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Rifiuti: risorse e riciclo le strategie dell’unione

L’analisi

Nuovi passi in avanti verso l’approvazione definitiva del Pacchetto europeo di misure sull’economia circolare, dopo che nei giorni scorsi la Commissione Envi del Parlamento europeo – commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare – ha approvato il dossier contenente le nuove direttive sui rifiuti.

Un percorso iniziato due anni fa e che puntava ad aggiornare quattro direttive e a dotare l’Unione europea di un quadro organico di riferimento per le politiche di riciclaggio e uso efficiente delle risorse. Gli argomenti oggetto della discussione sono stati i nuovi obiettivi di riciclo di rifiuti urbani e imballaggi e i limiti ai conferimenti in discarica per i Paesi membri.

Il voto definitivo in Assemblea plenaria del Parlamento sul pacchetto è previsto invece per metà aprile, quando saranno passati poco più di due anni dalla presentazione delle proposte messe originariamente a punto dalla Commissione europea nel dicembre del 2015. Le nuove Direttive quindi saranno vigenti e i Paesi membri avranno 24 mesi per recepirle. Un percorso lungo e tortuoso, che fa comprendere quanto sia farraginosa l’attuale governance Europea.

I contenuti dei testi delle direttive sono molto cambiati nelle tre versioni. Partiamo dai target di riciclo dei rifiuti urbani. Se nella versione del Parlamento si fissava infatti l’obiettivo al 70% entro il 2030, e nella proposta originaria della Commissione il target era 65% al 2030, l’accordo siglato prevede invece un più prudente 65% al 2035.

Ridimensionati anche i target sugli imballaggi: il Parlamento chiedeva infatti l’80% entro il 2030, la Commissione proponeva il 75% al 2030, mentre l’accordo si ferma invece al 70%. Quanto alla riduzione dei conferimenti in discarica, i parlamentari chiedevano un tetto del 5% al 2030, mentre la versione proposta dalla Commissione Juncker fissava al 2030 un target massimo del 10%. Il Consiglio ha scelto il 10% al 2035. Non ancora chiaro infine l’accordo sul delicato tema della “responsabilità estesa del produttore”. La Commissione chiedeva una standardizzazione dei criteri a livello europeo e una maggiore copertura dei costi delle raccolte differenziate da parte delle imprese produttrici di imballaggi.

I target riguardano la quota di raccolta differenziata su rifiuti urbani e da imballaggio e un obiettivo, sempre per i rifiuti urbani collocati in discarica, entro il 2035. L’accordo prevede anche una metodologia comune per calcolare i progressi compiuti, requisiti più severi per la raccolta differenziata, requisiti minimi per la responsabilità estesa del produttore. Si tratta di un regime che prevede un contribuito dei produttori alla raccolta di beni usati, lo smistamento e il loro trattamento per il riciclaggio.

Gli Stati in ritardo sulle varie tappe potranno contare su una flessibilità di cinque anni. Dal 2025 la responsabilità estesa del produttore, le misure per responsabilizzare i produttori su raccolta, smistamento e trattamento per il riciclaggio di beni usati, sarà obbligatoria per tutti gli imballaggi.

Il Piano di azione invece prevede tra le altre cose: finanziamenti per oltre 650 milioni di euro provenienti da Orizzonte 2020 e per 5,5 miliardi di euro dai fondi strutturali; azioni per dimezzare i rifiuti alimentari al 2030; sviluppo di norme di qualità per le materie prime secondarie al fine di aumentare la fiducia degli operatori nel mercato unico; misure nell’ambito del piano di lavoro 2015-2017 sulla progettazione ecocompatibile per promuovere la riparabilità, longevità e riciclabilità dei prodotti, oltre che l’efficienza energetica; una strategia per le materie plastiche nell’economia circolare, che affronta questioni legate a riciclabilità, biodegradabilità, presenza di sostanze pericolose nelle materie plastiche.

Un accordo a 360 gradi quindi, ben lungi ancora dall’essere rifinito, ma che

si propone di essere una locomotiva trainante per lo sviluppo economico dei Paesi europei, che dalla messa in atto delle nuove norme non hanno che da guadagnarci, dal punto di vista economico e ambientale.

@degirolamoa

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