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La diversità cinquestelle un principio insostenibile

La diversità cinquestelle un principio insostenibile

L'opinione

Dall’uomo qualunque al partito qualunque? Lo scandalo sui “rimborsi” sembra riportare, ancora una volta, il M5S al cospetto della propria nemesi politica.

Qualsiasi leadership tende ad imborghesirsi, a staccarsi dal resto della società: a diventare una casta, chiusa. Lo scriveva Robert Michels, nel formalizzare la sua nota Legge ferrea dell’oligarchia, secondo la quale «chi dice organizzazione dice oligarchia». Il sociologo tedesco (poi diventato italiano) scriveva ad inizio Novecento, descrivendo la parabola dei partiti socialisti. Sottolineava come gli uomini del popolo - in quel caso il popolo delle classi subalterne e operaie - tendessero, ineluttabilmente, a trasformarsi in élite.

Cento anni più tardi, la rivoluzione del M5S è sicuramente diversa, rispetto alla rivoluzione proposta dal movimento socialista (trasformatosi in partito di massa): del tutto scollegata da una visione classista della società, priva di un preciso fondamento ideologico. Anch’essa, tuttavia, si propone(va) di rimettere il potere politico nelle mani del popolo. In questo caso, il popolo delle “persone normali”: cui restituire, direttamente, il compito di decidere, attraverso la democrazia della Rete; o da portare all’interno delle istituzioni, per “sostituirsi” ai rappresentanti. L’estraneità ai circuiti del potere e l’inesperienza avrebbero garantito la moralità del cittadino nel Palazzo. Il limite alla durata delle carriere parlamentari gli avrebbe impedito di trasformarsi in professionista della politica: di “diventare casta”.

Ciò nondimeno, il Palazzo impone le proprie logiche. E sembra farlo in modo molto più rapido di quanto Grillo e Casaleggio avessero immaginato. Non è un caso che questi nodi vengano al pettine proprio nel momento in cui gran parte della classe politica pentastellata si accinge al passaggio tra primo e secondo mandato: l’ultimo, secondo le regole interne. Nel momento in cui si accelera quel percorso di normalizzazione analizzato da Filippo Tronconi in un articolo di prossima pubblicazione su South European Society and Politics.

La presenza nelle istituzioni e l’assunzione del governo come orizzonte comportano una crescita della complessità interna: la creazione di un apparato, provvisto di ruoli e gerarchie. Il potere si burocratizza e si centralizza. Il capo ha bisogno di forgiare il “proprio” partito. Anche a costo di scegliere figure che si sono “contaminate” con la casta dei partiti. O personalità provenienti dall’altra casta: quella dei giornalisti. Persino, come abbiamo appreso in questi giorni, di includere soggetti affiliati a qualche loggia massonica.

Nel frattempo, l’esperienza nel Palazzo sembra avere “cambiato” il cittadino-eletto. Scopriamo, allora, che anche i parlamentari Cinquestelle, come tutti i cittadini “normali”, hanno momenti di «difficoltà personale», come dichiarato dal deputato veneziano Emanuele Cozzolino. Hanno una famiglia, o almeno un fidanzato addetto ai bonifici che, in ossequio al principio della totale trasparenza, «registra tutto» (come nel caso di Giulia Sarti). Scopriamo che qualcuno ritiene le regole ingiuste. Addirittura, che la politica costa e tremila euro non bastano per fare il parlamentare, come dichiarato dal senatore Maurizio Buccarella. Scopriamo che qualcun altro era “tentato” dall’idea di un terzo mandato, come si dice dell’europarlamentare David Borrelli: ex-fedelissimo della Casaleggio uscito dal M5S per dare vita a un nuovo movimento.

L’obiezione che si tratta di poche «mele marce» - prontamente espulse - e che il M5S - a differenza degli altri partiti - ha già «restituito» tanto è sicuramente fondata. Ma non fa che evidenziare, in modo plastico, come il principio della “diversità grillina” sia, alla lunga, insostenibile. Destinato, anzi, a creare un

continuo cortocircuito. Se i soldi dati alla politica sono soldi “rubati” ai cittadini, davvero i cittadini Cinquestelle “rubano” ciò che, in fondo, è loro? O sono invece vittima, anch’essi, della Legge ferrea della casta?

@fabord

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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