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Milano, provocò l'esplosione della palazzina: ergastolo a Pellicanò

Provocò la morte dell'ex compagna e di una coppia di vicini

Milano, strage via Brioschi: ergastolo per Pellicanò. La sorella della vittima: "Non perdono" Giuseppe Pellicanò, il pubblicitario che il 12 giugno 2016 provocò la morte della moglie Micaela Masella e di due giovani marchigiani, Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi, nell'esplosione della palazzina in via Brioschi a Milano in cui tutti abitavano, è stato condannato all'ergastolo. "E' stata fatta giustizia - hanno commentato i genitori di Micaela - ma nessuno ci ridarà indietro nostra figlia". "Io non lo perdono" ha affermato la sorella di Micaela, Alessia. "Il suo ergastolo non allevia il mio dolore" ha sottolineato il nuovo compagno di Micaela, Salvo Manganaro.(di Francesco Gilioli)

MILANO. Per aver provocato un'esplosione nel suo appartamento di via Brioschi a Milano, uccidendo tre persone, tra cui la sua ex compagna, Giuseppe Pellicanò è stato condannato all'ergastolo. Si è chiuso cos il processo con rito abbreviato a carico del pubblicitario che, nella notte tra l'11 e il 12 giugno dello scorso anno, svitò il tubo del gas della cucina causando in questo modo, la mattina successiva, uno scoppio letale per Micaela Masella, la donna da cui si stava separando, e anche per i due vicini di casa marchigiani, Riccardo Maglianesi e Chiara Magnamassa. Un verdetto, quello pronunciato dal gup Chiara Valori, accolto senza battere ciglio dal 54enne, che quel giorno causò anche il ferimento delle sue due bimbe di 7 e 11 anni, rimaste gravemente ustionate e affidate ai nonni. Oggi è stata anche dichiarata decaduta la sua potestà genitoriale.

Il giudice ha soltanto escluso l'aggravante dei futili motivi e, accogliendo la richiesta del pm Elio Ramondini, non ha riconosciuto a Pellicanò alcun vizio parziale di mente. Seminfermità che era stata, invece, stabilita da una perizia psichiatrica, disposta in indagini e con incidente probatorio, e nella quale gli autori facevano riferimento ad una forma di "depressione" di cui avrebbe sofferto l'uomo, che viveva ancora in casa con la ex e le loro figlie, e che lo avrebbe portato al folle gesto.

Secondo l'accusa, il pubblicitario, che si trova in carcere da quasi un anno e che dopo l'arresto aveva confessato, invece, "non era infermo di mente" e dal giorno dell'esplosione anzi "ha continuato a dire tante bugie per rimanere impunito". Difeso dai legali Giorgio Perroni e Francesco Giovannini, Pellicanò aveva detto di ricordare solo per fotogrammi quanto aveva fatto, anche a causa degli "psicofarmaci" contro ansia e insonnia che prendeva abitualmente dopo la separazione dalla compagna. Dopo la lettura del dispositivo, i familiari delle vittime sono scoppiati a piangere. Per loro il gup ha stabilito provvisionali per oltre 3 milioni di euro in totale, di cui 800 mila euro per le due figliolette di Pellicanò e Masella, rappresentate dal legale Antonella Calcaterra.

"Non lo perdono", è stato il commento della sorella di Micaela e si sono detti soddisfatti i genitori della donna, assistiti da Franco Rossi Galante. "La sentenza però - hanno chiarito - non ci restituirà nostra figlia". Nella scorsa udienza i genitori della coppia di fidanzati uccisi avevano depositato una lettera per dire che "i nostri ragazzi, vittime indirette di un conflitto maturato in un circuito domestico di cui erano totalmente estranei, sono innocenti in senso assoluto".

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