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L'Apocalisse climatica ignorata da Trump

Le polveri sottili? Sotto il tappeto. Hanno fatto un giro di valzer nei caffè quando infuriava la siccità che in questo 2017 è stata più lunga del solito. Poi ha piovuto, pioggia acidissima, oltre tutto, perché attraversava un’atmosfera gonfia di veleni, e del respiro che ci uccide non parlerà più nessuno fino al prossimo allarme. Un proverbio orientale dice che il saggio indica la Luna, lo sciocco guarda il dito. La differenza è notevole. Come quella tra chi considera i cambiamenti climatici una sventura di là da venire e chi ribatte che abbiamo già il cappio al collo. Ad esempio il rapporto Ispra pubblicato dal National Geographic. Inverni più caldi in Italia di 2,15 gradi, in media, rispetto agli ultimi trent’anni. Più caldo e meno acqua dove c’è sempre stata. E quali sono le reazioni? Trump se ne frega, smarcando l’America che dovrebbe avere un ruolo-guida. In Cina, dove The Donald si trova in questi giorni, l’argomento non viene sfiorato: il combinato disposto comunismo-consumismo impone di produrre a testa bassa turandosi il naso. L’Europa organizza summit, ultimo il Cop23 a Bonn, portando a casa briciole. Intanto anche i negazionisti si convincono che il pericolo c’è.

Un’ottobrata anomala ha armato la mano di piromani vigliacchi. Roghi dolosi hanno stuprato le meraviglie del Creato in Val di Susa e nelle Prealpi lombarde. Cacciatori assatanati si appostavano in attesa che animali di pregio uscissero allo scoperto dai boschi in fiamme, per dire di che cosa è capace l’homo sapiens. I giornali hanno pubblicato le foto del sole malato sopra le cappe di smog a Milano e a Torino. Ci dovrebbero finire i volti di straordinari imbecilli che sguazzano nella tragedia di una foresta annientata e di una fauna in fuga.

Numeri: la concentrazione di anidride carbonica nella quale siamo immersi è pari al 145% rispetto al 1750, il livello più elevato degli ultimi 800mila anni. Lo ha sentenziato il Wmo, massima organizzazione meteorologica mondiale. Il confronto tra epoche tanto distanti svela che il passaggio dai 790 milioni di abitanti sulla Terra prima del boom industriale e i 7, 5 miliardi di oggi ha avuto il suo peso, è chiaro. Ma ci dice anche un’altra cosa: i problemi attribuibili alla crescita si affrontano, il nuovo mondo non lo sa fare.

Nel sermone di Ognissanti il nuovo arcivescovo di Milano monsignor Delpini si è chiesto fino a quando l’umanità evoluta continuerà a farsi del male. Papa Francesco nell’enciclica “Laudato sì” aveva scritto: “Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli… Molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i propri progetti”. Eccolo il più grande dilemma dei nostri giorni: maneggiamo l’arma delle potenti tecnologie, ma non sappiamo calmierare regole di vita che prospettano l’Apocalisse climatica. Scienza e politica si scoprono in antitesi. Considerando la colpevole inerzia degli Stati, alcuni studiosi propongono di raffreddare la Terra con uno scudo di nubi artificiali e di scaricare massicce dosi di ferro nel mare per rigenerare plancton. Soluzioni fantasiose a parte, è ferma la convinzione che la partita dei cambiamenti climatici sia ancora una questione di umana ragionevolezza e di decisionale fermezza. Le energie alternative sono state individuate. La situazione di Sorella Terra non è buona. Nemmeno delle sue creature. Si vive di più perché abbiamo la possibilità di arginare malattie. Sicuri che una sorta di nemesi storica non colpirà le generazioni future a causa delle intemperanze di quelle passate?

Due immagini drammatiche sono finite sui social negli ultimi anni. La prima: nove orsi polari che si fracassano sulle rocce, traditi dal loro amico naturale, il ghiaccio

sciolto lassù in cima al mondo. La seconda: trenta balene spiaggiate in Norvegia perché hanno ingoiato sacchetti di plastica, perdendo l’orientamento. Le avevano scambiate per calamari. La stessa cosa che sta accadendo all’umanità.

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