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Fight/Right, diritti senza confini: in piazza i dannati della globalizzazione

Previsti pullman da Padova, Venezia, Pisa, Bologna, Torino, Napoli e tante altre città italiane per la manifestazione del 16 dicembre che metterà insieme migranti e italiani vittime delle politiche di austerity e dei tagli al welfare

ROMA.  Facchini, studenti, richiedenti asilo, operai, precari, badanti, braccianti agricoli, disoccupati, senza casa: i dannati della globalizzazione saranno in piazza il 16 dicembre per chiedere “Diritti senza confini”. “Sarà una manifestazione popolare – spiega Aboubakar Soumahoro, portavoce della rete di associazioni che ha lavorato per preparare la mobilitazione -, sarà la piazza di chi ha subito le norme di ghettizzazione, le politiche di austerity, che hanno alimentato lo sfruttamento nelle campagne e nelle città”. Secondo gli organizzatori saranno almeno cinquanta i pullman provenienti da tutta Italia: da Napoli a Padova, da Foggia a Pisa, passando per Venezia, Rimini, Bologna, Torino, Milano, ma anche realtà più piccole e dal forte significato simbolico come Lampedusa, Cona, Rosarno e Rignano.

Fight/right - diritti senza confini: in piazza i dannati della globalizzazione Il 16 dicembre richiedenti asilo del centro di Cona, gli studenti delusi dall’alternanza scuola-lavoro, gli operai sfruttati nella filiera della logistica, i braccianti delle campagne pugliesi, i senza casa sgomberati dai palazzi occupati, saranno in piazza a Roma per chiedere “diritti senza confini”. Previsti almeno 50 pullman da altre città italiane, tra cui Padova, Pisa, Venezia, Milano, Torino, Bologna, Lampedusa , Foggia e Rosarno. Il portavoce Aboubakar Soumahoro: “Sarà la piazza degli invisibili, di coloro che hanno subito le norme di ghettizzazione e di chi vive le conseguenze delle politiche di austerity" (di Andrea Scutellà)

Il profugo di Cona: "Nei centri molte persone impazziscono". Negli occhi di Kaba, portavoce del Movimento dei profughi di Cona, brilla la luce della consapevolezza. "Noi siamo qui per parlare dell'essere umano - spiega -, non dei migranti. Per valorizzare l'uomo bisogna avere una coscienza morale, una sociale, politica, economica e culturale. Parleremo della dignità e della libertà. Per questo lanciamo un appello di solidarietà a tutti gli italiani, perché vengano in massa il 16 dicembre a sostenerci". Kaba vive in uno dei centri di accoglienza più grandi d'Italia, che si trova a Cona, in provincia di Venezia, nell'ex base militare di Conetta. Un luogo dove è morta nell'incuria un'ivoriana 25enne, Sandrine Bakayoko, costretta insieme ad altri migranti a vivere ammassata in tende e coperte. Per questo a metà novembre hanno intrapreso una marcia, che da Cona puntava dritta al palazzo della prefettura di Venezia. "Noi dobbiamo vivere in famiglia, per questo motivo abbiamo intrapreso la marcia della dignità a Cona - spiega -. La abbiamo fatta anche per salvare delle vite: non sono ammissibili i morti nel centro, molte persone sono diventate pazze. Non c'è integrazione, non c'è altro che mangiare e dormire lì".

I profughi di Cona: "Siamo più di mille viviamo incastrati come sardine" Oltre mille persone incastrate come sardine in un’ex base militare con un tendone come soffitto, con nessun’altra prospettiva se non quella di dormire e mangiare. È questa la vita al campo di Cona in provincia di Venezia, dove alcuni richiedenti asilo vivono da più di un anno in attesa dei documenti. Testimoniata dalle immagini dall’interno dell’accampamento e raccontata con le vive voci dei migranti protagonisti. Il 16 dicembre saranno in piazza a Roma nell’ambito della manifestazione Fight/right per chiedere diritti senza confini (video Coalizione internazionale sans papiers e migranti)

