Videopoker truccati, finanziere arrestato
Arrestato finanziere di Vignola: era la “talpa” della banda. Slot-machine truccate tra Modena e Bologna, la Finanza blocca il sottufficiale infedele: 10 in manette. I capi della banda erano bolognesi già denunciati in marzo nel blitz contro il clan dei Casalesi
di Stefano Totaro
Slot machine e videopoker truccati, modificati per frodare lo Stato
e dare guadagno ad una organizazzione criminosa che aveva le sue
radici a Bologna e le ramificazioni nella nostra città e non solo.
Un ispettore della Tenenza di Finanza di Vignola agli arresti
domiciliari, due capi dell’organizazzione (padre e figlio) già
coinvolti nell’operazione di polizia Medusa del marzo scorso che
portò all’arresto di due guardie carcerarie al Sant’Anna che
aiutavano i boss casalesi in carcere a gestire gli affari con le
bische all’esterno (a Carpi e a Castelfranco).
I numeri del maxi blitz della Finanza non si fermano qui: sono in
tutto dieci le ordinanze di custodia cautelare, con una sessantina
di perquisizioni nei confronti di fornitori di apparecchi da gioco,
bar, circoli ed altri esercizi pubblici a Bologna, Modena Ferrara,
Venezia, Vicenza, Padova, Milano, Bergamo, Varese, Messina. La
Finanza ha accertato il coinvolgimento di 10 persone accusate di
associazione a delinquere e di 31 gestori di esercizi pubblici
collegati con il sodalizio criminoso, ubicati nelle province di
Modena, Bologna e Ferrara. E non è finita; l’operazione ha portato
pure alla denuncia di 43 persone oltre alle 10 misure cautelari (3
in carcere e 7 agli arresti domiciliari), al sequestro di 152
apparecchi da intrattenimento, 38 cambia monete, varie migliaia di
gettoni, unitamente a 3 autovetture di grossa cilindrata, 5
personal computer, 6 telefoni cellulari e a due armi irregolarmente
detenute. E ancora è stata trovata e sottoposta a sequestro una
sofisticata apparecchiatura wi-fi, attivabile a distanza, nonche
documentazione contabile ed extracontabile.
Frodi informatiche con le macchinette: l’organizzazione criminale,
attraverso la manomissione di slot machine e videopoker, riusciva a
mascherare i guadagni del gioco e, secondo una prima stima, gli
investigatori calcolano un’evasione al fisco pari a diversi milioni
di euro. Parte degli illeciti proventi, inoltre, veniva riciclata
all’estero. L’associazione era capeggiata da tre bolognesi
sottoposti ad ordinanze cautelari in carcere: Maurizio Maselli, 62
anni, il figlio Gianluca di 31 anni e Gino Corticelli, 50 anni. I
due Maselli sono quelli coinvolti nell’operazione Medusa, nella
quale vennero denunciati per truffa informatica.
Tra gli altri sette componenti dell’organizzazione (agli arresti
domiciliari) figurano un tecnico elettronico addetto alla
progettazione dei sistemi informatici illegali, alcuni incaricati
al recupero delle somme e tre imprenditori le cui società di
apparecchi elettronici fungevano da copertura.
I reati contestati sono: associazione a delinquere finalizzata
alle truffe informatiche aggravate ai danni dell’erario; accesso
abusivo a sistemi informatici, violazione di sigilli. Si è scoperto
che alcuni componenti dell’organizzazione, per risultare puliti
forzavano i sigilli delle macchine sottoposte a sequestro in modo
da sostituire le schede manomesse con quelle legali. Coinvolto nell’
indagine, partita nell’ottobre del 2008, anche un sottufficiale
della Guardia di Finanza di Vignola, L.G., 35enne nativo di
Foligno, che dovrà rispondere del reato di corruzione poichè,
secondo l’accusa, aveva anticipato ad alcuni indagati (gestori di
locali) attività di controllo programmate dagli investigatori nel
Vignolese. Era da un po’ di tempo che la stessa Finanza lo stava
tenendo d’occhio, lo stava “monitorando” e quando ha raccolto gli
elementi necessari lo ha subito arrestato. Quanto ai Maselli sono
risultati già coinvolti in una precedente indagine dove figurano
tra gli indagati soggetti del clan dei Casalesi: in pratica
fornivano apparecchi da gioco a bische gestite da persone collegate
alla camorra. In ogni caso, hanno tenuto a precisare gli
inquirenti, nessun personaggio coinvolto nella presente indagine
risultato avere rapporti con la criminalità organizzata. L’a
ssociazione criminale poteva contare su grandi quantità di soldi.
Lo dimostra il tentativo, da parte di un indagato, di sottrarre all’
organizzazione stessa una somma pari a 300mila euro. Gli sviluppi
di questo episodio hanno portato, lo scorso giugno, all’arresto di
Gianluca Maselli, trovato con un’arma illegale (procurata dal
Corticelli) che doveva essere usata per intimidire o vendicarsi
della perdita dei 300mila euro subita da parte di un affiliato.
(25 novembre 2009)