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Carpi, termina l'occupazione con un corteo di 500 studenti

Si è conclusa a Carpi l'occupazione delle scuole per la protesta contro la riforma Gelmini. Un corteo di cinquecento ragazzi ha sfilato per le vie del centro

Si è chiusa ieri, con un corteo, la tre giorni di mobilitazione degli studenti carpigiani contro la Riforma Gelmini. Circa 500 ragazzi dei quattro istituti superiori cittadini hanno sfilato per le vie del centro intonando cori e mostrando striscioni contro il disegno di legge ora alla Camera, confluendo poi in Piazza Garibaldi per un sit-in ed un dibattito finale tra curiosità ed interesse. Dopo due giorni di occupazione ed autogestione, la protesta degli studenti si è spostata nelle vie del centro. Partito alle 9 dal Vallauri dopo l'autorizzazione da parte della questura, il corteo, cui hanno preso parte circa 500 studenti, ha attraversato Via Peruzzi e Via Catellani, giungendo poi in Piazza Garibaldi. Molti gli striscioni preparati ed esposti dai ragazzi in risposta ai tagli a scuole ed Università previsti dal disegno di legge attualmente in discussione alla Camera. Al corteo, organizzato dai rappresentanti del Vallauri, hanno preso parte studenti di tutte le scuole, in una atmosfera allietata dai cori intonati dai ragazzi durante tutto il tragitto. Presenti, in posizione defilata, anche diversi professori, vicini ai ragazzi e coinvolti in prima persona dai tagli. Mediante la manifestazione gli studenti intendevano innanzitutto sensibilizzare la cittadinanza alle tematiche riguardanti listruzione pubblica. «Nei giorni scorsi, durante le lezioni informative ed i dibattiti cui abbiamo partecipato a scuola, - dice uno studente del Vallauri - siamo venuti a conoscenza di quanto previsto dalla Riforma. Ora possiamo rendere tutta Carpi partecipe. In gioco c'è non solo il nostro futuro, ma anche e soprattutto quello delle nuove generazioni». Molta la curiosità suscitata tra i passanti, i quali non hanno mancato di esprimere il proprio sostegno. «E' bello vedere dei giovani che lottano per il proprio futuro, - dice una signora in Via San Francesco - la scuola pubblica va sostenuta, non tagliata». «Vedo ragazzi tranquilli - dice un altro signore - manifestano civilmente, quindi hanno il mio sostegno». Una volta in Piazza Garibaldi, il corteo si è tramutato in sit-in, e per quasi due ore gli studenti hanno discusso degli aspetti più controversi della Riforma: «Nel 1990 i finanziamenti alla scuola ammontavano al 10,3% della spesa pubblica, nel 2008 solo al 9,3%, - dice dal megafono Asia Pozzati, del Vallauri - 80 miliardi di euro in meno che hanno significato meno attrezzature, meno personale e classi più affollate. Ora, questi ulteriori tagli distruggeranno ciò che resta della scuola pubblica, trasformando anche listruzione in una cosa per ricchi». «I fondi destinati all'istruzione pubblica diminuiscono costantemente - aggiunge un altro - così le tasse scolastiche e le rette universitarie aumentano a dismisura. Giustificano tutto con la crisi e la necessità di contenere il debito pubblico, ma nel frattempo la spesa militare aumenta incontrollata, e anche i finanziamenti alle scuole private sono raddoppiati». Positivo il bilancio della tre giorni di mobilitazione, superiore, nelle parole dei rappresentanti studenteschi, alle aspettative: «Con queste proteste abbiamo dimostrato che noi giovani non siamo come ci descrivono i media - spiega Giulia Paltrinieri, rappresentante del Vallauri ed in prima fila nell'organizzazione del corteo di ieri - Gli studenti hanno partecipato in massa alle attività organizzate nei giorni scorsi, e nemmeno oggi si sono tirati
indietro, nonostante fosse sabato e potessero tranquillamente scegliere di rimanere a casa». La mobilitazione, comunque, non si ferma qui. Domani è in programma una assemblea d'istituto al Meucci, mentre martedì a protestare saranno gli insegnanti, che sciopereranno durante la prima ora di lezione.

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