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Il nuovo "Pater noster" ennesima grana del Papa

L'opinione

Non c’è pace per i vescovi italiani che – tra i tanti problemi a cui devono far fronte per aiutare, in particolare, le fasce più deboli del Paese, secondo le precise indicazioni date da papa Francesco – ora stanno “litigando” anche sulla nuova traduzione della più importante preghiera cristiana, il Pater Noster. Non sanno, sostanzialmente, come mettere in pratica le raccomandazioni fatte dal pontefice lo scorso dicembre quando chiese alle conferenze episcopali nazionali di «rivedere, perché sbagliati» i versi della preghiera insegnataci da Gesù – il Padre Nostro – là dove si chiede al Signore di «non indurci in tentazione», in parole povere di non farci cadere nel peccato.

Parole bollate da Francesco come «errate e fuorvianti» perché è «impensabile» che la «causa dei nostri peccati sia da addossare a Dio, nostro Padre». Un palese errore di traduzione che – a detta del Pontefice – erroneamente presenta Dio come un padre cattivo che fa cadere nelle tentazioni i propri figli. Da qui, l’invito rivolto ai vescovi delle conferenze episcopali a correggere le versioni nelle varie lingue nazionali («In Francia e in Spagna lo hanno già fatto», precisò il Papa) magari sostituendo le parole «non indurci» con un più corretto «non farci cadere in tentazione».

Al Consiglio permanente della Cei di gennaio all’ordine del giorno – seguendo proprie le sollecitazioni di papa Bergoglio – era stata inserita la presentazione della nuova traduzione del Pater Noster nell’ambito della riedizione del nuovo rito della consacrazione del Messale. Ma non se ne fece nulla «per contrasti sorti sulla traduzione»; e la presentazione del nuovo testo, riveduto e corretto, venne fatta slittare a fine anno, «salvo possibili sorprese perché la spaccatura tra i vescovi è troppo netta», rivela un membro del Consiglio permanente Cei, che dal 19 marzo è tornato a riunirsi per pianificare l’Assemblea generale in programma a maggio. Ma, ovviamente, del nuovo Pater Noster nessuno fa cenno. «Se ne parlerà nei prossimi mesi, ma non facciamone un dramma», ha tagliato corto il segretario generale della Cei, Nunzio Galantino.

In realtà, il problema esiste. Nel parlamentino episcopale da mesi è in corso un duro braccio di ferro di carattere semantico perché si sono divisi sulle parole da usare nella nuova versione. Si contrappongono due “partiti”, uno favorevole a cambiare il verso contestato in «aiutaci, Padre, a non farci cadere in tentazione» (fortemente appoggiato, tra gli altri, dal vescovo Bruno Forte, noto biblista, e molto vicino a papa Francesco e al papa emerito Benedetto XVI); e l’altro in «non abbandonarci alla tentazione», su cui si battono non pochi presuli. «Ma sarebbe un errore gravissimo chiedere a Dio di non abbandonarci, perché un Padre non abbandona mai i suoi figli», nota monsignor Forte, secondo il quale la traduzione più «corretta e più rispettosa della tradizione è “aiutaci a non farci cadere nelle tentazioni” perché è naturale che un figlio si rivolga al proprio Padre per essere supportato in momenti difficili». Tesi respinta da una parte consistente del Consiglio Cei orientato comunque a varare una traduzione condivisa da tutti. «Presentare un episcopato spaccato e in crisi persino sul Pater Noster sarebbe vergognoso e deleterio e non ci faremmo una gran bella figura», si è lamentato, senza nascondere preoccupazione e sconcerto, un alto ecclesiastico.

Alla fine, il consiglio episcopale ha deciso di rinviare la decisione a fine anno per dare la possibilità a e traduttori, biblisti e liturgisti di trovare una traduzione del Pater Noster in grado di accogliere le richieste del Papa e mettere pace tra i vescovi italiani, che si stanno scontrando – rivela il vescovo di Ancona Tommaso Valentinetti – anche sulla nuova versione del Rito della consacrazione dell’Eucarestia, cuore della Messa, dove la nuova traduzione dovrebbe invitare a pregare per il sangue di Cristo «versato per tutti gli uomini

e tutte le donne», contrariamente a come viene recitato nella versione più recente in cui si parla di «sangue versato per molti». Ma non per tutti. Papa Francesco, intanto, segue preoccupato lo scontro semantico esploso ai vertici Cei.

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