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Borsa. Trump mediti sulla crisi, il sistema non funziona

L'opinione

Il consistente calo della Borsa degli Stati Uniti ha riportato l’attenzione degli operatori di finanza e degli economisti sulla possibilità di un esplodere di quella che molti considerano una bolla e della conseguente crisi. Certamente guardando al passato i timori non paiono infondati.

Dato che l’economia statunitense negli ultimi cinquanta anni ha registrato ben 9 crisi, quasi una ogni quinquennio, e sono trascorsi quasi dieci anni da quella del 2007-2008, non parrebbe infondato vederne vicina un’altra. Tanto più se si considera che i valori delle azioni rispetto agli utili sono a livelli notevolmente più elevati di quelli in precedenza registrati.

Gli ottimisti, tra i quali spicca un editoriale dell’autorevole Financial Times, ritengono che aggiustamenti siano naturali e che l’economia mondiale sia in un trend di crescita e con inflazione sotto controllo.

Un altro autorevole quotidiano, il New York Times scrive: «La caduta dei prezzi delle azioni si è ripercossa in tutto il mondo nonostante in ogni continente vi sia crescita e i tassi d’interesse siano ovunque a livelli minimi o quasi. Negli Stati Uniti è stata approvata una riforma fiscale che ridurrà in modo consistente le tasse sulle imprese e il presidente Trump ha con enfasi sottolineato che gli elevati livelli dei mercati borsistici sono una prova di prospettive economiche in miglioramento».

Purtroppo il presidente Trump poco può fare oltre a parlare con un linguaggio che spesso fa temere conflitti con non piacevoli conseguenze. Anche non volendo non considerare gli insegnamenti dettati dall’esperienza storica, i timori di una possibile crisi vengono rinforzati dal fatto che i tassi d’interesse sono piuttosto bassi e questo rende difficile l’intervento delle banche centrali per contrastare una possibile crisi, anche se come le stesse – in particolare quella europea guidata da Mario Draghi – hanno mostrato di saper inventare soluzioni del tutto innovative rispetto a quelle tradizionali.

Un ostacolo non facilmente superabile alla loro azione, tuttavia, è rappresentato da una crescente tendenza da parte di aziende e famiglie all’aumento del risparmio rispetto a investimenti e consumi. Volendo essere ottimisti non si deve dimenticare che tale ostacolo potrebbe essere scavalcato con un ricorso alla spesa pubblica.

Un autorevole economista come Martin Feldstein suggerisce lavori pubblici e, forse per far piacere a Trump, difesa. Questo, per altro, aumenta il debito

creando presupposti per altri guai futuri a danno delle nuove generazioni che già devono affrontare le conseguenze dei mutamenti tecnologici. In sostanza è impossibile fare i profeti. Si può e si deve studiare come mutare un sistema che non funziona.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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