Lo sfruttamento lavorativo nelle campagne e nelle città. Giwa, bracciante del ghetto di Rignano, dietro il tavolo della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) che gli organizzatori hanno scelto per presentare la manifestazione, non riesce a trattenere le lacrime. Vive da 17 anni in Italia e ha trascorso diverso tempo in una baracca del ghetto. Quando rievoca lo sgombero, il pianto sembra la reazione più naturale. "Da un giorno all'altro ci hanno detto: 'Non potete più stare qui' - racconta -. Io ho dormito per cinque giorni nel grano. Vi prego aiutateci". A fianco a lei c'è Sambare, delegato sindacale per i braccianti. "Ci hanno anche accusato di essere dei caporali - racconta - ma noi vogliamo solo lavorare". Mbarek, invece, ha tutto un altro percorso e viene dalla filiera della logistica del Padovano. "Sabato - chiarisce - sarà un'occasione per diventare visibili, noi deboli, noi immigrati, noi precari, noi soci lavoratori delle cooperative della logistica, ma anche gli italiani che si sono ritrovati in mezzo ad una strada perché non riuscivano più ad arrivare alla fine del mese".

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Gli sgomberati che vivono sotto il portico della Basilica. Tra gli italiani che non ce la fanno più ad arrivare a fine mese c'è Claudio, che dorme dal 10 agosto sotto il colonnato della Basilica di Santi Apostoli a Roma - a due passi dal Campidoglio e da piazza Venezia - accampato insieme ad altre ottanta persone, dopo lo sgombero di uno stabile occupato nella periferia sud di Roma. "Io non voglio parlare di poveri - spiega - ma di impoveriti, perché non si nasce sempre poveri, ma spesso si scivola nell'impoverimento come nel mio caso. Dopo lo sgombero viviamo senza servizi igienici, con il freddo di questi giorni, perché non è soltanto il freddo della notte ma quello di tutto il giorno". Una situazione che va avanti da più di quattro mesi e che domenica 10 dicembre ha dovuto subire l'onta del comizio di Matteo Salvini contro lo ius soli, proprio di fronte al presidio in cui vivono circa una ventina di bimbi stranieri. "Siamo stati sequestrati per più di sette ore - spiega Claudio -, in una piazza che è diventata simbolo della resistenza meticcia, visto che ci sono persone che vengono da tutto il mondo, ci hanno impedito di mangiare e di prendere i pasti che ci portavano".

Salvini a Roma nella piazza dove dormono gli sgomberati: "Una provocazione verso di noi" Circa 40 famiglie dormono da oltre quattro mesi sotto il colonnato della Basilica dei Santi Apostoli a Roma, che si trova nella piazza in cui Matteo Salvini terrà il suo comizio contro lo ius soli. Tecnicamente si trovano in territorio Vaticano e, grazie alla mancata denuncia del parroco, non sono stati sgomberati. Da tempo non hanno notizie da parte del Comune, che ha proposto soluzioni che prevedevano la divisione dei nuclei familiari, un punto su cui gli sgomberati non sono disposti a cedere. Tra di loro ci sono molti stranieri, che vedono nella scelta della piazza da parte di Matteo Salvini una vera e propria provocazione contro di loro. Il Movimento per il diritto all’abitare: “Invitiamo tutti al presidio per sostenerci e alla manifestazione nazionale del 16 dicembre per i diritti di migranti e stranieri” (di Andrea Scutellà)

La richiesta: regolarizzazione per tutti. La piattaforma ha un progetto politico chiaro. "Chiediamo la regolarizzazione di tutti i migranti presenti in Italia, il rilascio di un permesso di soggiorno umanitario per chi ha preso il parere negativo nelle commissioni per il diritto d'asilo, la fine dei Daspo e dei fogli di via, il reddito minimo e un welfare non subordinato ai diktat dell'Europa", spiega ancora Soumahoro. E al pericolo "infiltrazioni" paventato dalla Questura di Roma sui pullman provenienti da altre città, i manifestanti risponderanno con una "scorta legale" di avvocati pronti a far valere i loro diritti. Perché non si ripetano più i fatti del 25 marzo, quando alcuni pullman di manifestanti diretti nella Capitale furono dirottati e bloccati in una questura periferica per tutta la giornata.

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