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Clima, sfida senza appello. Non esiste un pianeta “b”

L’analisi

A Parigi, per celebrare il secondo anniversario degli storici accordi sul clima, Macron ha rilanciato il processo con una iniziativa politica, un convegno internazionale, il One Planet Summit. Organizzato dall’Eliseo in collaborazione con l’Onu e la Banca Mondiale nel sobborgo parigino di Boulogne Billancourt. Dedicato alle proposte di attenuazione e adattamento del cambiamento climatico. Dove sono stati invitati a partecipare i capi di Stato e le pubbliche amministrazioni, ed è stato dato spazio, tanto, alla società civile, dalle ong alle multinazionali.

Hanno aderito all’evento premi Nobel e persino grandi personaggi dello spettacolo come Leonardo Di Caprio e Arnold Schwarzenegger, il politico-imprenditore Michael Bloomberg, ex sindaco di New York. Per discutere il piano delle risorse e gli impegni finanziari “verdi”. I fondi disponibili per le politiche di climate change, stimati intorno ai 400 miliardi di dollari, proverranno per il 20% da finanziamenti pubblici. Mentre, l’80% sarà immesso da grandi gruppi privati. Un budget gravoso, e ancora in parte “fumoso”, che si pone il difficile obiettivo di portare il pianeta fuori dal consumo di energie fossili.

Una visione che Trump ha abiurato e misconosciuto. Il presidente americano si è sfilato da un accordo che vincola, per la prima volta, l’intero globo a impegnarsi a mantenere le temperature atmosferiche inferiori a 2 gradi, soglia indicata dagli scienziati come linea rossa. Emmanuel Macron a differenza del collega alla Casa Bianca ha seguito le orme del suo predecessore Hollande, non rinnegando i risultati, e confermando alla Francia la supremazia diplomatica nelle strategie ambientali. Una vetrina internazionale per il neo presidente francese con aspirazioni bonapartiane, paladino dell’ambiente in perfetto stile Obama.

One Planet è il primo evento dopo la conferenza internazionale Cop23 in Germania, lo scorso novembre. A Bonn, la ong Germanwatch aveva presentato la classifica delle nazioni più colpite dalle conseguenze dei cambiamenti climatici: Haiti, Zimbabwe, Sri Lanka e Vietnam. Ad Haiti hanno dovuto fronteggiare uragani di potenza estrema, 600 i morti, e devastazioni per 4 miliardi di dollari. In Zimbabwe, per via della siccità estrema ci sono stati centinaia di morti e danni per 1 miliardo e mezzo di dollari. Nello Sri Lanka 2 miliardi di perdite, e 99 morti. Infine, in Vietnam, è stata registrata la peggiore siccità dell’ultimo secolo. A cui sono seguite tempeste tropicali che hanno distrutto circa 370mila abitazioni.

Scenari apocalittici che ci riguardano, come conferma la relazione presentata di recente dall’Agenzia europea dell’Ambiente, dal titolo “Adattamento ai cambiamenti climatici e riduzione del rischio di catastrofi in Europa-Rafforzare la coerenza della base di conoscenze, delle politiche e delle prassi”. Un documento in cui viene ribadito che la riduzione degli impatti di eventi atmosferici e climatici pericolosi e l’adattamento ai cambiamenti climatici sono ormai priorità assolute dell’Ue. I dieci principali pericoli per l’Europa vengono indicati infatti nelle ondate di calore, piogge torrenziali, straripamento di corsi d’acqua, tempeste di vento, frane, siccità, incendi boschivi, valanghe, grandinate e mareggiate. E le perdite economiche causate da tali fenomeni e documentate nei 33 Stati membri, dal 1980 al 2016, dunque nell’arco di 36 anni, sono superiori ai 450 miliardi di euro, il 40% causate dalle inondazioni. Solo in Italia i danni sono stati per 64,9 miliardi di euro. A Cop23 simbolicamente venne attribuita alle Isole Fiji la presidenza, una decisione condivisa, un messaggio che voleva sottolineare come i cambiamenti climatici sono una questione prioritaria, di vita o morte.

Una piaga – come dice papa Francesco – da sconfiggere anche in virtù della sua correlazione con la povertà e
lo sviluppo dell’umanità. La bellezza dell’arcipelago delle Fiji è un bene che rischiamo di perdere per sempre. Nel grande manifesto che campeggia fuori la sede di One Planet è scritto a lettere cubitali: Non esiste un pianeta B.

@degirolamoa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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