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Migranti, l'ipotesi sul tavolo del governo: permessi umanitari per "alleggerire" l’Italia

L'opzione all'esame di Minniti: si tratta di uno strumento già usato nel 2011 da Berlusconi per dare a chi sbarca nel nostro Paese la possibilità di muoversi liberamente nell'Unione europea. Da Bruxelles ok al codice per le navi delle ong, ma con regole meno rigide 

ROMA. Il precedente c’è, e per ritrovarlo nella memoria basta richiamare alla mente le immagini delle migliaia di persone, in gran parte giovanissimi tunisini, che nei primi mesi del 2011, sull’onda delle primavere arabe, presero d’assalto Lampedusa, portando l’isola allo stremo. Arrivarono in 20mila, e il governo guidato da Silvio Berlusconi, con Roberto Maroni ministro dell’Interno, corse ai ripari sfruttando la possibilità concessa dalla direttiva europea 55 del 2001: permessi temporanei dopo aver dichiarato lo stato di emergenza umanitaria per dare ai migranti la possibilità di muoversi liberamente dentro i confini dell'Unione europea. Oggi, davanti alla mancanza di solidarietà dell’Europa, l’Italia potrebbe tornare a giocare quella stessa carta, che un articolo del “Times” di Londra definisce «l’opzione nucleare» di Roma mentre a Bruxelles muove i primi passi il codice di condotta per le organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo centrale. Ma Bruxelles, pur dando il via libera al regolamento, corregge al ribasso la proposta italiana e prevede in ogni caso l’ok delle ong alle nuove disposizioni.

A confermare l’ipotesi del quotidiano britannico – che indica la cifra di 200mila visti temporanei – sono stati ieri il vice ministro degli Esteri Mario Giro e il senatore Luigi Manconi, presidente della commissione per i Diritti umani di Palazzo Madama. «È una ipotesi affidabile di cui ho parlato una settimana fa con il ministro dell’Interno Marco Minniti, il quale mi ha detto che verrà esaminata – ha spiegato Giro – ma non è una minaccia verso l’Europa, è uno strumento di persuasione più proficuo». In Europa, sottolinea, «non servono atti di forza, urlare o battere i pugni, ma un duro negoziato. Al momento non abbiamo un forte potere negoziale, ma dobbiamo trovare alleati. Con buona pace di chi invoca atti di forza, non spiegando come si possa fare se non al costo di vite umane».

Manconi ribadisce: «Nessuna minaccia, ma qualcosa di molto più serio, meno velleitario e meno illegale dell’annunciato blocco dei porti». La richiesta, avanzata in prima battuta dal segretario dei Radicali Riccardo Magi, è stata fatta propria da Manconi che, spiega, 10 giorni fa ha consegnato una lettera a Minniti, ottenendo come risposta «che avrebbe preso in seria considerazione questa ipotesi». Ma di numeri, sottolinea il senatore, non si è parlato: «Non so come sia venuta fuori questa cifra – afferma – da me no di sicuro».

Maroni, oggi governatore della Lombardia, che per primo ricorse alla direttiva 55, è tuttavia scettico: «Ci sono due condizioni: la dichiarazione di stato d’emergenza, che il governo non vuole fare. E che tutti i soggetti che beneficiano del permesso di soggiorno provvisorio siano stati identificati, per consentire agli altri Paesi di poter fare verifiche. Ma la maggior parte di quelli che arrivano oggi non vengono identificati, quindi la vedo dura».

Mentre il governo ragiona sui visti temporanei, arriva da Bruxelles il via libera al codice per le ong proposto dall’Italia per regolamentare l’attività delle navi umanitarie che quest’anno hanno portato in salvo il 34% degli oltre 86mila migranti sbarcati da gennaio sulle coste del nostro Paese.

Il “visto” della Ue è arrivato giovedì scorso, 13 luglio, dopo l’incontro a cui hanno preso parte, con la delegazione italiana, rappresentanti di Frontex e della Commissione europea. Il testo definitivo sarà varato in settimana ma, rispetto alla richieste di Roma, la versione iniziale è stata limata. Prevedendo, secondo indiscrezioni, non «obblighi» a carico delle ong, ma più generici «impegni»: «impegni» dunque diventerebbero i precedenti «divieti» di entrare in acque libiche, indicando le eccezioni in caso di emergenza, e l’obbligo di accettare ufficiali di polizia giudiziaria a bordo. Sarebbe stato modificato anche il punto relativo all’obbligo di avvertire il centro marittimo della propria nazione di bandiera in caso di intervento, con obbligo di chiamata solo al centro marittimo di competenza (dunque quello italiano). Il divieto di attraccare nei porti italiani per chi rifiuta di firmare sarebbe stato sostituito da un meccanismo di sanzioni, con la possibilità di vietare l’ingresso alle navi solo in casi eccezionali. Una novità è rappresentata dall’impegno delle ong a recuperare, se possibile, le imbarcazioni utilizzate dai migranti per evitare che siano riutilizzate dagli scafisti. Confermata la necessità di essere trasparenti sui finanziamenti. Sul piano dei rapporti con gli altri Stati membri, invece, dovrà essere risolta con una trattativa nelle prossime due settimane la questione dei porti di sbarco delle persone salvate dalle navi militari dell’operazione Sofia, missione a guida italiana.

Da Berlino, intanto, arrivano le dichiarazioni di Angela

Merkel sui migranti: «Non accetteremo un tetto limite sui profughi» ha detto la cancelliera tedesca, sottolineando di avere «un punto in comune con la Csu nel voler ridurre il numero di rifugiati, ma senza un tetto limite».

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