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In manette l’ad di Audi

Dieselgate, il manager è accusato di frode dalla procura di Monaco di Baviera

MILANO. Il dieselgate produce un altro dei suoi effetti e porta all’arresto, in Germania, di Rupert Stadler, amministratore delegato di Audi e membro dei consiglio di gestione della capogruppo Volkswagen.

Il manager, accusato dalla procura di Monaco di Baviera di frode e di aver prodotto documenti falsi, è stato fermato per il rischio, ravvisato dal pubblico ministero, di occultamento delle prove.

La misura colpisce il primo produttore mondiale di automobili che, solo pochi giorni fa, ha accettato di pagare una multa da un miliardo comminata dalla procura di stato di Braunschweig (Brunswick) nell’ambito dello scandalo che lo ha costretto ad accantonare in questi anni 27 miliardi per richiami di veicoli, sanzioni e procedimenti giudiziari in 55 paesi con in testa le autorità tedesche e statunitensi.

È negli Usa che il dieselgate è scoppiato a settembre 2015, quando l’Agenzia ambientale degli Stati Uniti (Epa) ha accusato Volkswagen di aver montato su milioni di automobili un software per truccare i risultati dei test anti-inquinamento.

I dati falsi sulle emissioni dei motori diesel hanno già portato all’arresto di diversi manager, seppur non al livello di Stadler, e all’uscita di scena dell’amministratore delegato di Volkswagen, Martin Winterkorn, incriminato negli Usa, così come i suoi successori.

Quanto a Statel, 55 anni, dal 2007 ceo di Audi, ha sempre sostenuto di non sapere niente dello scandalo e ha continuato ad avere l’appoggio dai maggiori soci della casa madre, le famiglie Porsche e Piech.

Gli è stato confermato l’incarico per altri cinque anni e sono state ampliate le sue responsabilità nella fascia Premium: si tratta del segmento dove è leader il marchio da lui guidato, che dà il maggior contributo ai risultati del gruppo di Wolfsburg.

Ora con l’arresto e lo scivolone del titolo Vw alla borsa di Francoforte (-2, 16% a 154, 2 euro) si attende che entro lunedì il consiglio di sorveglianza nomini un altro amministratore delegato al posto di Stadler.

Secondo indiscrezioni di stampa potrebbe assumere l’interim Bram Schot, attuale responsabile vendite e marketing di Audi, non coinvolto nel dieselgate.

La procura di Monaco sta indagando da tre anni e, a fine maggio, ha fatto perquisire gli uffici e le abitazioni di Stadler e di un altro manager a Ingolstadt dove ha sede Audi.

All’inizio di giugno l’agenzia federale dell’auto ha poi ordinato il richiamo di sessantamila modelli A6 e A7 dopo la scoperta di dispositivi che falsavano i livelli delle emissioni su strada.

«Appena

venuti a conoscenza delle anomalie è stata immediatamente bloccata la commercializzazione» aveva spiegato Audi, in quella circostanza, in una nota, aggiungendo di mettersi «a disposizione di un update del software o di qualsiasi disposizione proveniente dalle autorità competenti».

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