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Clima. Così i tagli all'ambiente costano cari al pianeta

L'opinione

Non solo tagli economici all’ambiente con la presidenza americana targata Donald Trump - buona parte dei 54 miliardi di dollari destinati dal nuovo inquilino della Casa Bianca alla sicurezza nazionale sono stati tolti alle politiche ambientali - ma anche un drastico cambio di rotta, e questa è sicuramente la cosa più grave, nelle convinzioni comuni sulle cause dei cambiamenti climatici che affliggono la Terra.

Prima a Detroit durante un incontro con i lavoratori e i sindacati dell’industria automobilistica e poi a Washington dove ha presentato il suo primo piano economico, la legge di bilancio americana, Trump ha confermato la nuova linea politica in materia ambientale declinata attorno allo slogan “America First”, l’America prima di tutto. Annunci che stanno facendo rumore. Come sono state le prime dichiarazioni di Scott Pruitt, nominato da Trump responsabile dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente statunitense, secondo cui il riscaldamento globale non è correlato alle attività umane e all’anidride carbonica che esse portano a sprigionarsi nell’aria.

Un vero e proprio colpo di accetta sugli accordi raggiunti alle conferenze internazionali sul clima di Parigi e Marrakech, Cop21 e Cop22, che inizierà a far sentire il proprio contraccolpo sulle fatiche intraprese a livello globale per combattere riscaldamento globale e inquinamento partendo da casa: il Clean Power Plan dell’amministrazione Obama, che limita le emissioni degli impianti per la generazione di energia elettrica, a questo punto ha le ore contate.

Tuttavia, ciò che maggiormente colpisce è come il programma di Trump si scontri, oltre che con l’opinione pubblica internazionale, anche con quanto reso noto proprio in America dal Noaa, la locale Agenzia oceanica e atmosferica che ha dichiarato come il cambiamento climatico sia determinato dall’aumento di anidride carbonica e da altre emissioni derivanti da attività umane, e soprattutto fa sapere come è assai probabile che le attività dell’uomo siano la causa madre del riscaldamento globale.

Una situazione paradossale, un nonsense teatrale che di fiction, purtroppo, ha ben poco. La realtà, infatti, è ben altra, e cioè che tutti i rapporti delle agenzie specializzate, ultima in ordine cronologico quella europea per l’ambiente, suonano un allarme ormai conosciuto: nel 2016 in Europa l’aumento della temperatura media ha sfiorato il grado (la forbice è tra lo 0,83 e lo 0,89 gradi), l’aumento del 40% dell’anidride carbonica fino ormai a 440 parti per milioni, confermata la stretta correlazione fra le attività umane e le alterazioni climatiche. Cambiamenti climatici che sono fortemente connessi all’inquinamento, altra piaga di questo momento storico mondiale.

Tre milioni di persone l’anno morte per esposizione all’inquinamento nell’aria che respirano dove vivono; solo l’8% della popolazione mondiale respira aria buona, mentre il restante 92% vive in zone dove l’inquinamento atmosferico supera il limite massimo di 25 microgrammi di Pm per metro cubo; Cina (un milione di morti) e India (620mila morti) guidano il triste primato dei decessi annuali causati dall’inquinamento; nel Mondo, all’origine del 94% dei decessi ci sono malattie cardiovascolari, celebrali, bronco-pneumatiche croniche ostruttive, e il cancro ai polmoni, con l’inquinamento dell’aria aumenta anche il rischio di infezioni respiratorie acute, continuando dunque a pesare fortemente sulla salute delle popolazioni più vulnerabili.

Questi dati, elaborati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e resi pubblici pochi mesi fa, sono un colpo di spugna alle visionarie dichiarazioni di Trump, dalle quali è bene che gli Stati firmatari degli accordi sul clima prendano le distanze. Il Mondo è in emergenza. Occorrono linee guida comuni: leggi per ridurre l’inquinamento,

investimenti in tecnologie pulite - a partire dalla mobilità - controllo pubblico. Nello stesso tempo tappiamoci le orecchie e non diamo peso alle farneticazioni sull’ambiente che arrivano dalla voce del presidente americano.

@degirolamoa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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