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Fake news, ora la polizia distingue il vero dal falso

Inserito un “bottone rosso” sul sito ufficiale per segnalare la cattiva propaganda. Le autorità pubblicheranno sui loro canali social eventuali smentite e interverranno dove ravvisano un reato. Gabrielli: «Non è Grande Fratello». Minniti: «O così o lasciamo tutto alla giungla» 

Fake news, come segnalarne una alla Polizia postale Inaugurato il "bottone rosso" che permette di chiedere una verifica alla Polizia postale su un contenuto ritenuto falso. Se accertata, la "bufala" verrà evidenziata sui social network della Polizia di Stato e sul sito http://www.commissariatodips.it/. Ai cittadini vittime di contenuti lesivi della reputazione verranno date indicazioni su come richiedere ai social network la rimozione del contenuto (fatto che verrà valutato da ogni piattaforma). In caso di reati, interverranno le autorità.

ROMA. C'è un pulsante rosso che divide il vero dal falso. Gestito direttamente dalla Polizia postale, che dal sito www.commissariatodips.it si propone di raccogliere le segnalazioni degli utenti. A riprova della veridicità del fatto, sul bottone rosso ben visibile nella pagina iniziale del sito, c’è scritto “Segnala online fake news”. Il tutto in piena campagna elettorale, a quarantadue giorni dal voto del 4 marzo.

Come funziona. Funziona così: il cittadino «giovandosi di un’interfaccia web semplice e immediata» potrà «segnalare l’esistenza in rete di contenuti ascrivibili a fake news». L’unico campo da compilare obbligatoriamente è quello dell’email. Si possono segnalare l’indirizzo del sito da cui si è appresa la notizia e il social network di riferimento. Infine, c’è il testo libero per dettagliare la segnalazione. A questo punto il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (Cnaipic) della Polizia Postale prenderà in carico la segnalazione. E cercherà di verificare se esistono smentite ufficiali alla notizia o se «la falsità del contenuto» sia stata «già comprovata da fonti (ritenute, ndr) obiettive».

L’intento è quello di limitarsi «alle notizie manifestamente infondate e tendenziose, ovvero apertamente diffamatorie». È un lavoro che la Polizia Postale già svolge in proprio, tanto sul sito, quanto sui profili social “Commissariato di Ps online” , “Polizia di Stato” e “Una vita da social” . Pochi giorni fa, ad esempio, è stata smentita la notizia (palesemente) falsa dell’assunzione del nipote della presidente della Camera Laura Boldrini a Palazzo Chigi per 8mila euro al mese. E così sarà per le segnalazioni provenienti dagli utenti, pervenute tramite il pulsante rosso. In caso di contenuti lesivi della reputazione, la Polizia postale fornirà al destinatario tutte le indicazioni necessarie per chiedere la rimozione dei contenuti che, però, «dovranno essere valutate dai singoli social network».



La "contronarrazione istituzionale". L’obiettivo, si legge nel comunicato stampa della Polizia, è «quello di viralizzare la contronarrazione istituzionale» contro le bufale già virali. Insomma, le istituzioni non hanno più soltanto una narrazione dei fatti, ma anche una contronarrazione. A chi parla di “Grande Fratello” gestito dal ministero dell’Interno, risponde il capo della Polizia Franco Gabrielli: «Sappiamo che la campagna elettorale è un momento delicato e importante, ma noi intendiamo verificare solo le notizie palesemente infondate, non diremo mai se le opinioni di questo o di quel politico non sono vere. La polizia postale - aggiunge - ha una credibilità maturata in anni di servizio. Nel momento in cui individueremo fake news, gli utenti potranno farci le pulci». Anche il ministro Marco Minniti ha insistito sulla neutralità della polizia. «È importante che sia una forza di polizia ad occuparsi questo servizio - ha spiegato -, anche perché è giustamente gelosa della sua autonomia rispetto alla politica. O non facciamo niente e lasciamo tutto alla giungla, oppure fare qualcosa dentro un quadro di garanzia significa affidarlo alle forze di polizia, in questo caso quella postale, che ha competenza in materia».

Fatti e interpretazioni. In giornata anche il segretario del Pd, Matteo Renzi, è tornato sulla necessità di combattere le «fake news» su quella rete «che è diventata un contenitore politico di rilancio» per «la qualità di vita dei nostri figli». Resta il problema antico di come distinguere i fatti dalla propaganda in campagna elettorale, tempo di menzogne e promesse irrealizzabili per definizione. Soprattutto se, come sosteneva Friedrich Nietzsche oltre un secolo fa, «non esistono fatti, ma solo interpretazioni».

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