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IL COMMENTO 

La pace del calcio nel nome di Astori

Per lui hanno chiuso il Colosseo, riposto le mazze e le lance dell’ignoranza. Per lui sono usciti dall’arena e si sono abbracciati anche i gladiatori  dell’odio che popolano le curve, quelli con un “pollice verso” sempre in faccia all’avversario, mai rivale e sempre nemico. Il peggior calcio non  potrà certo cambiare in tre giorni ma quel che si è visto a Firenze apre il cuore alla speranza

Per lui hanno chiuso il Colosseo, riposto le mazze e le lance dell’ignoranza. Per lui sono usciti dall’arena e si sono abbracciati anche i gladiatori dell’odio che popolano le curve, quelli con un “pollice verso” sempre in faccia all’avversario, mai rivale e sempre nemico. Per lui hanno pianto tutti e si sono abbracciati come fratelli tifosi che normalmente si disprezzano e forse hanno cominciato a capire che il calcio è quel che è, o meglio quel che dovrebbe essere: un gioco.

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La tragedia di Astori e quelle morti nel calcio senza un perché

Morire a trent’anni come può morire chi si avvicina ad averne cento è una cosa enorme, difficile da accettare. Se poi quel trentenne è un calciatore, apparentemente sano, controllato ogni giorno, lo shock supera ogni comprensione e apre uno squarcio sui timori che non si possa aver fatto abbastanza per scongiurare questa tragedia



Non illudiamoci che possa durare a lungo ma intanto proviamo a pensare che una cosa così non si era mai vista, almeno di recente. Abituati come eravamo a brutti esempi, tipo gli sputi del 2008 al vicepresidente del Milan Adriano Galliani da parte dei tifosi della Roma durante i funerali del presidente giallorosso, Franco Sensi, peraltro abilmente minimizzati dalla stampa romana preoccupata di non inimicarsi il tifo più becero.

Per rendere meno lieve una morte inaccettabile come quella di un ragazzo di 31 anni, proviamo a pensare che il sacrificio di Davide Astori possa davvero rappresentare l’inizio di una svolta. La strada da percorrere è lunga, il capo della polizia Franco Gabrielli ha rivelato che «la presenza di personaggi con precedenti penali nelle curve spesso arriva al 25 per cento» e gli episodi di imbecillità diffusa si rincorrono con preoccupante regolarità. Dai cori pro Vesuvio, Heysel o Superga fino agli adesivi con Anna Frank in maglia giallorossa, passando per risse e violenze varie, la sottovalutazione del clima da Colosseo è drammaticamente evidente. Il calcio non ha mai saputo o voluto liberarsi da questa morsa mefitica, sfruttando il corner di una giustizia sportiva pavida e inadeguata. Confidando poi sulla complicità della disinformatija della regia unica della Lega calcio che occulta il peggio e sull’aiuto di alcuni conduttori tv di popolari trasmissioni pallonare che i buu razzisti li degradano sempre a goliardia.

Il peggior calcio non potrà certo cambiare in tre giorni ma quel che si è visto a Firenze apre il cuore alla speranza. Di fatto è uno spot del bello anche per una società devastata dalle divisioni: piazza Santa Croce strapiena di gente che non aveva il dovere di esserci ma che ha sentito il bisogno di testimoniare la propria vicinanza ai genitori, ai fratelli, alla compagna e alla bambina di Astori. Fino alla notte prima a migliaia erano stati in coda a Coverciano per un passaggio nella camera ardente, ora sono lì a piangere una persona che avevano visto giocare e apprezzato come uomo ancor prima che calciatore.

Anche l’Europa intera che lo omaggia con minuti di raccoglimento e commozione sincera è la migliore testimonianza di quanto un ragazzo come Davide abbia saputo ben seminare. Prendete la Juventus, reduce dalle fatiche di Wembley, una partita epica finita quasi a notte fonda. Eppure quei ragazzi sentono il bisogno di viaggiare senza dormire per fare in tempo ad abbracciare per l’ultima volta il compagno di nazionale e rivale di mille sfide. Prendete le lacrime in inglese di Giorgio Chiellini, uno aspro sul campo quanto tenero in quel momento nel dire «come si fa a dedicare solo la vittoria a uno come Davide». Quando la Juve arriva in piazza, fischi e insulti di sempre diventano applausi e abbracci. Chiellini si avvicina ai tifosi delle prime file, stringe mani, conforta per come può, l’allenatore Allegri saluta con il volto rigato di lacrime, Buffon risponde alla folla con cenni di ringraziamento.

Per qualche giorno tutti sono stati capaci di dimenticare polemiche sul Var, strumentali tentativi di cancellarlo, accuse su vittorie scippate e anche peggio. Per carità, il calcio non è fioretto e neanche scacchi: è un gioco rude che però da tempo si combatte sugli spalti e nel dopo-partita come se la sfida fosse lì. Chiudendo per qualche giorno il Colosseo, si è visto quanto sia facile non tanto amarsi quanto rispettarsi. Il buon Bruno Pizzul, che oggi compie 80 anni, dopo essersi scusato in anticipo perché è pur sempre di una morte che si sta parlando, avrebbe detto che «è tutto molto bello». Proprio così, se dobbiamo dare un senso a una vita strappata nel fiore degli anni, questo è il modo migliore.

twitter: @s_tamburini

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