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In Italia il verde pubblico è ancora poco

I dati dell’Ispra per il ministero dell’Ambiente. Meglio al Nord, ma la percentuale resta bassa. Serve manutenzione

Il verde pubblico, un tempo semplice indice della qualità urbanistica degli spazi costruiti, oggi rappresenta un indicatore dello sviluppo urbano sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. È ormai ampiamente condivisa la consapevolezza che la presenza di spazi verdi aperti può migliorare la salute e contribuire alla qualità della vita, tutelando l’ecosistema urbano, mitigando i rischi dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento e contribuendo alla sicurezza alimentare e idrica: rendendo le nostre città più resilienti. Non a caso la Nuova Agenda Urbana dell’Onu al 2030 inserisce tra gli indicatori chiave per il futuro delle città sostenibili la presenza di spazi verdi, e la Commissione Europea ha lanciato il tema delle infrastrutture verdi.

Simbolo del nostro verde sono gli alberi, ai quali dal 2013 ormai è dedicata una Giornata Nazionale, fissata per ogni 21 novembre. Gli alberi sono ricchezza, salute e spesa sociale, agricoltura, industria del legno, turismo ambientale, ma anche storia e identità.

A giudicare dal rapporto sulla qualità urbana di Ispra – l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del ministero dell’Ambiente – per fotografare la situazione, c’è ancora molto da fare, in quanto nei 116 Comuni capoluogo presi in considerazione, in ben otto su dieci il verde pubblico non incide per più del 5%, con particolare riferimento alle città del sud e delle isole. Tra le città infatti con poca disponibilità pro capite di aree verdi e basso valore anche nella percentuale generale di verde, troviamo L’Aquila, Barletta, Crotone, Enna, Foggia, Isernia, Lecce, Olbia, Siracusa, Taranto e Trani, oltre però anche ad alcuni capoluoghi con alta densità cementizia nel nord, come Genova, Imperia e Savona.

Spiccano con alta densità di verde urbano Gorizia, Pordenone, Sondrio e Trento al Nord, Matera e Potenza al Sud. Le città “più verdi” sono quelle con più alti valori nelle aree protette: Messina, Venezia e Cagliari.

Da segnalare naturalmente che alcune grandi città come Milano, Torino e Roma registrano una discreta percentuale di verde sulla superficie comunale pur venendo certificati valori di disponibilità pro capite medio-bassi in relazione alla popolosità, con la Capitale che risulta essere la città con la maggiore estensione di aree naturali protette (il 30,5%, quasi 400 milioni di metri quadrati), grazie alla presenza di polmoni verdi come Villa Borghese e Villa Pamphili.

Dalla sua istituzione la Giornata Nazionale degli Alberi ha riscontrato interesse da parte dei Comuni: l’84,5% delle città la celebrano piantando nuovi alberi; il 58,6% ha dato il via a campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini per far crescere la cultura del verde, mentre il 24% ha previsto percorsi formativi per addetti alla manutenzione del verde. Un dato, quest’ultimo, la cui crescita

è fondamentale, dal momento che la qualità delle nostre aree verdi non può prescindere dall’efficienza della manutenzione e dall’attenzione dei Comuni verso quelle professioni qualificate a mantenere il nostro ambiente ben tenuto.

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