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La casa di Nadia Cavalera diventa un foyer culturale

Oggi alla biblioteca Estense la presentazione del libro "Corso Canalchiaro 26"

 MODENA. Una vita nel segno della letteratura per Nadia Cavalera. E il suo libro "Corso Canalchiaro 26" (Marsilio, pp. 268, euro 24) raccoglie interviste, saggi, interventi apparsi, per la maggior parte, su "Bollettario", la rivista che nasce da un lungo rapporto epistolare, 20 anni fa, con il poeta Edoardo Sanguineti. Il titolo del volume fa riferimento alla strada e al numero civico della casa della studiosa, diventata anche redazione della rivista e, quindi, luogo d'incontro con poeti, scrittori, critici.  Un libro che porta ad una riflessione pubblica, oggi alle 17, alla Biblioteca Estense, con la presentazione di Francesco Muzzioli, docente alla Sapienza di Roma, l'intervento di Fausto Curi, dell'Universitá di Bologna, che traccerá un ricordo di Sanguineti. Del grande poeta parlerá anche la Cavalera, soffermandosi sui legami che egli ha avuto con "Bollettario" di cui è stato fondatore e direttore. E' l'occasione per esporre diversi numeri della rivista, nonché lettere e cartoline inedite di Sanguineti, e per l'autrice del libro di rinnovare la memoria di quell'esultanza che ha accompagnato irripetibili esperienze di comunicazione poetica e il riconoscimento di un sentire comune. L'attenzione di studiosi e intellettuali gravita su quella casa del centro storico, ad un centinaio di metri dal Duomo. E la Cavalera non si sottrae ad un bisogno conoscitivo di un ampio sapere, ad intensi scambi che il volume puntualmente registra. Ed ecco un'intervista a Luciano Anceschi, la nascita del Gruppo 93, osservazioni sull'opera narrativa di Nanni Balestrini, su Guido Guglielmi "autentico italiansista per l'avanguardia", ma anche su Gherardo Colombo "apostolo di legalitá". E la riflessione continua sul Duomo di Modena nel "medioevo presente", sulla scrittura "tra realismo e allegoria", sulla "difficile arte delle donne" in una dominante cultura nutrita di atavico maschilismo, sul no alla guerra sempre e comunque. «Il "Bollettario" non è - sostiene Franco Ferrarotti nell'introduzione
- un bollettino. Dice di più, molto di più di quanto promette il titolo. Lo documenta con la cronaca che si storia. Individuale e sociale si tengono, per così dire, per mano». E soprattutto in questo volume c'è un richiamo forte alla letteratura che non è affatto morta e neppure moribonda.

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