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Impresentabili, scontro Pd-M5S

Impresentabili, scontro Pd-M5S

Renzi: «Volete coprire Dessì». Di Maio attacca: «Soldi da Mafia Capitale». I dem: «Quereliamo»

ROMA. Duro scontro Di Maio-Renzi sugli “impresentabili”. Ad aprire le danze è il candidato premier dei 5 Stelle, che pubblica un lungo elenco di nomi e cognomi sul blog del movimento. Sono candidati del Partito democratico e del centrodestra che sarebbero coinvolti in vicende giudiziarie e, dunque, “impresentabili”. L’attacco di Di Maio arriva in risposta a Matteo Renzi, che aveva parlato degli impresentabili pentastellati presenti nelle liste per le prossime elezioni. «Ieri ho sentito dal segretario del Pd un’affermazione infamante del Movimento 5 Stelle: ha infatti detto che abbiamo candidato degli impresentabili nelle nostre liste. Siamo, invece, una forza politica che non solo vieta ai condannati di entrare nelle loro liste, ma anche in molti casi ai semplici indagati. Gli impresentabili li ha candidati questo signore» dice Di Maio, che accusa il centrosinistra di aver «rinnegato» la lezione di Berlinguer sulla questione morale e passa al contrattacco. Lo fa elencando i nomi di “veri impresentabili”. La lista va da Luca Lotti «indagato nel caso Consip», a Umberto Bossi e Roberto Formigoni, passando per Luigi Cesaro, detto “Giggino a’ purpetta” indagato per voto di scambio e Franco Alfieri, il “signore delle fritture” elogiato dal governatore campano perché «sa fare le clientele come Cristo comanda». L’elenco comprende il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, «indagato a Pescara e all’Aquila in un’inchiesta sugli appalti regionali», prosegue poi con il capolista del Pd al collegio plurinominale del Senato in Liguria, «coinvolto nella vicenda dei rimborsi regionali», così come altri quattro candidati nel Lazio. Di Maio ha poi elencato altri tre candidati in Calabria, «rinviati a giudizio nel luglio scorso» e un altro imputato a Roma in un processo «per una storia falsi appalti pubblici».

Una “menzione speciale”, il leader del M5s l’ha dedicata alla sua regione, la Campania, citando «De Luca junior candidato a Salerno» ma, ha spiegato, «siccome segue le orme del padre non solo per quanto riguarda la carriera politica, imputato per bancarotta fraudolenta».

Ce n’è quanto basta per scatenare la dura reazione di Matteo Renzi. «Caro Di Maio, quello che non hai ancora capito è che un avviso di garanzia non è una condanna. Non si diventa impresentabili per un avviso di garanzia o per essere indagati. Perché altrimenti per voi sarebbe un dramma» dice il segretario del Pd, che ricorda ai 5 Stelle gli “indagati” Chiara Appendino, Virginia Raggi e Filippo Nogarin, i tre sindaci 5 Stelle. Ma non solo. Il segretario del Pd accusa Di Maio di voler attaccare i dem solo per coprire il caso Dessì, quello che paga 7,75 euro di affitto per una casa Ater: «Gli hanno fatto firmare un impegno alle dimissioni da un notaio facendo finta di non sapere che un atto del genere non conta nulla ai fini del diritto parlamentare. Ma la sostanza non cambia: chi nel Lazio vota per il Movimento 5 Stelle vota uno scroccone, amico del clan Spada. Punto. Qualcuno può smentire? No, nessuno». Per l’ex premier, impresentabile rimane Dessì, per le sue amicizie. Anche se non ha avvisi di garanzia.

Ma lo scontro non si ferma. In serata arriva la reazione ancora più aspra del capo politico del Movimento 5 Stelle: «Renzi ci dice che noi abbiamo candidato nelle nostre liste un amico degli Spada. Rispondo io: ma lo dici proprio tu che hai preso i soldi da Buzzi per la campagna elettorale. Lo dici tu che ha preso i soldi da Mafia Capitale per le Europee? » . Parole

che scatenano la dura replica del tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi, che pensa alla querela: «Quel ragazzo non sta bene, è disperato. Rinunci all’immunità parlamentare e risponda in tribunale delle accuse false e infamanti che lancia contro il Pd».

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