono realista, ma è giusto che la gente pretenda di più: da due mesi ci manca la vittoria».
Amadei ha dichiarato che non apprezza il gioco della squadra, che a volte invidia chi può fischiare e che il rinnovo del contratto con lei non ci sarà.
«Penso che certe situazioni siano maturate in base a ciò che ha fatto anche lui durante l’estate. Non può mettere sulla graticola il suo allenatore e poi tirarsi indietro. Il rinnovo del contratto? Quando ne parlammo mi propose la decurtazione dell’i ngaggio quest’anno e su quello della prossima stagione: è meglio lasciar stare. E’ una proposta non adeguata alla mia professionalità».
Arrabbiato?
«Certe cose bisogna manifestarle all’interessato e non pubblicamente. Ci vuole tatto. Non dimentichiamo che questa squadra è stata costruita sulle ceneri di quella passata, che si è salvata all’ultima giornata perdendo anche qualche giocatore. Puntavamo ad un campionato tranquillo, l’obiettivo che ci eravamo prefissati era chiudere l’andata a trenta punti, ce ne mancano quattro. Parlare come ha fatto Amadei significa che abbiamo sbagliato tutto e non è vero. A me non va che si crei una situazione così pesante sull’a llenatore e che di conseguenza va di riflesso sul gruppo. Sarebbe meglio, per la città, i tifosi, la società e la squadra, che si parli la stessa lingua. Serve più responsabilità anche se il presidente può uscire talvolta dalle righe, se non gli va bene cambi allenatore, io vado via anche domani».
Come?
«Certi toni però l’anno passato non si usavano. Eravamo sulla stessa barca e tutti remavamo dalla stessa parte. Così invece non mi va».
Quali prospettive per il futuro?
«L’ho detto con la squadra. Noi dobbiamo solo lavorare senza farci coinvolgere dalle voci. Non ci siamo mai tirati indietro. Se la società invece vuole fare altre scelte le faccia subito, non aspetti domani, altrimenti ci si taglia le palle da soli. Se si vuole lavorare insieme e seriamente si parli una sola lingua, poi a fine anno ognuno andrà per la propria strada».
(22 gennaio 2008)
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