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L’intesa tra due pontefici che riscrive la storia

Il commento

«È solo frutto di stolto pregiudizio pensare che Francesco non sia in continuità col mio pontificato». Mai Joseph Ratzinger – sia da cardinale che da Papa – si era espresso con parole tanto severe, taglienti e chiare. Frase, per di più, scritta in difesa di Jorge Mario Bergoglio, il primo Pontefice argentino che 5 anni fa, il 13 marzo 2013, fu eletto al Soglio di Pietro col nome di Francesco prendendo il posto dello stesso Ratzinger che aveva rinunziato al papato dopo aver guidato la Chiesa per 8 anni, raccogliendo la pesante e lunga eredità di Giovanni Paolo II, il Pontefice dei 27 anni di pontificato.

Dopo 5 anni di sostanziale silenzio, Benedetto XVI scende simbolicamente in campo per mettere a tacere tutte quelle voci – in gran parte sollevate da ambienti clericali conservatori e persino da qualche cardinale contrario all’opera riformatrice di papa Bergoglio – che hanno cercato di contrapporlo al suo successore. Tentativi – tutti puntualmente andati a vuoto – che però hanno evidentemente turbato non poco il mite Joseph Ratzinger, che alla soglia dei 91 anni (li compirà il 16 aprile prossimo), si è simbolicamente munito dell’arma a lui più congeniale, la parola, per demolire una volta per tutte quanti hanno cercato di elevarlo a una sorta di critico contraltare all’attuale pontificato.

Una difesa che – al di là del suo pur importante e appassionato apprezzamento per le quotidiane “fatiche” di papa Francesco – è dotata di una portata storica che non può non aver preso in contropiede quanti, credenti e non credenti, cristiani e non cristiani, hanno a cuore le vicende della Chiesa cattolica, perché mai un Papa in carica finora era stato pubblicamente difeso e appoggiato dal suo predecessore ancora vivente. La tragica fine di Celestino V, il Papa che oltre 8 secoli fa si dimise, lo dimostra ampiamente. Come pure le vicende altrettanto tragiche a cui andarono incontro gli altri pochi pontefici che nei primi secoli di vita del cristianesimo furono costretti ad abbandonare la Navicella di Pietro.

Con Ratzinger è stato tutto diverso e tutto si è svolto in perfetta armonia, anche se, onestamente, non tutti ancora dentro e fuori il Vaticano sono pienamente consapevoli del “perché” l’11 febbraio 2013 annunciò, parlando in latino, ai cardinali riuniti in Concistoro che il 28 febbraio successivo avrebbe rinunziato al papato, dichiarando subito “piena, convinta e fraterna obbedienza” al nuovo Pontefice. E così è stato.

Eppure non sono stati pochi i “gufi” che in questi ultimi 5 anni hanno tentato di spargere zizzania tra i due pontefici. Purtroppo anche qualche cardinale, specialmente tra quei porporati dei Dubia (i dubbi) contrari alle aperture pastorali sulla famiglia varate da Francesco, che hanno cercato, invano, di coinvolgere nella loro “guerra” antibergogliana anche papa Ratzinger.

Tentativi andati a vuoto, ma che ora, proprio in occasione del quinto anniversario del pontificato di Bergoglio e del ritiro in monastero dell’emerito Benedetto XVI, vengono sepolti con una lettera che Ratzinger ha scritto al prefetto della Segreteria per la comunicazione, l’arcivescovo Dario Edoardo Viganò, che l’ha ricevuta in occasione della presentazione della collana “La Teologia di Papa Francesco”, edita dalla Libreria Editrice Vaticana (Lev), illustrata ieri a Roma presso la Sala Marconi della Radio Vaticana. «Plaudo a questa iniziativa – scrive Benedetto XVI nella lettera – che vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi».

Per il Papa emerito «Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica». Altrettanto significativo il giudizio sull’opera

pastorale di Bergoglio («C’è continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento»). Dopo queste parole si placheranno gli animi di chi punta a mettere l’uno contro l’altro i due pontefici? Chissà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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