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giovedì 11.03.2010 ore 14.34
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Videopoker truccati, finanziere arrestato

Arrestato finanziere di Vignola: era la “talpa” della banda. Slot-machine truccate tra Modena e Bologna, la Finanza blocca il sottufficiale infedele: 10 in manette. I capi della banda erano bolognesi già denunciati in marzo nel blitz contro il clan dei Casalesi
di Stefano Totaro
Slot machine e videopoker truccati, modificati per frodare lo Stato e dare guadagno ad una organizazzione criminosa che aveva le sue radici a Bologna e le ramificazioni nella nostra città e non solo. Un ispettore della Tenenza di Finanza di Vignola agli arresti domiciliari, due capi dell’organizazzione (padre e figlio) già coinvolti nell’operazione di polizia Medusa del marzo scorso che portò all’arresto di due guardie carcerarie al Sant’Anna che aiutavano i boss casalesi in carcere a gestire gli affari con le bische all’esterno (a Carpi e a Castelfranco).

I numeri del maxi blitz della Finanza non si fermano qui: sono in tutto dieci le ordinanze di custodia cautelare, con una sessantina di perquisizioni nei confronti di fornitori di apparecchi da gioco, bar, circoli ed altri esercizi pubblici a Bologna, Modena Ferrara, Venezia, Vicenza, Padova, Milano, Bergamo, Varese, Messina. La Finanza ha accertato il coinvolgimento di 10 persone accusate di associazione a delinquere e di 31 gestori di esercizi pubblici collegati con il sodalizio criminoso, ubicati nelle province di Modena, Bologna e Ferrara. E non è finita; l’operazione ha portato pure alla denuncia di 43 persone oltre alle 10 misure cautelari (3 in carcere e 7 agli arresti domiciliari), al sequestro di 152 apparecchi da intrattenimento, 38 cambia monete, varie migliaia di gettoni, unitamente a 3 autovetture di grossa cilindrata, 5 personal computer, 6 telefoni cellulari e a due armi irregolarmente detenute. E ancora è stata trovata e sottoposta a sequestro una sofisticata apparecchiatura wi-fi, attivabile a distanza, nonche documentazione contabile ed extracontabile.

Frodi informatiche con le macchinette: l’organizzazione criminale, attraverso la manomissione di slot machine e videopoker, riusciva a mascherare i guadagni del gioco e, secondo una prima stima, gli investigatori calcolano un’evasione al fisco pari a diversi milioni di euro. Parte degli illeciti proventi, inoltre, veniva riciclata all’estero. L’associazione era capeggiata da tre bolognesi sottoposti ad ordinanze cautelari in carcere: Maurizio Maselli, 62 anni, il figlio Gianluca di 31 anni e Gino Corticelli, 50 anni. I due Maselli sono quelli coinvolti nell’operazione Medusa, nella quale vennero denunciati per truffa informatica.


Tra gli altri sette componenti dell’organizzazione (agli arresti domiciliari) figurano un tecnico elettronico addetto alla progettazione dei sistemi informatici illegali, alcuni incaricati al recupero delle somme e tre imprenditori le cui società di apparecchi elettronici fungevano da copertura.

I reati contestati sono: associazione a delinquere finalizzata alle truffe informatiche aggravate ai danni dell’erario; accesso abusivo a sistemi informatici, violazione di sigilli. Si è scoperto che alcuni componenti dell’organizzazione, per risultare puliti forzavano i sigilli delle macchine sottoposte a sequestro in modo da sostituire le schede manomesse con quelle legali. Coinvolto nell’ indagine, partita nell’ottobre del 2008, anche un sottufficiale della Guardia di Finanza di Vignola, L.G., 35enne nativo di Foligno, che dovrà rispondere del reato di corruzione poichè, secondo l’accusa, aveva anticipato ad alcuni indagati (gestori di locali) attività di controllo programmate dagli investigatori nel Vignolese. Era da un po’ di tempo che la stessa Finanza lo stava tenendo d’occhio, lo stava “monitorando” e quando ha raccolto gli elementi necessari lo ha subito arrestato. Quanto ai Maselli sono risultati già coinvolti in una precedente indagine dove figurano tra gli indagati soggetti del clan dei Casalesi: in pratica fornivano apparecchi da gioco a bische gestite da persone collegate alla camorra. In ogni caso, hanno tenuto a precisare gli inquirenti, nessun personaggio coinvolto nella presente indagine risultato avere rapporti con la criminalità organizzata. L’a ssociazione criminale poteva contare su grandi quantità di soldi. Lo dimostra il tentativo, da parte di un indagato, di sottrarre all’ organizzazione stessa una somma pari a 300mila euro. Gli sviluppi di questo episodio hanno portato, lo scorso giugno, all’arresto di Gianluca Maselli, trovato con un’arma illegale (procurata dal Corticelli) che doveva essere usata per intimidire o vendicarsi della perdita dei 300mila euro subita da parte di un affiliato.
(25 novembre 2009)
 
 
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