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L’Europa contro la plastica: nel 2030 sarà riciclabile

Riuso totale solo per gli imballaggi. Limiti anche per i frammenti nei cosmetici Monito dell’Ue: «Se non cambiamo, nel 2050 peserà più dei pesci negli oceani»

Microplastiche, l'emergenza ambientale che dal mare finisce sulle nostre tavole Sono considerate dalle Nazioni Unite una delle sei emergenze ambientali mondiali: sono le microplastiche, quei frammenti inferiori a cinque millimetri che vengono ingerite dai pesci e di conseguenze finiscono sulle nostre tavole, con effetti ancora sconosciuti sulla salute umana. Molti provengono dai cosmetici: il loro utilizzo è stato bandito in Gran Bretagna e Stati Uniti, l'Italia lo farà solo nel 2020. Il progetto Clean Sea Life monitora i prodotti che in Italia usano ancora microplastiche (a cura di Andrea Scutellà)

ROMA. L’Unione Europea muove i primi passi contro lo smisurato mostro di plastica che minaccia l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo e gli alimenti che mangiamo. Più di 150 milioni di tonnellate presenti nei mari e negli Oceani, che si incrementano a un ritmo medio di 8 milioni di tonnellate l’anno, e circa 400 milioni di tonnellate di Co2 generate dalla produzione e dall’incenerimento della plastica in un anno. «Se non modifichiamo il modo in cui produciamo e utilizziamo le materie plastiche, nel 2050 nei nostri oceani ci sarà più plastica che pesci», avverte il vicepresidente della Commissione Ue Franz Timmermans. E gli stessi pesci sono sempre più “plastificati”: con il degrado dei rifiuti più grandi si formano le microplastiche, frammenti più piccoli di cinque millimetri che entrano persino nei tessuti degli animali che li ingeriscono. La scienza ci dice che sono ovunque, anche nell’aria e nell’acqua. Ma non quali sono i loro effetti sulla salute umana.



Per questo la Commissione Ue ha varato la “Strategia sulla plastica”, che prevede di rendere riciclabili al 100% gli imballaggi entro il 2030 e più della metà dei rifiuti totali provenienti dal derivato del petrolio, contro l’attuale 30% delle 25,8 tonnellate prodotte ogni anno. Prevista anche la riduzione delle microplastiche introdotte volontariamente nell’ambiente, perché utilizzate dall’industria cosmetica per i prodotti per la cura del corpo (dagli scrub alle creme, dai dentrifrici ai saponi). In media sono 150mila le tonnellate di frammenti che entrano nei mari dell’Ue ogni anno. Menzionate anche azioni per ridurre la plastica monouso e l’utilizzo di alcune attrezzature da pesca. Infine, la Commissione ha sottoposto al Consiglio e al Parlamento Europeo una direttiva per il trattamento dei rifiuti nei porti.

A livello industriale, si punta a rendere il riciclaggio conveniente per le imprese. «Stiamo gettando le basi per una nuova economia circolare della plastica – ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea per la crescita Jyrki Katainen – e orientando gli investimenti in questo senso. In tal modo contribuiremo a ridurre i rifiuti sulla terra, nell’aria e nei mari, offrendo al contempo nuove opportunità per l’innovazione, la competitività e un’occupazione di alta qualità. È un’occasione per tutti». E per la ricerca e lo sviluppo di nuovi progetti la Commissione mette a disposizione altri 100 milioni di euro.

Soddisfatte solo in parte le associazioni ambientaliste e animaliste. «È un passo importante che però deve tradursi in azioni concrete e proposte legislative coerenti», spiega Legambiente. Anche il Wwf parla di «passo importante per combattere uno dei drammi che caratterizzano la nostra civiltà, ossia la plastica, il terzo materiale umano più diffuso sulla Terra dopo acciaio e cemento» ma «l’orizzonte del 2030 appare un po’ troppo lontano rispetto ad una vera e propria emergenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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